“Il libro più importante che sia mai stato scritto sulla resistenza tedesca al nazismo” (Primo Levi). Hans Fallada, alias Rudolf Ditzen, è l’autore di “Ognuno muore solo” (Sellerio editore) uscito nel 1947 e basato su una storia vera. La rielaborazione letteraria dell’inchiesta della Gestapo che portò alla decapitazione due coniugi berlinesi di mezza età. Berlino, 1940. Anna e Otto Quangel, lui caporeparto lei casalinga, come tutti i loro pari soli e addormentati e poco prima ancora abbagliati dal Führer, conoscono un risveglio dopo la notizia della morte del figlio al fronte, e cominciano a riempire alcuni caseggiati della loro Berlino con cartoline vergate in modo incerto di appelli ingenui di ribellione. Lo fanno per comportarsi con decenza fino alla fine, ben sapendo che morranno e sicuri che nel vicino incontreranno più facilmente il delatore. In due anni scrivono quasi 300 cartoline che finiscono però, quasi tutte, nelle mani della polizia. La gente è spaventata, ci vuole poco per essere arrestati dalla Gestapo e nessuno vuole mettersi nei guai. Un romanzo, dunque, sulla resistenza e sulla disperazione.
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