Immaginario Festival, i protagonisti della tv sul fenomeno “Vieni via con me”

Nel corso della prima edizione dell’Immaginario Festival in corso a Perugia da mercoledì, e che si chiuderà oggi, si e’ parlato di televisione e televisioni. [...]

Nel corso della prima edizione dell’Immaginario Festival in corso a Perugia da mercoledì, e che si chiuderà oggi, si e’ parlato di televisione e televisioni. Lo si è fatto con nomi altisonanti del piccolo schermo: da Michele Santoro a Gad Lerner, dal “padre” di Raitre, Angelo Guglielmi all’attuale direttore della rete Paolo  Ruffini, da Renzo Arbore a Piero Chiambretti, da Bianca Berlinguer a Giuliano Ferrara.

Nel pomeriggio dell’altro giorno Enrico Ghezzi, il creatore di Blob, con Angelo Guglielmi, Paolo Ruffini, Andrea Vianello e Antonio Lubrano hanno percorso la storia di Raitre senza poter evitare di fare un affondo sul successo clamoroso di “Vieni via con me” di Fazio e Saviano. Proprio lo storico direttore della terza rete ha raccontato quale era lo spirito con cui è nata quella “tv della realtà” come la si definisce. “Per me raccontare la realtà è stata una scelta obbligata, era il 1987 e in tv mancava una cosa: era una televisione pronta, prontissima ad informare su quanto accadeva all’estero (Primo Levi, Andrea Barbato) ma mancava totalmente il racconto della realtà italiana che era sconosciuta nei suoi aspetti più critici. Facciamo quel che non c’è - pensai – e cominciammo a raccontare il Paese cercando  però anche le forme giuste. Lanciai quelli che io definisco l’epico” Michele Santoro, “l’analitico” Gad Lerner e il “narratore” Lubrano (Mi manda Lubrano, poi diventato Mi manda Raitre durato  per ben 20 anni)”.

Ruffini, l’attuale direttore di Raitre, fa una riflessione proprio a partire dalle parole di Guglielmi “Rispetto alla tv di allora quello che era e fu rivoluzione, oggi è completamente consuetudine. Non lo  so più nemmeno cos’è la tv: ha talmente permeato la nostra vita da 15 anni almeno; tutto diventa televisivo e ciò che non è in tv non esiste. La tv è una cosa che cambia nel momento stesso in cui la fai e quindi non la si può raccontare“. Le risposte al perchè dell’enorme successo di “Vieni via con me” (9 milioni di telespettatori per il 30 per cento di share nella seconda puntata) sono molteplici, ma anche aperte a personalissime riflessioni. Per Lubrano “Vieni via con me colma un vuoto come la tv di Guglielmi riempiva un vuoto negli anni Ottanta. La tv di oggi è appiattita, nasconde la realtà, nel momento in cui Raitre racconta la realtà ritrova il pubblico, un pubblico che torna ad essere critico“. Per GuglielmiPiù che una trasmissione televisiva è un evento politico, ma non tanto per le polemiche che ha prodotto, la sua forza è quella di non poter diventare un programma tv. E’ un programma in cui si dicono cose che tutti sappiamo, ma è la prima volta che si  dicono e vengono dette in modo così forte e chiaro. Quando si fanno i nove milioni in una rete che non è attrezzata a fare nove milioni, non stiamo parlando di un prodotto televisivo, ma di un evento assoluto che proprio per questo non può serializzarsi”. Enrico Ghezzi, il papà di Blob aggiunge “Vieni via con me è assolutamente un  programma tv, lo dimostra il diritto di replica voluto dal ministro Maroni. La tv è vista ancora e ancora di più come un palcoscenico potente; il successo di questo programma è da ricercare nel desiderio di avere una televisione migliore, di un elemento politico, ma ciò che propone e vende è l’eccezionalita“. Si pone però anche un interrogativo. “Siamo sicuri serva una tv “buona e brava” che faccia elenco di ciò che è buono e bello? Non è una pura proiezione del vuoto?” da un dubbio rimasto aperto ad una certezza di Guglielmi: “non credo che il pubblico scelga: i pubblici sono creati dalla proposta televisiva, se la proposta è interessante trova sempre pubblici, allo stesso tempo il programma che non trova pubblici è sbagliato e va cancellato“.  (Erika Brenna)

Da sinistra: Andrea Vianello, Enrico Ghezzi, Angelo Guglielmi, Paolo Ruffini, Antonio Lubrano

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