Come la pittura ha raccontato gli eventi che tra il 1859 e il 1861 hanno portato l’Italia alla conquista dell’indipendenza e dell’unità nazionale di cui nel 2011 verrà festeggiato il 150° anniversario. E’ il tema della mostra “1861. I pittori del Risorgimento” visitabile sino al 16 gennaio alle scuderie del Quirinale a Roma.
L’esposizione presenta opere di alcuni dei maggiori artisti dell’epoca, da Filippo Liardo a Umberto Coromaldi, per arrivare ai lombardi Francesco Hayez, Giuseppe Molteni, Domenico e Gerolamo Induno, Eleuterio Pagliano e Federico Faruffini, ai rappresentanti dell’avanguardia macchiaiola toscana (Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Odoardo Borrani) e agli esponenti della scuola napoletana Michele Cammarano e Giuseppe Sciuti. La loro lettura di quegli ormai lontani avvenimenti ha privilegiato una commossa rappresentazione dell’adesione popolare a quanto stava accadendo rispetto a una più scontata e retorica celebrazione. La collettiva permette anche di confrontare, per la prima volta, due monumentali dipinti di Giovanni Fattori e Gerolamo Induno: entrambi, pur con linguaggi diversi, hanno reso omaggio agli scontri più importanti spostando l’attenzione dagli aspetti militari a quelli maggiormente ideali.
Proprio di Induno, che partecipò al conflitto di Crimea, è la celebre tela “La battaglia della Cernaia”, lavoro di grande respiro narrativo con attenzione ai dettagli e alle descrizioni dei particolari. Come altri presenti in questa iniziativa: “La partenza dei coscritti”, “L’imbarco a Quarto” e “La battaglia di Magenta”. Da parte sua, Fattori, pur non prendendo parte direttamente alla seconda guerra d’Indipendenza, seppe rendere, probabilmente più di ogni altro, la dimensione epica e umanitaria del Risorgimento realizzando capolavori artisticamente assimilabili alle più belle pagine di “Guerra e pace” di Lev Tolstoj. Invece nella produzione di Pagliano, Faruffini e Cammarano, che si sono avvalsi del confronto con la fotografia, si può ammirare un impressionante realismo che ispirò successivamente l’immaginario cinematografico di registi come Alessandro Blasetti e Luchino Visconti. I dipinti presentati al pubblico fanno rivivere anche i fatti rivoluzionari del 1848, il mito delle Cinque giornate di Milano e della Repubblica Romana (con il dipinto “Trasteverina colpita da una bomba” di Induno ricomparso un paio d’anni fa e ora messo in mostra per la prima volta dalla “Galleria nazionale d’arte moderna” della capitale), la dura vita militare, l’epopea dei Mille, il mito delle camicie rosse e la figura di un eroe alternativo quale Giuseppe Garibaldi. Ma anche le delusioni di Villafranca e dell’Aspromonte, drammaticamente ritratte dai fratelli Induno, nei dipinti che costituiscono una delle ultime tappe della collettiva. Ma sono forse “Lo staffato” e “Lo scoppio del cassone” di Fattori le opere emblematiche di questo periodo, una sorta di simbolo delle inquietudini di quegli anni, e forse il più vero monumento ai caduti. (Marco Fornara)
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