“Sbarco”, le sculture di Velasco Vitali “migrano” a Milano

Barche nella piazza della stazione; sessanta cani di ferro, cemento, catrame e bronzo “sguinzagliati” nei corridoi e nelle sale di Palazzo Reale; si offre alla [...]

Barche nella piazza della stazione; sessanta cani di ferro, cemento, catrame e bronzo “sguinzagliati” nei corridoi e nelle sale di Palazzo Reale; si offre alla vista con un forte impatto Sbarco l’intervento artistico che Velasco Vitali realizzerà a Milano dal 13 novembre al 3 dicembre attraversando il filo rosso della migrazione.

Dal passaggio di persone riflesse sulla chiglia di una barca al branco di sculture nella penombra dei corridoi di Palazzo Reale, alla folla nei grandi quadri nelle sale, Velasco Vitali investe con la sua riflessione le tematiche dell’isolamento, del viaggio, dell’immigrazione, della precarietà e della fuga. E lo fa attraverso quattro grandi momenti tematici, declinati anche spazialmente in quattro opere o gruppi di opere.

Sbarco  (piazza Duca d’Aosta, Stazione Centrale)

Una barca lunga e sottile taglia la piazza. La sorreggono due uomini di bronzo immobili e vaganti che segnano l’inizio, la fine e la durata di un viaggio immobile e ciclico, due figure senza identità, che diventano metafora di spaesamento. Al visitatore il compito di pensare alla meta del viaggio, all’identità dei viaggiatori, alla funzione della barca (2 metri per circa 15 di lunghezza): uno scudo, un guscio, un rifugio che collega e separa i due uomini.

Branco (Palazzo Reale)

Sessanta cani in ferro, cemento, catrame e bronzo, di rassegnata aggressività, un branco sbandato e disperso, in movimento e in riposo nei corridoi di Palazzo Reale, occupanti di uno spazio inabitato, alla ricerca di sopravvivenza. Sculture arrivate da altrove (i nomi dei cani corrispondono a città scomparse o fantasma: Agyra, Antipoli, Craco, Ironton, Palcoda, Steins) a un randagismo che diventa sempre più una dimensione esistenziale.

Attesa (Ingresso e ultima sala di Palazzo Reale)

In un ideale contrappunto di inizio e fine mostra si espande una raffigurazione epica e indistinta dell’umanità come somma incalcolabile di innumerevoli individui. Gli uomini, infatti, sono compressi e protetti entro due monumentali teleri (4 per 7,5 metri). Gruppi e singoli occupano la superficie delle grandi tele e comprimono lo spazio della mostra, diventato quinta in cui lo spettatore si muove in attesa.

Kitezh (Cortile d’Onore, Palazzo Reale)

Un capobranco, unica scultura esplicitamente monumentale, completamente rivestita d’oro. Kitezh sublima il percorso della mostra tra figurazione e astrazione e nella sua orgogliosa e ieratica solitudine pare meditare melanconicamente (se un cane è in grado di farlo) sulla perdita irrimediabile del suo potere di guida. Un capobranco senza più seguaci, senza piedistallo, che confronta la propria monumentalità fallita con quella, riuscita, della Madonnina del Duomo che lo sovrasta.

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