Itinerari del week end. San Leo, dove la Romagna diventa magica

Alla scoperta di un’antica capitale d’Italia. San Leo, oggi in provincia di Rimini, lo fu, regnante Berengario, dal 962 al 964. Suo simbolo è la [...]

Alla scoperta di un’antica capitale d’Italia. San Leo, oggi in provincia di Rimini, lo fu, regnante Berengario, dal 962 al 964. Suo simbolo è la Rocca. La visita può anche essere l’occasione per gustare il pecorino “maturato” in speciali anfore di terracotta, e il cotechino preparato con guanciale di maiale, cotenna, pancetta e spalla e accompagnato da lenticchie e fagioli. Parentesi gastronomiche a parte, il piccolo centro che fa parte dei cento borghi più belli d’Italia,  è soprattutto luogo d’arte e di suggestioni antiche.

San Leo, la Rocca

Al centro si accede attraverso Porta di Sopra. All’inizio di via Montefeltro, s’incontra la chiesa, datata 1640, della Madonna di Loreto costruita in segno di ringraziamento per lo scampato pericolo dopo una frana che si abbattè su parte dell’abitato. Proseguendo lungo questa strada, si arriva in piazza Dante. Fermandosi vicino alla fontana, realizzata nel 1893 nel punto dove dall’età medioevale esisteva l’”olmo della comunità”, con un solo sguardo si “abbracciano” diversi edifici. Come, proprio all’ingresso dello slargo, l’elegante palazzo Della Rovere, risalente al 1600 e oggi sede del municipio. Al suo interno, nella sala maggiore, un monumentale e artistico camino in pietra. Sul fondo della piazza ecco invece il cinquecentesco palazzo Medici che attualmente ospita il museo di arte sacra, con manufatti persino del secolo VIII dopo Cristo, l’archivio storico e la biblioteca. Una volta era la residenza del governatore del Montefeltro. E all’angolo fra il lato destro della stessa piazza Dante e via Michele Rosa, s’innalza il duecentesco palazzo Nardini: è lì che si svolse l’incontro tra san Francesco e il conte Orlando Cattani che, colpito dalle parole del poverello d’Assisi, gli regalò il monte della Verna dove in seguito ricevette le stimmate.

San Leo, la piazza

Pochi passi e si è alla Pieve, la più antica testimonianza della cristianizzazione di questo territorio. E’ intitolata all’Assunta e fuedificata in arenaria tra l’ottavo e il nono secolo esattamente dove c’era la celletta che san Leo usava per ritirarsi a pregare. A tre navate, conserva un crocifisso in legno del 1500. Al suo fianco sorge il duomo del 1173 con pianta a croce latina e stile romanico-lombardo. E’ dedicato al patrono Leone, e caratterizzato da una cripta. Custodisce un altro crocifisso, questo del 1205, oltre che numerosi capitelli corinzi e romanici. A qualche decina di metri di distanza, la torre campanaria e di vedetta che vide la luce attorno al 1100. E’ di colore ocra, dato dall’arenaria della muratura esterna. Tornati in piazza Dante, ci s’incammina, lungo via Leopardi, verso il forte. Sul picco più elevato della rupe, a quota 639, si erge la Rocca che domina la cittadina da oriente e che “regala” un panorama mozzafiato della val Marecchia; il perimetro è di circa un chilometro e mezzo. Già vedendo San Leo da lontano, spicca

San Leo, la cella di Cagliostro (foto Yuma)

questo complesso, progettato dall’architetto senese Francesco Di Giorgio Martini e che fu di proprietà di varie famiglie come i Borgia e i Medici. Passato allo stato pontificio, fu trasformato in carcere. E fra le sue mura fu tenuto prigioniero il conte di Cagliostro che vi morì nel 1795. La forma attuale è della metà del 1400. Al suo interno sono oggi presenti una raccolta d’armi e una pinacoteca.

E a un paio di chilometri dal centro, percorrendo la strada che s’inerpica sul monte Severino, si trova il convento francescano di Sant’Igne, mentre sul monte di fronte ai ruderi del castello di Pietracuta un monastero domenicano dalle solenni linee architettoniche rinascimentali. Invece quello di Sant’Antonio Abate è stato costruito sul colle di Monte Via, in regione Montemaggio, nella seconda metà del Cinquecento. (Marco Fornara)

San Leo, panorama

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