E’ considerata il monumento più prezioso della cristianità e di chiuderla al pubblico non se ne parla proprio, la Cappella Sistina, però, è vittima della sua importanza. Duemila e cinquecento metri quadrati di pitture murali ammirate ogni anno da quattro milioni e mezzo di persone, con punte di 25mila visitatori al giorno ognuno dei quali resta col naso all’insù mediamente tra i dieci e i quindici minuti, emanando anidride carbonica, calore (tra il giorno e la notte vi è uno scarto termico di alcuni gradi proprio a causa dei visitatori) e lasciando sul posto la polvere degli abiti e delle scarpe. E’ l’uomo la fonte dei guai per la Cappella. Sono infatti queste cifre a rendere l’immensa opera michelangiolesca tragicamente fragile, soggetta a polveri sottili ed umidità che rischiano di comprometterne per sempre la bellezza. E si prova a correre ai ripari: entro l’estate del prossimo anno nuovi apparecchi saranno installati per preservare gli affreschi che solo 16 anni fa sono tornati allo splendore originario in virtù di uno dei restauri più significativi dell’intera storia dell’arte. Restauri che avevano ripulito le pitture dalla colla animale e dal fumo nero che vi si erano accumulati in cinque secoli di vita.
Nei mesi scorsi un team di restauratori monitorando centimetro per centimetro l’opera ha ribadito la necessità d’intervenire con urgenza, adesso un comitato scientifico sta esplorando le possibili soluzioni tecniche. L’atmosfera della Cappella va ripulita e raffreddata, e occorre fare in modo che l’umidità emanata dal corpo umano non raggiunga la volta con speciali impianti di condizionamento mentre lungo i corridoi occorrerà pensare a sistemi che trattengano la polvere di scarpe e abiti e raffreddino i corpi dei visitatori.
I Musei Vaticani si sobbarcheranno il costo, ma si attendono donazioni e sostegni internazionali, solo così, d’altronde questo patrimonio dell’umanità potrà giungere alle generazioni future.
© Riproduzione riservata


