Due dei suoi figli, Tony e Allegra, si sono accomodati tra il pubblico. C’erano anche loro, l’altra sera, all’apertura della retrospettiva dedicata all’americano John Huston nell’ambito del “Torino Film Festival”. All’Ambrosio è stato proiettato “Giungla d’asfalto“. “E’ difficile per me parlare di questo film – ha ammesso Tony - perchè non ero ancora nato quando l’ha realizzato“.
Regista, attore e sceneggiatore, Huston è morto nel 1987 a 81 anni. E’ sepolto all’Hollywood Forever Cemetery, in California,
il cimitero delle celebrità. Nel corso della sua carriera ha ottenuto 13 nomination agli Oscar e ne ha vinti due entrambi con “Il tesoro della Sierra Madre” per la migliore regia e la migliore sceneggiatura. E se è troppo lunga la sua cinematografia per poter comprimere in qualche riga il “peso” che quei titoli hanno avuto nella storia della settima arte, l’unica sintesi possibile è una parola: classico. John Huston è il cinema classico, il luogo dove ogni storia diventa universale.
Fu il talento dimostrato nello scrivere “Una pallottola per Roy” nel 1941 – la pellicola del salto di qualità di Humphrey Bogart – che gli consentì di dirigere il suo primo film, “Il mistero del falco” del 1941, diventato un cult movie per almeno tre generazioni di cinefili nonostante l’assenza, eccezion fatta per lo stesso Bogart, di divi nel cast. Gli venne poi affidata un’opera ad alto costo, “In questa nostra vita” con Bette Davis. Seguirà “Agguato ai tropici” con gran parte degli interpreti de “Il mistero del falco”. Richiamato alle armi, al seguito delle forze alleate, Huston girò tre documentari di propaganda bellica, di cui uno in Italia, durante la seconda guerra mondiale. Tornato in patria, si dedicò alla trasposizione cinematografica proprio del pluripremiato “Il tesoro della Sierra madre” e dell’”Isola di corallo” sempre con protagonista Bogart. Nel ’50 fu la volta di “Giungla d’asfalto”, da molti giudicato il suo capolavoro, ma altrettanto successo ebbero “La regina d’Africa”, “Moulin Rouge” e “Moby Dick la balena bianca”.
Nel 1960 toccò a “Gli spostati” con Marilyn Monroe, Clark Gable e Montgomery Clift. Per i primi due, questo film sarà l’ultimo, i due attori andranno subito dopo incontro ad una prematura scomparsa. Nel ’66 il produttore Dino De Laurentiis affidò a Huston (che indossò i panni del patriarca Noè) il kolossal “La Bibbia” basato sulla Genesi che però, a fronte degli enormi investimenti, si rivelò un mezzo fallimento.
Del ’72 è invece “Città amara” dedicato al mondo del pugilato visto dalla parte dei perdenti, mentre nel ’74 recitò in “Chinatown” di Roman Polanski. E dopo “L’uomo che volle farsi re”, ecco “Fuga per la vittoria” del 1981 e “L’onore dei Prizzi” (’85). Tra i suoi più grandi amici c’era proprio Bogart: fu Huston a leggere il discorso funebre in suo onore, dopo il rifiuto di Spencer Tracy che temeva di emozionarsi troppo.
E al teatro Regio sempre venerdì sera si è tenuta l’inaugurazione ufficiale del “Torino Film Festival” con lo struggente “Contre toi”. Il tutto in un’atmosfera deluxe con abiti da sera e tacco 12 delle donne. Studenti e immigrati hanno approfittato della passerella di vip per far sentire le loro ragioni. E il direttore della rassegna, Gianni Amelio, prima di presentare la regista Lola Doillon, ha evidenziato: “Il nostro cinema non deve morire a causa dei tagli“. (Marco Fornara)
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