(Marco Fornara) – “Winter’s Bone”: è la pellicola di Debra Granik la vincitrice del 28° “Torino film festival”. Così ha deciso la giuria presieduta da Marco Bellocchio. Protagonista di quest’opera, che si era già aggiudicata il gran premio della giuria al “Sundance Film Festival”, è Jennifer Lawrence che, per la sua interpretazione-rivelazione, è più volte stata segnalata come possibile candidata all’Oscar. Intanto ha ottenuto anche il riconoscimento come migliore attrice alla pari di Erica Rivas (“Por tu culpa”, dramma al femminile serrato come un thriller).
In “Winter’s Bone” viene raccontata una storia ambientata nel rurale Missouri dove una 17enne gestisce la fattoria di famiglia e si prende cura dei fratelli minori a causa della depressione che ha colpito la madre. Il padre, coinvolto in una vicenda di spaccio di droga, impegna l’edificio per pagarsi la cauzione e uscire di prigione: sparirà nel nulla. Ma se l’uomo non si presenterà al più presto in tribunale, la casa verrà confiscata. La ragazza, spinta da disperazione e forza di volontà, si muove da sola, tra l’indifferenza e l’ostilità dell’intera comunità, alla ricerca del genitore.
Il premio, assegnato all’unanimità, è stato consegnato stasera a Marideth Sisco e Jonathan Scheuer, rispettivamente consulente per le musiche e produttore del film. Il direttore della rassegna, Gianni Amelio, nell’annunciare la vittoria del lungometraggio americano, si è concesso una battuta: “Sia Sisco sia Scheuer ono rimasti a Torino. Forse avevano lo stesso “sospetto” manifestato dal critico Roberto Nepoti…”. Che pochi minuti prima aveva detto che “Winter’s Bone” era “il suo personale pronostico e quello di parecchi altri“.
Due i premi speciali assegnati dalla giuria. Uno a “Les signes vitaux” di Sophie Deraspe, storia di una giovane che, dopo la morte della nonna, lascia l’università per dedicarsi a tempo pieno all’assistenza dei malati terminali; ma il suo gesto altruistico ha un lato oscuro che rischierà di farle perdere anche un grande amore. Il secondo è toccato a “Las marimbas del Inferno” di Julio Cordon, mentre migliore attore è stato proclamato Omid Djalili per “Infedele per caso” che racconta la crisi d’identità di un tranquillo padre di famiglia musulmano che all’improvviso scopre di essere stato adottato da genitori ebrei: un’acida commedia sugli stereotipi culturali. E ancora: premio del pubblico per il miglior film a “Henry” di Alessandro Piva, un noir incentrato su due fidanzati, due poliziotti un tempo amici e una guerra tra gang che si combatte in una Roma notturna e inedita. Tra i tanti, assegnato anche il premio Cipputi che aveva in giuria anche Altan: è stata scelta, come miglior opera sul mondo del lavoro, “Las marimbas del Inferno”. Così la motivazione: “Confondendo impercettibilmente i piani della realtà e della finzione in una struttura narrativa originale e di grande forza emotiva, è stata documentata la vera storia di un suonatore di marimba, struggente nella sua ostinazione e nella sua capacità di adattamento. Una sapiente miscela di dramma e humor che diventa paradigma di ciò che la trasformazione del lavoro sta provocando in moltissime professioni: dove l’esito è incerto, ma forse non ci sono altre strade per continuare a vivere”.
Ma non è solo tempo di premiazioni, ma anche di bilanci. I biglietti emessi sono stati 17.651 contro i 13.233 del 2009. Gli incassi sono aumentati di oltre il 15 per cento: a venerdì sera era stata raggiunta la cifra di 166mila euro.
WINTER’S BONE
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