Una scelta coraggiosa quella del Museo Storico Tedesco (DHM) di Berlino, mettere in mostra – ed è la prima volta che capita in Germania – il führer. Titolo dell’esposione, allestita sino al 6 febbraio 2011 è “Hitler ed i tedeschi: la nazione e il crimine” ed è già un successo, in due settimane ha raccolto 50mila visitatori, in prevalenza tedeschi.
Accolta con molti timori, uno su tutti quello che potesse richiamare le nostalgie di gruppi neonazisti, la mostra si propone come un inflessibile autoesame, un tentativo di raccontare come abbia fatto Hitler a far cadere un’intera nazione sotto i suoi perversi incantesimi.
Affrontare la storia del nazismo certo non è ancora facile per i tedeschi di oggi, ma la storia non si nega non si liquida solo nel disgusto, non si cela nel tabù. Il pericolo resta ed è per questo che quei discorsi di propaganda in bianco e nero che passano sugli schermi del museo vengono mostrati senza audio, ed è per questo che sui manifesti che reclamizzano la mostra si è evitato accuratamente di mettere il faccione di Hitler. Sarebbe stato traumatico ritrovare lungo le vie di Berlino quel volto maledetto dopo 70 anni. Simbolico quel trittico fotografico che mostra l’evoluzione di Hitler: il soldato, il führer, e un fotomontaggio danese del 1939 che rielabora il volto del dittatore come una testa di morto, punto di arrivo della follia hitleriana. 
L’interconnessione tra la società tedesca e la dittatura così come la venerazione popolare. sono le scomode riflessioni davanti alle quali la mostra pone il pubblico di casa : i busti mostrano come il nazismo tedesco abbia amato il leader ed una serie di oggetti raccontano la folle “devozione”, come l’arazzo del 1935 che mostra il popolo di una cittadina prendere la bandiera con la svastica e appenderla al campanile. E poi oggetti meno impegnativi, come carte da gioco; giochi da tavolo ed i francobolli per il 50esimo compleanno di Hitler.
A metà del percorso la mostra si allarga alle immagini di guerra, a quelle dei campo di lavoro forzato, alle immagini dell’epilogo, coi soldati sovietici che esaminano il cadavere del dittatore. ”L’eredità politica, sociale e intellettuale del passato nazista ha pesato molto sulla società tedesca – recita l’introduzione alla stanza finale dove si racconta l’emergere del fascino che Hitler ha continuato ad esercitare anche nel dopoguerra: dai diari falsi al mercato dei memorabilia -.
Nonostante tutte le richieste per mettere un tratto finale sul passato, ogni generazione del dopoguerra ha posto nuovamente la questione di cosa abbia reso possibile l’ascesa Hitler. Il confronto con il passato nazista è diventata una componente della cultura politica contemporanea. Ed è per questo che non c’è fine alla discussione su Hitler. “
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