The Social Network: le tre verità sulla nascita di Facebook

Voci accreditate lo danno tra i papabili agli Oscar, The Social Network sugli schermi Usa dal primo ottobre (23 milioni al box office nel primo [...]

Voci accreditate lo danno tra i papabili agli Oscar, The Social Network sugli schermi Usa dal primo ottobre (23 milioni al box office nel primo week end tra i plausi della critica), e nelle sale italiane dal 12 novembre, approda al Festival Internazionale del Film di Roma. Evento speciale inserito in rassegna per il primo di novembre con tanto d’introduzione affidata ai giornalisti Luca Telese e Luisella Costamagna.

E’ noto: la pellicola tratta dal libro “The Accidental Billionaires” di Ben Mezrich racconta la parabola di Facebook dalla sua fondazione alla causa da 600 milioni di dollari indetta contro uno dei suoi creatori, Mark Zuckerberg il nerd di Havard che a 26 anni è diventato, proprio grazie a FB, uno degli uomini più ricchi del pianeta. E’ al 21mo posto, secondo la rivista Forbes con una fortuna di 3.150 milioni di euro.

Diretto da David Fincher (The Fight club, Seven) e scritto da Aaron Sorkin (Codice d’onore, Il presidente – una storia d’amore ) ovvero due dei personaggi più innovativi di Hollywood, il film  è costato “solo” 40 milioni di dollari che per i parametri hollywoodiani è un “low budget”, un dettaglio se così si può dire, del tutto in sintonia con quel social network che da zero è riuscito a trasformare in breve  il tessuto sociale dell’Occidente. In bene? In peggio? La realtà è che neppure i più bravi analisti sociali possono quantificare in un tempo così corto le conseguenze di questo nuovo mondo virtuale.

Per Jesse Eisenberg nei panni del protagonista un futuro aperto (ha ricevuto ottime critiche ed ha soli 27 anni), nel cast anche Andrew Garfiel, Justin Timberlake, Armie Hammer e Max Minghella.

Creatività e distruzione, uno scontro tra menti brillanti che affermano di aver preso ognuno parte alla nascita del progetto che ha rivoluzionato le relazioni sociali. Chi ha ragione, chi ha torto? Il film non lo svela.

LA STORIA

Coinvolti nella vicenda ci sono Mark Zuckeberg (Jesse Eisenberg), il brillante studente di Harvard che ha ideato il sito web che avrebbe ridefinito il nostro tessuto sociale; Eduardo Saverin (Andrew Garfield), un tempo amico intimo di Zuckerberg, che ha dato il capitale iniziale per la nuova società; il fondatore di Napster, Sean Parker (Justin Timberlake) che ha presentato Facebook ai capitalisti della Silicon Valley e i gemelli Winklevoss (Armie Hammer e Josh Pence), i colleghi di Harvard che hanno sostenuto che Zuckerberg avesse rubato loro l’idea, denunciandolo.

Ognuno ha il suo racconto, la propria versione sulla storia di Facebook. Una sera d’ottobre del 2003, dopo aver appena rotto con la sua ragazza, Mark entra nei computer dell’università per creare un sito che fungesse da database di tutte le ragazze del campus universitario, confrontando poi le foto due a due chiedendo all’utente quale fosse la più carina. Il sito viene chiamato Facemash e come un virus invade l’intero sistema informatico di Harvard generando polemiche su una presunta misoginia e rendendo Mark colpevole di aver intenzionalmente violato la sicurezza, i diritti e la privacy. Eppure in quel momento è nata l’idea di fondo di Facebook. Poco dopo, Mark lancia il sito thefacebook.com,che a macchia d’olio si diffonderà sui computer di Harvard, arrivando alla Silicon Valley e successivamente in tutto il mondo. Ma in questo caos si genera un conflitto passionale, su come sono andate le cose, su chi effettivamente meriti il riconoscimento per questa che è chiaramente un’idea vincente del secolo, ma che dividerà degli amici fino a condurli ad una battaglia legale.

Per portare chiarezza in questa vicenda regista e sceneggiatore hanno collaborato costruendo attentamente una storia che non si schierasse né da un lato né dell’altro. Il film infatti presenta una serie di narratori, ciascuno con la propria versione dei fatti, lasciando al pubblico l’interrogativo più grande, cosa è accaduto realmente.

STORIA UNIVERSALE

Sorkin, che ha sostenuto approfondite ricerche prima di compeltare la sceneggiatura, pare essere rimasto folgorato dal turbolento percorso dei personaggi coinvolti, in primis da quello di Mark Zuckerberg, che in una notte è passato da hacker a presidente di una società. Ma era affascinato anche dal tema di fondo delle amicizie nate per selezione, delle rivalità e dalle manovre sociali di questi giovani che carcano di creare qualcosa di stupefacente. “I temi del film sono stati esplorati ampiamente dagli autori del passato: si parla di lealtà, di amicizia, di potere, denaro, invidia, stato sociale e gelosia. – dice lo sceneggiatoreÈ una storia che se Eschilo fosse vivo oggi, l’avrebbe scritta lui. Shakespeare l’avrebbe scritta, o forse Paddy Chayefsky. Per mia fortuna nessuno di questi personaggi era disponibile così ho avuto modo di scriverla io”.

