Uno sguardo su due civiltà che cambiarono i destini del mondo ma non s’incontrarono mai. Dopo Pechino e Milano approda a Roma, ai Musei di Palazzo Venezia la mostra “I due Imperi. L’Aquila e il Dragone“, curata da Stefano De Caro, direttore generale per le antichità del Mibac e Xu Pingfang, direttore della società’ cinese di Archeologia.
Per la prima volta i due più importanti imperi dell’antichità vengono messi a confronto. Roma, padrona dell’Occidente e l’impero cinese delle dinastie Qin e Han, imperi contemporanei di duemila anni fa: non si scontrarono mai, non s’incontrarono, ma per alcuni versi si somigliarono anche se seppero l’uno dell’altro grazie alle merci che viaggiavano con pochi e intrepidi intermediari. Seta, giada e oggetti in ferro provenienti dalla Cina, biancheria, vetro, gesso dal Mediterraneo.
Da una parte i celebri guerrieri di terracotta, poi le vesti di giada, le ricercate lacche, gli utensili d’oro e di bronzo, gli affreschi, le sete; dall’altro gruppi statuari di marmo, ancora affreschi e poi mosaici ed altri utensili d’uso comune, in argento e ancora in bronzo. Oltre 450 oggetti per raccontare genesi e fine di queste due immense esperienze umane. Si calcola che agli inizi della nostra era, e per pressappoco i due secoli successivi, circa la metà dell’umanità si sia venuta a trovare sotto il controllo di uno dei due grandi poteri. Due Imperi di pari dimensione che controllavano direttamente circa quattro milioni di chilometri quadrati di territorio e pari popolazione (circa 50‐60 milioni di abitanti) con burocrazie simili, divisi in un numero paragonabile di entità amministrative, con strutture militari enormi, capaci di imporre il rispetto ai vicini oppure di assoggettarli. Entrambi si consideravano al centro del mondo, di tutto il mondo, entrambi furono travolti da invasioni di popoli che consideravano “barbari”.
Unica nel suo genere, la mostra vede la partecipazione delle più importanti sedi museali di Cina e Italia con quasi 50 musei coinvolti, da parte cinese la rassegna propone anche alcuni tesori nazionali, pezzi mai usciti dai confini della Repubblica Popolare: alcuni guerrieri di terracotta, una veste funeraria di giada, un sarcofago laccato con preziosi intarsi di giada, il prezioso stendardo in seta dipinta e il corredo funerario di Mawangdui, con lacche e bronzi, affreschi di epoca Han, modelli di case, utensili in bronzo e oro, testimoni di un florido impero “fotografato” nel massimo del suo splendore, ovvero dal secondo secolo avanti Cristo sino al quarto secolo d.C..
La mostra rimarrà allestita fino al 6 febbraio.
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