Era brusco nei modi, di carattare fin troppo franco, di vedute piuttosto ristrette, era stato cresciuto come in una caserma e se la leggenda popolare dovesse essere vera, ovvero che era un figlio del popolo opportunamente messo in una culla reale drammaticamente vuota, di sangue blu non doveva averne neppure una goccia . La storia però ricorda Vittorio Emanuele II come il “re galantuomo”, non foss’altro perché ebbe il merito di assecondare quel processo che avrebbe condotto l’Italia ad essere un solo Paese, e a fare di lui il suo primo re.
In questi mesi di avvicinamento al 150mo anniversario dell’Unità niente di più naturale che la sua città, Torino, gli dedicasse una mosta. Anzi, una mostra che si moltiplica per tre, nel senso che seguendo le tracce personali e private della vita di Vittorio Emanuele, dall’adolescenza all’unificazione, il percorso si dipana in tre sedi diverse: Palazzo Reale di Torino, Palazzo Chiablese e il Castello di Racconigi. Da domani, 2 ottobre al 13 marzo 2011.
Il re adolescente, i suoi oggetti personali e quelli del sua ingombrante padre Carlo Alberto (la madre era Maria Teresa d’Asburgo-Toscana), sono racoclti nel castello di Racconigi, il casino di caccia preferito del sovrano luogo dove perlatro venne festeggiato il suo matrimonio con Maria Adelaide.
A Palazzo Reale di Torino il cuore dell’esposizione, coi i capitoli della vita privata e della storia che lo portò al trono d’Italia. Al primo piano del Palazzo nelle sale auliche e di rappresentanza ecco allora il racconto degli episodi salienti della storia risorgimentale nel periodo compreso tra il 1849 ed il 1864. Un persorso che di sviluppa nelle stesse sale stesse dove si svolsero tanti fatti narrati dalla mostra. E non potevano mancare ritratti, documenti, cimeli dedicati ai protagonisti a vario titolo dell’epopea: i ministri del Regno di Sardegna (D’Azeglio, Cavour e Rattazzi), gli eroi (Garibaldi), i regnanti delle corti europee (Napoleone III, Francesco Giuseppe, Pio IX). La sala da ballo del Palazzo con l’esposizione degli abiti di scena del Nabucco di Giuseppe Verdi della collezione La Scala di Milano, chiude la visita sulle note del suo celebre coro, il “Va pensiero” che divenne un vero e proprio inno per i patrioti. Altra storia aI piano nobile del Palazzo, all’interno degli appartamenti che furono del sovrano, qui la mostra entra nella sfera privata del re, guarda alle sue passioni ed alle debolezze. Si scopre, attraversando lo studio e la camera da letto (per l’occasione restaurata) come Vittorio Emanuele amasse i sigari e il biliardo, coltivasse una vera e propria passione per la caccia ed anche per la guerra. Partendo dalla camera da letto della Regina di Sardegna Maria Adelaide una serie di stanze successive raccontano invece il gusto femminile dell’epoca attraverso abiti, oggetti personali e gioielli. Infine, nelle stanze a seguire i sintetici ritratti dei figli della coppia reale e delle loro vicende successive di vita.
Ultima puntata Palazzo Chiabese con una sezione intermante dedicata alle Guerre di indipendenza italiana. In mostra i diorami delle più importanti battaglie delle guerre di indipendenza e poi armi, armature, documenti e dipinti.
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