Pelè, 70 anni domani. Auguri a “O Rei”

Il suo nome all’anagrafe è Edson Arantes do Nascimento, è nato a Três Corações, in Brasile il 23 ottobre del 1940, per la storia è [...]

Il suo nome all’anagrafe è Edson Arantes do Nascimento, è nato a Três Corações, in Brasile il 23 ottobre del 1940, per la storia è meglio noto col nome di Pelè. La leggenda del calcio festeggia domani il suo settantesimo compleanno,  stesso mese del compleanno di quel “nemico” di 20 anni più giovane: Diego Armando Maradona, che solo tra una settimana (il 30 ottobre) toccherà il suo mezzo secolo di vita. Artefici di un “eterno confronto tra re della bellezza”, scrive questa mattina Gianni Mura su Repubblica nell’ennesimo articolo dove ci si chiede chi dei due superò l’altro in grandezza, nel campo ovviamente.  Perché fuori il confronto neppure si pone. Ma oggi è solo Pelè che festeggiamo.

Nato poverissimo, figlio di calciatore, Pelè si avvicinò al mondo del pallone prendendo a calci dei calzini riempiti di carta o stracci o della frutta. Presto entrò a far parte della compagnie del Bauru. Qui si distinse e venne notato da Waldemar de Brito che lo portò al Santos per un provino. Venne preso subito nelle giovanili e l’anno seguente, militò nella prima squadra.

E l’elenco dei successi diventa anno dopo anno un po’ più lungo, raccogliendo nel finale record su record:  3 campionati del mondo vinti, che all’epoca si chiamavano ancora Coppa Rimet, nel 1958, 1962 e 1970 (quest’ultima vittoria è particolarmente nota a noi italiani, reduci da Italia- Germania  4 a 3 ed entrambi ad un passo dall’assegnazione definitiva della coppa, venimmo sconfitti ed in qualche modo irrisi dalla compagine sud americana per 4 ad 1 e, neanche a dirlo, anche Pelè partecipò alla goleada). Ben 1281 i gol segnati in 1363 partite.

Quando si ritirò dalla Selecao nel 1971, lo fece da campione, da leader, da vincitore nel campo e fuori. La sua figura è sempre stata lontana da scandali, mai immortalata in gol palesemente irregolari ma assegnati comunque, perché quando Pelè si è mosso, negli ultimi 50 anni, l’ha sempre fatto per raggiungere una vittoria o un record o per fare della beneficenza, quando la sua parabola calcistica s’era conclusa. Triste pensare che campioni di questo calibro, capaci di cambiare tutto nel mondo del calcio forse non ne verranno più. Altri campioni o campionissimi – se saremo fortunati – riusciremo a trovare nei campi di domani. Ma un altro Pelè, come altri Beatles, proprio no, la storia non si ripete mai. Aspettando  la nascita di una nuova stella la memoria sorride alla vista di quei dribbling ubriacanti e puliti, capaci di lasciare di pietra le difese di tutto il mondo.

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