C’è chi lo ama e chi non lo ama, chi lo trova geniale e sferzante e chi, nella sue provocazioni. vede una maniera facile, magari un po’ furbesca di catturare l’attenzione e far parlare di sé. Tutto è vero, tutto è falso nel mondo dell’arte contemporanea, sarà forse per questo che Maurizio Cattelan, il più discusso degli artisti italiani ma anche quello di maggior successo internazionale, non ama commentare le proprie opere e non ama parlarne, neppure coi giornalisti . Forse perché davanti al monumento di marmo per Bettino Craxi piazzato nel cimitero di Carrara per una Biennale dedicata al “Post – monument “ c’è ben poco da aggiungere, così come nei fantocci di bambino impiccati agli alberi di piazza XXIV Maggio (chissà perché scandalizza meno lo sfruttamento minorile nel Terzo Mondo) o ancora, e questa è storia recente, nel dito medio alzato nel cuore di piazza Affari.
E se Cattelan si rifiuta di commentare, confidando nelle facoltà percettive del pubblico, non saremo noi a dire – orrore – “cosa significhi” questo o quello. Praliamo di Cattelan perché l’anno prossimo, più o meno di questi tempi, l’artista veneto ma residente negli States terrà una retrospettiva al Solomon Guggenheim museum di New York. A curarla sarà Nancy Spector – curatore capo del museo – con Katherine Brinson, “assistant curator”. Ed era ora che un artista italiano di (relativamente) nuova generazione avesse un riconoscimento tale. Probabilemnte dopo la retrospettiva, il dibattito sulla “qualità” dell’opera di Cattelan finalmente si smorzerà.
Informazioni ulteriori sulla mostra giungeranno il 16 novembre, quando si terrà conferenza stampa di presentazione del calandario mostre 2011 del Guggenheim. L’anno si aprirà a febbraio con un’esposizione di opere della collezione, dedicata agli anni 1910-1918, il “grande sconvolgimento” e si chiuderà nel nome di Cattelan prima e di Kandinsky poi. Vi terremo informati.
© Riproduzione riservata



