Si è fatto in quattro Marco Goldin ma il poker lo ha calato, piazzando sul tavolo dell’autunno romagnolo quattro mostre, tutte importanti e in contemporanea. Prendete nota, si viaggia tra Rimini e la Repubblica di San Marino. Primo sito: Castel Sismondo, ovvero la Rocca Malatestiana di Rimini dove il curatore veneto gioca ben tre delle sue carte: “Parigi, Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon”; “Caravaggio e altri pittori del Seicento, Capolavori dal Wadsworth Atheneum di Hartford” e quindi a confermare la consuetudine del critico di proporre confronti (o scontri) tra storia e contemporaneo una mostra di opere rare di Gianquinto, artista veneto da poco scomparso. Il cerchio si chiude a Palazzo Sums nella capitale della Repubblica di San Marino, e qui altre vertigini con: “Monet, Cézanne, Renoir e altre storie di pittura in Francia”.
Si comincia sabato, 23 ottobre, si arriva al 27 marzo del 2011
PARIGI. GLI ANNI MERAVIGLIOSI Impressionismo contro Salon
La storia nelle sue rigide classificazioni ha contrapposto gli accademismi del Salon de Paris all’impatto rivoluzionario dell’Impressionismo eppure la storia del Salon, più di quanto si creda, è storia fatta anche di partecipazioni da parte di tutti i giovani pittori impressionisti (siamo intorno agli anni ’60 – ’70 del XIX secolo) che ovviamente vedevano in quel luogo lo spazio per una possibile affermazione. La mostra di Rimini vuole indagare per la prima volta in Italia atraverso novanta opere provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo, un momento affascinante della storia dell’arte: arriva il nuovo (l’Impressionismo) e chi c’era prima (il Salon) oppone un muro, non sempre in verità.
Al di là di Manet, infatti, al Salon sono stati a più riprese accettati Monet e Pissarro, Sisley e Degas, Bazille e Renoir, Cézanne e Guillaumin, Morisot e Fantin-Latour, solo per dire dei principali artisti più o meno riconducibili all’impressionismo (tutti presenti in mostra), anche con opere precisamente esposte nei Salon o rifiutate nella loro partecipazione. In tre sezioni (Volto, corpo e figure; Nature sospese; Lo specchio della natura) la mostra pone quindi a confronto sui medesimi soggetti i pittori del Salon con gli impressionisti.
In quella che si configura come una vera e propria panoramica dell’arte francese del XIX secolo, il punto di partenza è Ingres, il Torso maschile dipinto nel 1800, accademico sì ma proiettato in avanti, dove traspare l’idea di un disegno del corpo, che rifiuta i principi dell’anatomia a favore dell’impressione suscitata dal modello. Chiude la sezione un celeberrimo dipinto di Bazille, considerato uno dei caposaldi del nascente impressionismo, La Toilette, rifiutato al Salon del 1870. Un percorso che incontra Corot e Courbet (La filatrice addormentata del 1853) e giunge alla strabiliante stagione impressionista con Manet e Degas, Fantin-Latour e Renoir, Cézanne, Caillebotte, Morisot, Bazille e Gauguin fino alla scultura di Rodin.
Non meno ricca la seconda sezione, dedicata al tema della natura morta, lavorando ancora sul confronto tra gli artisti del Salon e gli impressionisti, ecco una sfilata che affianca vecchio e nuovo: Bonvin, con Bazille; Maisiat e Benner a Fantin-Latour, Renoir, Pissarro, Gauguin, e poi le nature morte di frutta e oggetti di Manet e ancora Renoir, Monet e Cézanne. In chiusura, il trionfo del paesaggio. La sfilata degli artisti che lavorarono sul tema dello sguardo sulla natura (Rousseau, Courbet, Millet, Daubigny e molti altri) e l’esplosione impressionista. Una quindicina le opere di Monet e accanto a lui Pissarro e Sisley, Cézanne e Renoir, Guillaumin e Morisot, Gauguin e Van Gogh.
