Anna Favella per sette settimane è stata l’attrice protagonista della fiction record d’ascolti di Raiuno, Terra Ribelle. La serie, firmata dalla maestra del genere, Cinzia Th Torrini, già regista di Elisa di Rivombrosa, che diede fama e professione ad una allora giovanissima ed acerba Vittoria Puccini, è stata investita anche di critiche per il suo essere “troppo osé” per la prima serata del servizio pubblico. Accuse mosse dal Moige e da Avvenire, che non hanno scalfito minimamente gli ascolti, anzi hanno dato una buona mano ad incrementarli. Ma davanti alle critiche l’attrice replica con sicurezza:“Capisco che le scene di nudo possano urtare la sensibilità di qualcuno, ma la richiesta di addirittura mettere il bollino rosso mi è sembrato troppo. Le scene d’amore se sono tali debbono essere anche credibili, facevano parte del racconto, del film”.
Una giovane attrice a cui la notorietà è scoppiata tra le mani nel giro di poche settimane. Proviamo a capire qual è il percorso che l’ha portata lì.
DT – Innanzitutto come nasce la storia artistica di Anna Favella?
A.F – nasce da una passione grandissima e irrinunciabile per la messa in scena dello spettacolo. Quando ero al liceo io e i miei amici abbiamo creato una compagnia teatrale, in realtà senza saperne molto, ma provandoci, lavorando e studiando. Da quell’embrionale esperienza ho capito che la mia passione andava nella direzione della recitazione. Ed era una passione totale.
DT – Una volta concluso il liceo ti sei iscritta all’Accademia immagino…
A.F – Mi sarebbe piaciuto (sospiro) ma i miei genitori hanno sempre avuto timori rispetto al “mondo dello spettacolo” che non conoscevano e quindi mi hanno “invitata” ad iscrivermi all’Università. Mi sono iscritta a Filosofia, ho passato un anno in Erasmus, mi sono laureata, ma non ho mai smesso di coltivare la mia passione per la recitazione. La spinta alla recitazione era ancora troppo forte e mi sono detta “devo provarmi in tutti i modi”, ho perciò seguito stage, laboratori teatrali, ho recitato un po’ ovunque: il mio primo ruolo da protagonista in uno spettacolo teatrale è del 2006, ha coinciso con la laurea specialistica, ed aveva un titolo emblematico “Amianto. Paura di Avere paura”. L’esperienza è stata completamente coinvolgente e da lì ho recitato in location davvero diversissime l’una dall’altra: dai caffè letterari alle piazze, dai teatri e addirittura, esperienza fortissima, in un carcere maschile.
D.T – In tutto questo mondo di teatro, di sperimentazione come entra, come arriva la tv?
A.F – E’ arrivata davvero per caso: ho saputo che stavano facendo dei casting per la fiction su Enrico Mattei con protagonista Massimo Ghini, cercavano un’attrice che interpretasse una spia americana. Feci il provino e fui presa. Poi è stata la volta di Don Matteo.
D.T – Poi è arrivata invece la chiamata per il ruolo di protagonista di Terra Ribelle: la contessina Elena. Che esperienza è stata?
A.F – Un’esperienza incredibile, ma all’inizio dire che ero emozionata è dire poco. La fiction è stata girata interamente in Argentina e ci siamo rimasti nove mesi: dall’ottobre 2009 al maggio 2010. Mi sentivo addosso un grande senso di responsabilità, ma si lavorava con ritmi così serrati che le paure sono passate ed è subentrata soltanto la concentrazione.
D.T – Come è stato lavorare con Cinzia Th Torrini?
A.F – Cinzia ha la particolarità di lavorare sull’espressività nello sguardo, è diventato un po’ un tormentone, quello di tirar fuori “la luce negli occhi”. Abbiamo lavorato tanto su questo, proprio sull’espressività. Mi ha fatto lavorare parecchio sul mio personaggio, voleva che ognuno dei protagonisti avesse caratteristiche completamente diverse dagli altri. Il personaggio della contessina è cresciuto con me: Cinzia mi diceva “deve essere più pepetta, coraggiosa”.
D.T – Lavorare in teatro e lavorare in televisione sono due cose completamente diverse: quali sono gli aspetti di diversità? E quali le difficoltà?
A.F – Sicuramente lavorare per la televisione ha la difficoltà di mantenere costanti l’adrenalina e la concentrazione durante tutto il giorno di lavorazione, soprattutto perché le scene vengono girate senza rispettare l’ordine di sceneggiatura, senza un ordine cronologico. A teatro è il pubblico, lo spettatore, che sta di fronte a te, a tenere necessariamente accesa la tua adrenalina e, in una dimensione di “qui e ora” si dà tutto.
D.T – E oggi dove ti senti più a tuo agio? Sul palco teatrale o sul set?
A.F – La cosa più preziosa che posso dire è che ad oggi ho imparato il mestiere: per questo mi sento a mio agio in entrambi i luoghi.
D.T – Qual è stato l’impatto con la popolarità che attraverso la tv hai raggiunto?
A.F – Devo dire che è ancora tutto un po’ strano, mi accorgo che cresce l’interesse verso di me, arrivano messaggi, interviste da fare. Durante la messa in onda delle puntate in realtà sono uscita poco, vediamo che accade ora. Ciò che so che non cambierà è la mia passione per la recitazione e il rispetto per questa professione.
D.T – Della tua laurea in filosofia ti porti qualcosa?
A.F – Assolutamente sì: la mia formazione passa da lì, è un patrimonio che resta con me in tutto ciò che faccio e farò. (Erika Brenna)
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