Naufragio con spettatore, l’affascinante universo di Parmiggiani. A Parma

Una mostra in due sedi, entrambe nel centro storico di Parma, a cinque minuti a piedi l’una dall’altra. “Naufragio con spettatore”, omaggio a Claudio Parmiggiani, [...]

Una mostra in due sedi, entrambe nel centro storico di Parma, a cinque minuti a piedi l’una dall’altra. “Naufragio con spettatore”, omaggio a Claudio Parmiggiani, è visitabile sino al 16 gennaio nella chiesa di San Marcellino, che anche grazie a questa iniziativa uscirà dall’oblio in cui era immersa, e al palazzo del Governatore, recentemente restaurato e convertito in luogo d’esposizione.

Conclusa questa personale, curata da Sylvain Amic, il complesso di piazza Garibaldi ospiterà in modo permanente una delle famose “Delocazioni” dell’artista di Luzzara, una scultura d’ombra, come l’autore la chiama, creata attraverso l’uso della polvere, del fuoco e del fumo: una riflessione sul tema del passare del tempo nelle sue tracce visibili. Intorno, una quindicina di opere, una per stanza, diverse delle quali realizzate per questa occasione. Sono le “stazioni” di un intenso percorso spirituale.

Tra i maggiori protagonisti del panorama internazionale del secondo dopoguerra, formatosi all’istituto di Belle arti di Modena e nello studio bolognese di Giorgio Morandi, Parmiggiani ha fatto la scelta di un volontario esilio dalle “scene” italiane: il suo ostinato silenzio dura ormai da oltre quarant’anni. Una presa di posizione di una radicalità pressochè unica. E lontano da gruppi e movimenti, ha saputo sviluppare un linguaggio innovativo, personale e allo stesso tempo profondamente universale. Un viaggio nel profondo, alla ricerca dell’assoluto, ma anche di ciò che l’uomo ha di umile. I “suoi” materiali sono la polvere, la cenere, la pietra, il vetro, l’acciaio e il marmo, che, assemblati, fanno nascere immagini insolite che sembrano stranamente familiari. Per il pubblico, le occasioni d’”incontrare” il suo lavoro, che costeggia tanto l’arte povera quanto quella concettuale, non sono frequenti. E spesso espone un numero limitatissimo di opere, a volte una soltanto. Anche questa mostra, voluta dal Comune di Parma, non fa eccezione. E’ l’ennesima tappa di un itinerario iniziato nel 1965 alla libreria Feltrinelli di Bologna dove presentò dei calchi in gesso dipinti (“pitture scolpite” le aveva definite). Era la prima volta che succedeva nell’ambito delle neoavanguardie. E poi i mappamondi e le carte geografiche accartocciate (“Atlante”) del 1970, vere antitesi delle certezze del mondo fisico, i pavimenti di una galleria cosparsi di pigmento giallo che irradiava una luce abbacinante, e i labirinti di cristalli infranti simili a città devastate da una violenta esplosione. Invece è del 2000 “Il faro d’Islanda”, opera solitaria e luminosa che s’innalza in mezzo ai ghiacci nel territorio più desertico dell’isola, mentre di quest’anno è un intervento in San Giorgio in Poggiale a Bologna con un affresco dipinto a fuoco nelle tre specchiature dell’abside e l’imponente “Campo dei fiori” al posto dell’altare maggiore. Info Iat 0521.218889, www.turismo.comune.parma.it. (Marco Fornara)

Claudio Parmiggiani: senza titolo. Foto di Claudio Abate

Claudio Parmiggiani: Scultura d'ombra 2010

Claudio Parmiggiani: Sogno di Marcellino 1977

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