Itinerari del week end. A Città della Pieve sulle tracce del Perugino

In molti, è facile immaginarlo, Città della Pieve hanno imparato a conoscerla dalla fiction di Canale 5 “Carabinieri“. Potere della televisione. Ma certo è che [...]

In molti, è facile immaginarlo, Città della Pieve hanno imparato a conoscerla dalla fiction di Canale 5 “Carabinieri“. Potere della televisione. Ma certo è che questa città rinascimentale che domina la val di Chiana, e che ha dato i natali al Perugino, racchiude al suo interno davvero un’infinità di spunti per una visita di un week end.

Provenienti dalla provincia di Terni lungo la ex statale Umbro-Casentinese-Romagnola, nella zona dell’ospedale s’incontrano le chiese del Beato Giacomo Villa e di Santa Maria dei Servi con la “Deposizione dalla Croce” proprio del Perugino. Percorsa via Roma, ci s’incammina in via Vittorio Veneto per ammirare palazzo Orca e la ex chiesa di Sant’Anna (sconsacrata nel

Perugino, Adorazione dei magi

1901) e, nella successiva piazza Matteotti, la chiesa del Gesù e la Rocca costruita nel ’300 in corrispondenza della cinta muraria, di fianco alla porta Perugina. Si sbuca quindi in largo della Vittoria con la chiesa di San Francesco, caratterizzata da una facciata del ’200, e l’oratorio di San Bartolomeo. Sulla parete di fondo è presente un affresco, raffigurante la crocifissione, conosciuto anche come “Il pianto degli angeli”, del senese Jacopo di Mino del Pellicciaio. Attraverso viale Icilio Vanni, si giunge infine alla chiesa e al monastero di clausura di Santa Lucia (dell’ordine delle clarisse, è stato istituito nel 1252)  e, a due passi, alla chiesa seicentesca di Santa Maria della Ripa.

La prima parte del tour è finita. Ci si dirige allora, ripresa via Vittorio Veneto, verso piazza Plebiscito con la cattedrale dei santi Gervasio e Protasio che, realizzata dove sorgeva l’antica pieve dell’ottavo secolo, ha subito continue trasformazioni. Del 1738 è l’elegante campanile addossato al luogo di culto che al suo interno custodisce due capolavori del Perugino: “Battesimo di Cristo” e “Madonna in Gloria e Santi”. Situata accanto alla sacrestia, è una raccolta d’arte dove sono conservate anche urne cinerarie etrusche, parati, affreschi staccati e tele. Sullo slargo, si affaccia palazzo Bandini (la famiglia che ebbe la signoria di Città della Pieve tra ’400 e ’500), e, all’angolo con l’attuale via Roma, in antico via Vecciano, s’innalza la casa della famiglia del Perugino: sulla facciata nel 1923, quarto centenario della morte del pittore, è stata posta una lapide. Guardano su questa piazza anche il neoclassico palazzo Cartoni e, proprio davanti alla cattedrale, il palazzo della Corgna, senza dubbio la più rilevante tra le dimore del borgo. Pochi passi e si è in piazza Gramsci. Su un lato la torre civica eretta nel secolo XII con forme stilistiche del romantico lombardo, e sull’altro il palazzo dei Priori della prima metà del Trecento. Scendendo da via Garibaldi e da piazza XIX Giugno, si approda al palazzo della Fargna costruito intorno al 1740 e attuale municipio. Antistante allo stabile, il teatro degli Avvalorati. E dopo largo della Vittoria, è la volta di palazzo Baglioni (datato 1780 con tratti quasi neo rinascimentali) e, sul limite delle mura, della chiesa di San Pietro con un’altra opera del Perugino, “Sant’Antonio abate tra i santi Marcello e Paolo eremita”.

A questo punto si deve rientrare nel cuore di Città della Pieve, famosa anche per il Palio dei Terzieri di agosto. Appena prima della cattedrale, si svolta in via Vannucci per scoprire in rapida successione casa Canestrelli, tipica abitazione pievese del ’300; palazzo Giorgi-Taccini del 1820, ma con una facciata ispirata a un classicismo neocinquecentesco con suggestioni palladiane; e l’oratorio di Santa Maria dei Bianchi che sin dal Duecento fu sede della “Compagnia dei disciplinati“. Conserva l’affresco del Perugino raffigurante “L’adorazione dei Magi“. E ancora: la chiesa di Santa Maria dei Bianchi con una facciata che risente sia del gusto rococò che di quello neoclassico; il seicentesco palazzo vescovile; e il pozzo di origine medioevale, profondo 32 metri e largo tre, la cui sorgente è collegata, con un acquedotto sotterraneo, alla fontana delle Cannelle. Imboccata via Santa Maddalena, ecco l’omonima chiesa realizzata da Andrea Vici nel 1780 con un campanile in stile barocchetto, e sulla parete di sinistra una crocefissione del senese Jacopo di Mino del Pellicciaio. Poco dopo, il seminario (oggi sede del liceo scientifico) e la chiesa di San Luigi. Lì vicino, tornando verso piazza Plebiscito, s’incrocia il vicolo Baciadonne, una delle vie più strette d’Italia, sorta probabilmente a causa di una lite tra confinanti. In un punto, la larghezza è di appena mezzo metro. In fondo, si gode di una splendida veduta sulla Chiana Romana e il Cetona. Ultima tappa, una deviazione verso porta Fiorentina: appena fuori la chiesa di Sant’Agostino (metà del ’200). Proprio da questa porta sino alla torre del vescovo, così come fra la porta Santa Maria e la Rocca, sono ancora presenti tracce della cinta muraria della metà del ’200.

LA PAUSA PRANZO

Per rifocillarsi, completato il giro, a Città della Pieve non mancano le specialità gastronomiche. Come antipasti si può scegliere tra la panzanella, la schiacciata con la cipolla, la torta di Pasqua con il formaggio, il bico con il prosciutto o con la verdura, e i crostini di interiora di pollo; per i primi tra minestra di pane, di fagioli o di ceci, pancotto, cappelletti in brodo, lumbrichelli al sugo di nano o all’aglione, pappardelle con la lepre e polenta con le puntarelle di maiale e i funghi; per secondi e contorni lumache in umido, fagioli con le cotiche, lepre, fegatelli, trippa e frittata con cipolle; e come dolci frittelle di riso, strufoli, pane dei terzieri e cavallucci. (Marco Fornara)

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