Terrae Motus, un nuovo allestimento per la collezione che fiorì sulle macerie

La cultura come elemento salvifico rispetto ai disastri della natura, la cultura che consente al sentimento di solidarietà di diventare azione concreta e restare metafora […]

La cultura come elemento salvifico rispetto ai disastri della natura, la cultura che consente al sentimento di solidarietà di diventare azione concreta e restare metafora di rinascita; aiuto e non solo supporto morale. Quando ancora i concertoni benefici non erano nati, nel 1980, anno del terribile terremoto d’Irpinia, il gallerista napoletano Lucio Amelio partì da questa convinzione per mettere assieme “Terrae Motus” quella raccolta di arte contemporanea rimasta un caso unico nella storia italiana. Amelio, scomparso nel 1994, non fece altro che chiamare alla leva  i “suoi amici” e invitarli a produrre qualcosa da donare a quella terra, la sua terra ferita: Warhol, Haring, Beuys, Gilbert & George, Tony Craigg, Schifano, Paladino, Pistoletto…un lungo elenco di nomi che hanno fatto la storia del ‘900, erano questi gli amici di Lucio Amelio.

Si doveva rispondere all’evento catastrofico - scrisse il gallerista napoletano – c’era tanta energia nell’arte, tanta energia da potersi contrapporre a quella scatenata dalla Terra“.

Keith Haring (photo courtesy Soprintendenza di Caserta e Benevento)

Donata al palazzo Reale di Caserta per vincolo testamentario, la mostra di 71 opere ha trovato collocazione definitiva nel palazzo vanvitelliano nel 1993 dopo essere stata a Villa Campolieto nel 1984 (Ercolano, Napoli) ed in tour al Grand Palais di Parigi nell’87 ed al museo di arte contemporanea di Boston nell’83. E qui si potrebbe aprire una lunga parentesi polemica, perché l’eccezionale collezione è stata ben poco valorizzata. Ma da oggi si prova a cambiare registro, almeno così vogliamo salutare il nuovo allestimento di Terrae Motus che  s’inaugura  negli appartementi reali di quello che è uno dei palazzi più belli del mondo. “Terrae Motus trent’anni dopo. Attualità di una collezione”, nel nome di Lucio Amelio e dei “suoi amici artisti” un nuovo messaggio salvifico in una terra dove i terremoti non sono mai finiti.

Andy Warhol (photo courtesy Soprintendenza di Caserta e Benevento)

Diversi gli allestimenti di Terrae Motus che si sono succeduti in questi anni, l’ultimo nel 2004 a cura di Achille Bonito Oliva ed Edoardo Cycelin per il decennale della scomparsa di Amelio. Il nuovo allestimeno del trentennale, collocato in spazi più ampi del precedente arriva con l’intento di produrre una pura e semplice rilettura della collezione e delle singole opere. “E’occasione per celebrare –  dice Paola Raffaella David – soprintendente delle province di Caserta e Benevento –  non solo gli eventi dell’epoca, ma per rievocare anche metaforicamente quel terremoto nell’arte che la Collezione a suo tempo rappresentò nel contesto napoletano (e non solo aggiungiamo noi) dell’arte contemporanea”.

Un insieme che rappresenta una delle più rilevanti collezioni di arte pubblica in Europa e che oggi sarebbe impossibile; perchè sarebbe impossibile per lo Stato sostenere la spesa per la sua realizzazione.

Scrive Gianni Mercurio, curatore della mostra assieme alla soprintendente David “Ricordare Terrae Motus a 30 anni di distanza vuol dire prendere atto della lungimiranza e dell’intuito visionario di Lucio Amelio, […] per renderne possibile la realizzazione, Amelio si è spogliato dell’abito del gallerista, seppure atipico quale egli è stato, per vestire quelli del collezionista. E da buon collezionista aveva una visione positiva dell’esistere: muovendo dal presupposto che l’arte è un valore da proteggere nel tempo, considerava la propria raccolta una traccia che insieme all’opera avrebbe tenuto in vita anche la memoria di chi l’aveva salvata“.

Negli appartamenti reali della Reggia il percorso si snoda lungo sentieri geografici per sottolineare l’internazionalità della raccolta e con essa la partecipazione profonda di queli artisti, autentici protagonisti della storia dell’arte, che il gallerista riuscì a coinvolgere in un confronto su un tema che non smette mai di essere attuale: il dramma del sisma.

La nascita della collezione è un racconto a sé. Nel mese di aprile del 1980 (il terremoto arriverà solo nel novembre), la città di Napoli è testimone di un evento eccezionale, l’incontro presso la galleria di Lucio Amelio di due grandi anime (diverse e complementari) dell’arte contemporanea: il tedesco Joseph Beuys e l’americano Andy Warhol.

Nella galleria di piazza dei Martiri in anteprima vengono presentati i ritratti che Warhol aveva fatto di Beuys; entrambi rimangono colpiti dalla città, Warhol scriverà anche una poesia (andiamo a memoria) “Amo Napoli perché mi ricorda New York…come New York è sporca e cade a pezzi…”

E arriva il 23 novembre, un elemento esterno e imprescindibile giunge a stravolgere uomini, cose e coscienze. Alle 19.34, una scossa di 6.5 gradi della scala Richter si abbatte sul Sud Italia. Il destino di milioni di persone cambierà per sempre, le vittime saranno circa 3mila.

Quella notte stessa – scrisse successivamente Amelio – ricevetti le prime telefonate. Gli artisti chiedevano: possiamo fare qualcosa? Subito ebbi l’idea che l’arte c’entrava in qualche modo…”, Terrae Motus nacque nei mesi immediatamente successivi.

Nel febbraio del 1981 a dare inizio alla collezione fu Joseph Beuys con Terremoto in Palazzo, una installazione accompagnata da una serie di performance diventate storiche. Mesi dopo risponderà all’appello anche Warhol che nel dicembre del 1982 realizzo tre grandi tele, con la riproduzione serigrafica della prima pagina del Mattino del 26 novembre 1980, amplificarono all’infinito il titolo-urlo del giornale Fate presto. Beuys e Warhol a tracciare dunque la prima parte di un discorso creativo al quale Amelio si dedicherà con intesità e le adesioni continueranno: Mimmo Paladino, Ernesto Tatafiore, Cy Twombly tra i primi, cui si aggiunsero Barcelò, Alighiero Boetti, Boltanski, Cragg, Cucchi, Di Bello, Haring, Fabro, Gilardi, Gilbert & George, Haring, Kiefer, Kounellis, Mapplethorpe, Merz, Ontani, Paolini, Pistoletto, Rauschenberg, Richter, Schifano, Schnabel, Vedova e tanti altri.

Una serie di audiovisivi accompagnano il nuovo percorso, tra cui la proiezione del documentario “L’Arte è! – Lucio Amelio” di Christian Clausen.

Joseph Beuys (photo courtesy Soprintendenza di Caserta e Benevento)

Emilio Vedova (photo courtesy Soprintendenza di Caserta e Benevento )

Gilbert & George (photo courtesy Soprintendenza di Caserta e Benevento)

Julian Schnabel (photo courtesy Soprintendenza di Caserta e Benevento )

Luciano Fabro (photo courtesy Soprintendenza di Caserta e Benevento)

Mario Merz (photo courtesy Soprintendenza di Caserta e Benevento)

Michelangelo Pistoletto (photo courtesy Soprintendenza di Caserta e Benevento )

Mario Schifano (photo courtesy Soprintendenza di Caserta e Benevento )

Ernesto Tatafiore (photo courtesy Soprintendenza di Caserta e Benevento )

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