Mark come un antieroe “che alla fine del film diventa un eroe tragico, perché lungo il suo percorso paga un prezzo. Fondamentalmente è un hacker, per natura gli hacker sono anarchici. E verso cosa Mark cerca di scontrarsi? Sono le persone che hanno reso il suo un mondo infelice. Nel caso di Mark il concetto di autostima si è trasformato in rabbia, una rabbia molto tagliente e che è per lui il combustibile, la spinta che lo conduce alla sua idea geniale. Ma l’ultima cosa che vuole fare (questa è una parte importantissima del film) è di trasformare Facebook commercializzandolo, guadagnando molti soldi senza più essere anarchico”.

LA PARABOLA

La storia di Facebook inizia nel febbraio del 2004, quando avviene il lancio di quello che allora, presso la facoltà di Harvard, era conosciuto come thefacebook.com, un sito programmato da Zuckerberg, allora appena diciannovenne. Nel primo mese di vita, già la metà degli studenti di Harvard era registrata e usava il sito. Per la fine del 2005 il sito aveva 5 milioni e mezzo di utenti che pubblicavano i dettagli più intimi della propria vita quotidiana, sotto gli occhi di tutti. Diffondendosi nel resto del mondo, Facebook è l’espressione di una fitta trama di relazioni e connessioni, che rappresentano le interazioni sociali di oltre 500 milioni di utenti (se Facebook fosse uno stato sarebbe 1,5 volte più popoloso degli Stati Uniti e sarebbe il terzo paese più grande del mondo). In soli sei anni Facebook è diventato di per sè una potenza culturale, ha ribaltato il vecchio concetto di privacy ed ha contribuito a forgiare un nuovo mondo digitale in cui tutti sanno le vicende personali di altri, in cui le persone creano una propria identità da esporre agli altri o è un modo per alcuni di archiviare la propria esistenza.

Crescendo ad un ritmo serrato, con un potenziale ancora non ben definito, la società è stata recentemente valutata oltre 25 miliardi di dollari e alcune stime di Wall Street fissano il valore su cifre maggiori.

Ma con l’espansione, questioni legali hanno coinvolto l’azienda e i suoi fondatori, entrati tra loro in conflitto. L’esplodere di Facebook ha portato ad una serie di battaglie legali per il riconoscimento della proprietà. Un gruppo di ex compagni di classe di Harvard di Zuckerberg, tra cui i fratelli Winklevoss, affermano che Zuckerberg ha rubato la loro idea del social network, mentre il socio in affari e co-fondatore di Facebook, Eduardo Saverin, è stato congedato dopo aver finanziato la nascita del progetto.

TRE VERITA’

L’azienda Facebook tende a proteggere Mark ed hanno ottimi motivi per farloaggiunge Sorkin- Sono sicuro che avrebbero preferito che raccontassimo la storia dal punto di vista di Mark, ma non era il film che volevamo fare […] Essendoci dei conflitti narrativi, piuttosto che decidere quale fosse vero e quale no, ho pensato che la cosa migliore da fare fosse quella di drammatizzare tutto, portando nella storia anche la presenza di queste versioni differenti. […] Questo è un film, che quando può, modifica la prospettiva per mostrare un altro lato della storia”.

IL CONFLITTO DI MARK

Sorkin si è trovato particolarmente incuriosito dalle contraddizioni interne di Mark Zuckerberg, un ragazzo che mostra un grande disagio sociale ma che ha un’idea brillante in grado di trasformare le basi di un’esigenza sociale in un codice informatico all’avanguardia. Zuckerberg è partito dalla “modellizzazione matematica” di ciò che ha definito il grafico sociale, sostenendo semplicemente che ogni persona costituisce legami con le persone che conosce. “Il fatto che qualcuno con problemi relazionali crei una rappresentazione di questa rete sociale, una sorta di bene comune, dove sostanzialmente non bisogna essere nella stessa stanza per comunicare, beh…era irresistibile. Inoltre, c’è di fondo un’idea drammatica, Mark non solo è un creatore, ma anche un demolitore. È un argomento molto interessante su cui scrivere, perché molti visionari sono stati abili nel demolire quello che c’è stato prima di loro o cosa c’è davanti a loro per capire in che modo realizzare la loro visione. Ci sono infiniti esempi di ciò. Mark è l’interazione del 21° Secolo tra un personaggio di Fitzgerald e uno di Dreiser. Dove potrò mai trovare una cosa simile di nuovo?

Un delle cifre di lettura più intriganti è che The Social Network non fissa una verità, ma tre, quante sono le parti chimate in causa. “Noi non raccontiamo al pubblico che questa è la sola verità che c’è. Postuliamo una serie di verità per perseguire un qualcosa di ancor più vero: le condizioni che hanno reso tutto ciò possibile” conclude lo sceneggiatore”.

La cosa importante era che il film parlasse di un gruppo di persone che si danno da fare per fare qualcosa di buono, partendo da un’idea e come alla fine decidono che non possono farlo insieme, che non sarà così, non possono completare il percorso insieme. Il nostro compito era quello di assemblare i fatti e trarne una verità, o meglio tre”, commenta David Fincher.

Il regista David Fincher sul set di The Social Network

Il regista David Fincher sul set di The Social Network

Lo sceneggiatore Aaron Sorkin

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