CARAVAGGIO E ALTRI PITTORI DEL SEICENTO. Capolavori dal Wadsworth Atheneum di Hartford
Arrivano dal Connecticut, più pecisamente dal più antico museo americano, le opere della mostra “Caravaggio e altri pittori del Seicento. Capolavori dal Wadsworth Atheneum di Hartford”, selezione di quindici grandi dipinti che compongono un percorso che prende origine da L’estasi di San Francesco di Caravaggio, primissimo quadro di soggetto religioso dipinto dal grande artista attorno al 1594. Si tratta della prima composizione di Caravaggio impostata su più figure, è il suo primo dipinto di carattere religioso, il suo primo esperimento di ambientazione paesaggistica e uno dei primi esempi in cui l’artista utilizza la luce sia in senso letterale, per illuminare la scena, sia in senso figurativo, come metafora della presenza divina. Ogni aspetto di quest’opera è innovativo.
Attorno a questo dipinto opere di autori che da Caravaggio hanno preso esempio; Cigoli, Morazzone, Gentileschi, Strozzi, Saraceni in Italia. Quindi in ambito spagnolo Zurbarán, con una delle sue opere più riconosciute, il San Serapione del 1628, un quadro affascinante ed estremamente realistico. E poi Ribera, con il suo Il senso del gusto, 1614-1616 circa, che rivela un evidente legame con il naturalismo e il chiaroscuro del Caravaggio. Quindi, Le Sueur in Francia e la Scuola fiamminga e olandese con Sweerts, Van Dyck e Hals, il più importante ritrattista di Haarlem nel secondo quarto del XVII secolo, con il Ritratto di Joseph Coymans, 1644, eseguito con pennellate vivaci e indipendenti per tratteggiare la personalità dinamica del personaggio.
GIAQUINTO. Opere rare
Un’antologica che raccoglie una ventina di opere rare di Alberto Gianquinto (Venezia 1929-2003), è la terza mostra in programma a Castel Sismondo. Lo scopo “è di dare il senso più completo di questo grande artista, pittore elegante, solitario e coerente, testimone di una profonda conoscenza del colore, del segno, della forma”.
La sua ricerca si è svolta lungo tutto il corso del Novecento senza però mai poter essere incasellata in alcuna specifica corrente artistica. Gianquinto ha dipinto sin dall’inizio il reale così come veniva riducendosi nella sua essenza poetica, nella sua posizione di segno; vedeva le cose disfarsi, sciogliersi sotto l’emozione del guardare e scopriva la loro capacità plastica di deformarsi, subendo l’impronta dell’occhio emozionato. Dalle prime nature morte, attraverso i grandi quadri “storici”, i paesaggi meridionali, i paesaggi veneti, i giardini di Asolo, i frumenti, i quadri dentro il quadro, quello di Gianquinto è stato un percorso che ha sempre costeggiato la realtà, dipingendone le impronte, le ombre, i fantasmi e le essenze. “La sostanza ultima della pittura di Gianquinto – scrive il curatore – è dunque un imperativo razionale e poetico; l’intelaiatura dello spazio, l’equilibrio del colore, il taglio sempre sapiente, la nitidezza delle forme evocate e proposte; ed è al contempo anche una lezione di metodo per cui il suo percorso è la testimonianza di uno stile di vita e di un impegno culturale e artistico totale”.
MONET, CÉZANNE, RENOIR e altre storie di pittura in Francia
Ancora impressionisti, questa volta nella Repubblica di San Marino, nel rinnovato Palazzo Sums. In mostra 25 opere che si collegano alla grande mostra riminese di Castel Sismondo, ne sono in qualche modo un proseguimento pur raccontando in modo autonomo pagine significative della storia dell’arte in quegli “anni meravigliosi” che fecero di Parigi e della Francia il riferimento di un mondo. Una mostra di grandi maestri, da Corot a Courbet, da Monet a Cézanne, da Renoir a Pissarro, da Sisley a Degas assieme ad alcuni pittori del Salon. Per indagare aspetti della vicenda artistica francese soltanto accennati nella contemporanea rassegna riminese. Tra le opere più significative, la Riva fiorita a Vétheuil di Monet, i cavalli a Longchamp di Degas; l’ Autoritratto con berretto di Cézanne o e poi approfondimenti riservati all’opera di Pissarro e Sisley negli anni ottanta del XIX secolo; la Piccola italiana di Bazille, dipinta nel 1866 e messa in relazione con la Giovane curiosa di Bertrand, artista di Salon. E ancora i due ritratti ad Alfred Bruyas eseguiti da Couture e Courbet rispettivamente nel 1850 e 1854. Una mostra fatta anche di contrappunti e di storie.
IMPRESSIONISTI A CASTEL SISMONDO
CARAVAGGESCHI AL CASTELLO
IMPRESSIONISTI A PALAZZO SUMS
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