La ragazza con l’orecchino di perla va in Giappone. E in Olanda tremano

Il romanzo di Tracy Chevalier l’ha resa celebre a livello globale, il film del 2003 di Peter Webber ne ha ampliato questa notorietà a tal [...]

Il romanzo di Tracy Chevalier l’ha resa celebre a livello globale, il film del 2003 di Peter Webber ne ha ampliato questa notorietà a tal punto che il museo Mauritshuis dell’Aia, dove il capolavoro di Vermeer La ragazza con l’orecchino di perla (il titolo appropriato sarebbe Ragazza col turbante), è custodito, ha l’impellente necessità di ampliare i propri spazi. E questo per meglio sopportare il continuo pellegrinaggio dei visitatori alla ricerca del mistero nello sguardo vellutato di quella fanciulla dipinta dal grande olandese nel 1665.

E così, secondo un sistema già adoperato da altri musei (vedi il D’Orsay a Parigi), per sostenere le spese di restauro e mentre il museo rimarrà chiuso, ecco che cinquanta opere – tra cui la ragazza con l’orecchino, un autoritratto di Rembrandt e altre importanti opere della “golden age” olandese – andranno, nel 2012, in tour in Giappone, al Tokyo Metropolitan Art Museum, quindi al museo di Kobe. Il tutto a pagamento, s’intende. Tanto più che i lavori del Mauritshuis, che saranno completati entro 2014, comportano una spesa di ben 22 milioni di euro.

Il prestito della Ragazza con l’orecchino di perla ha sollevato in Olanda molte perplessità, si teme che il viaggio e le condizioni climatiche della galleria Kobe possano finire per danneggiare la preziosa pittura. E c’è chi sostiene che un precedente perstito di Vermeer, “L’arte delle pittura”, nel 2004 abbia provocato danni alla superficie pittorica. Accuse comunque respinte dai giapponesi, che assicurano d’aver garantito un habitat ideale all’opera.

La vicenda torna a sollevare un quesito mai risolto. Questo contnuo andirivieni di opere d’arte d’ogni tempo da una parte all’altra del mondo in occasione delle grandi mostre, è utile alla diffusione della cultura o finisce per creare solo danni? E soprattutto, vale la pena correre qualche rischio per dare la possibilità anche a vive decine di migliaia di chilometri distante di ammirare  capolavori assoluti?  Giustissimo, si potrebbe dire, ma lo stesso diritto andrebbe assicurato ai cittadini del futuro.

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