Un omaggio alla civiltà dell’ulivo e della terra, a pratiche di lavoro ormai dimenticate, ai volti antichi e carichi di dignità dei contadini. “Con Nome e Cognome. Volti e luoghi del Novecento in Umbria” è la mostra allestita presso il Museo della Civiltà dell’Ulivo di Trevi (PG) dal 30 ottobre al 30 dicembre, un racconto di tempi andati che è assieme testimonianza. Il testimone d’eccezione era il linguista svizzero Paul Scheuermeier che nei primi anni del Novecento compì un lungo viaggio in Italia per redigere un rapporto sui dialetti e le espressioni linguistiche locali. Giunto in Umbria, attraverso suggestivi scatti fotografici, ritrasse con sguardo lucido persone, luoghi e momenti di vita quotidiana di una civiltà strettamente rurale.
Due gigantografie collocate in piazza San Francesco introducono in questo viaggio ed aprono l’esposizione all’interno del Museo. Gli scatti proposti sono soltanto alcuni tra quelli lasciati dall’avvanturoso studioso, che scriveva: “Per l’equipaggiamento del dialettologo ambulante non occorre molto; questo non l’avevo ancora capito quando, subito dopo la guerra, partii per la prima volta con un baule traboccante, una valigia e uno zaino, peggio che se avessi dovuto partire per l’America“.
Paul Scheuermeier per 15 anni percorre l’Italia e la Svizzera italiana fino nei villaggi più sperduti alla ricerca di informazioni sui termini dialettali più arcaici, sulla loro pronuncia e sugli oggetti a cui questi facevano riferimento. Per documentare la realtà rurale di quegli anni scatta centinaia di fotografie. Le sue indagini etnografiche confluiscono in Bauernwerk in Italien, una monumentale opera in due volumi (1943 e 1956), tradotta in italiano nel 1980 col titolo Il lavoro dei contadini: Cultura materiale e artigianato rurale in Italia, nella Svizzera italiana e retoromanza.
Nel corso dei suoi lunghi viaggi, fatti spesso a piedi, Scheuermeier incontra persone che lo toccano nel profondo. I contadini con i quali s’intrattiene per delle ore non sono per lui dei semplici informanti. Sono il ritratto di un’umanità fatto di aneddoti, di povere cene condivise, di rispetto. Il linguista avrebbe potuto anche rivolgersi a persone istruite, ma – come egli stesso scrive – “ho trovato tra gli umili contadini e gli zappaterra italiani dei soggetti formidabili di cui ho potuto ammirare l’intelligenza e la prontezza delle risposte [...] Persino dei vecchi analfabeti mi hanno saputo insegnare quanto l’umorismo innato e l’esperienza di vita vissuta valgano più di una superficiale educazione alla moda e di un’apparente conoscenza obbligatoria”.
Per informazioni : Museo della Civiltà dell’Ulivo - Tel.0742381628/www.sistemamuseo.it
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