Roma, il Tempio di Venere apre alle visite

Dopo i lavori di restauro durati 26 anni, a Roma ha riaperto al pubblico il Tempio di Venere. L’importante edifico (II sec d.C) che si [...]

Dopo i lavori di restauro durati 26 anni, a Roma ha riaperto al pubblico il Tempio di Venere. L’importante edifico (II sec d.C) che si affaccia sulla valle del Colosseo dall’imponente basamento voluto dall’imperatore Adriano  - che lo dedicò la Città Eterna e alla dea che era madre di Enea suo fondatore – aveva una chiara valenza politica creando la sintesi tra Venere, cui è attribuita una dimensione cosmica, e Roma, rappresentata in forma divinizzata.

Inaugurato nel 141 d.C. dal successore di Adriano, l’imperatore Antonino Pio, si innalzava al centro del grande podio artificiale ed era affiancato sui lati da un doppio portico di colonne in granito grigio, su cui si aprivano al centro i due propilei ed era collegato con delle scalinate alla piazza del Colosseo e al Foro. Le colonne ancor oggi visibili furono rialzate durante i restauri degli anni trenta.

Il tempio presentava due celle orientate in senso opposto, una per ciascuna divinità, e precedute da un vestibolo. Del peristilio di colonne corinzie non rimane nulla, e della cella verso il Colosseo – quella dedicata a Venere – resta solo l’abside. L’altra abside, invece, fu inglobata nell’ex convento di Santa Francesca Romana. Quanto è giunto sino ad oggi risale, però, in gran parte, al restauro voluto da Massenzio nel 307 d.C. in seguito all’incendio che distrusse tutta la parte centrale del Foro.

L’abbandono dell’edificio e la seguente spoliazione delle strutture hanno inizio nel VII secolo, quando l’imperatore Eraclio concede a papa Onorio (625-638) le tegole di ottone della copertura del tetto per usarle a San Pietro.

I primi scavi sistematici dell’area vengono realizzati durante l’amministrazione francese della città, tra il 1810 e il 1817 e cominciano le demolizioni delle strutture medievali.

Il tempio agli inizi del '900

Il nuovo progetto di sistemazione dell’area e di restauro delle strutture è stato mirato alla ricomposizione dei “segni” dell’architettura originaria, per rendere nuovamente palese l’antica grandiosità e restituire l’immagine unitaria del tempio. La nuova sistemazione dell’area ha operato un profondo cambiamento sia dell’immagine sia della funzione dello spazio del tempio rispetto a quelle realizzate nel precedente restauro del 1935. Fino agli anni ottanta l’area era occupata da una strada, asfaltata, accessibile perfino alle auto, che conduceva al giardino: piazza di Venere e Roma. Oggi il tempio non è più una piazza urbana ed è tornato a far parte del contesto archeologico cui apparteneva e all’asfalto si è sostituito il manto erboso. Nemico numero uno del tempi e delle struture circostanti è l’acqua per cui parte degli interventi si sono concentrati al ripristinmo di un corretto scorrimento e smaltimento dell’acqua e al consolidamento delle strutture. Le opere di restauro più impegnative hanno interessato le semicalotte delle absidi e le alte mura del lato sud. I monitoraggi indicavano infatti che la profonda lesione creatasi tra le semicalotte, sulla sommità, progrediva lenta ma inesorabile e che al tempo stesso le infiltrazioni d’acqua all’interno della lesione provocavano il degrado della decorazione in stucco.

Oggi i visitatori possono visitare quel che resta del Tempio entrando dai due ingressi dell’area archeologica centrale; via dei Fori Imperiali e via di San Gregorio. L’accesso al Tempio di Venere e Roma, una volta all’interno dell’area di visita, si trova a fianco dell’Arco di Tito.

Informazioni e visite guidate : Tel. +39.06.39967700

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