Il prossimo 9 ottobre John Lennon avrebbe compiuto 70 anni, ne aveva appena festeggiati 40, quando Mark Chapman gli sparò. Era una fredda sera del dicembre di New York: 9 -12- 1980, ore 22.50. Lennon rincasava in compagnia della moglie, Yoko Ono, in quel lussioso palazzo della 72ma strada dove risiedevano da tempo. «Ehi, Mr. Lennon! Sta per entrare nella storia» gridò l’assassino prima di esplodere i cinque colpi di pistola; quattro andarono a segno e per l’icona della musica fu la fine. Venti minuti dopo spirava.
Chapman sbagliava, non sarebbe stata la sua follia a regalare a Lennon un posto nella storia, il suo posto d’onore se l’era già guadagnato da vent’anni almeno, dando vita all’avventura dei Beatles. Ciò che la mano assassina ha fatto è stato invece inculcare, in molti, la voglia di creare un santino e di offrire ad altri l’opportunità per mercificarlo. E così per i fan c’è un nuovo motivo d’indignazione all’orizzonte, le celebrazioni “firmate” Yoko Ono. Già proprio lei, quella che rimane, nonostante la storia racconti altro e sia ben più articolata di quanto riferisce il luogo comune, il vero motivo dello scioglimento dei Beatles, Yoko la “strega”, la furba che “riduce a gadget” il mito di John (l’espressione è di Antonio Lodetti su Il Giornale). Lei che dà il permesso alla Ciotroen di risuscitare il volto e le parole del mito per pubblicizzare un’utilitaria.
Ma i motivi d’indignazione non finiscono mai quando c’è di mezzo il denaro, e nuovo spunto al popolo dei puri proseliti del guru di Liverpool è stata le festa organizzata alcune sera fa da Mont Blanc al Lincon Center di New York (vedi foto) e in altre cinque città d’ogni continente per lanciare una nuova collezione di penne ispirata a Lennon. Belle sono belle, 500 euro il modello in vinile con tanto di firma di John e simbolo della pace, e poi i modelli più preziosi, quella con la riproduzione del mosaico del memorial «Strawberry Fields» al Central Park e un’altra in oro bianco costellata da brillantini che compongono il primo accordo di Imagine. Pare davvero troppo. A John sarebbero piaciute? Lui che fu anche indicato come comunista per le sue posizioni rivoluzionarie, antiborghesi e per il suo pacifismo.
Non lo sappiamo. Non ci è dato saperlo. Non sappiamo come John avrebbe vissuto la rivoluzione internet, come avrebbe reagito all’attacco alle Torri Gemelle e alle reazioni dell’amministrazione Bush; non sappiamo come si sarebbe trovato nel panorama musicale contemporaneo, affollato di un vuoto pneumatico , altro che “rivoluzione”; non sappiamo se e come avrebbe reagito oppure assecondato la deriva mercantilista dell’ultimo trentennio, dove ogni cosa ha valore se ha valore per il mercato. Perché quella controcultura che Lennon ha abbracciato a livelli globali è da tempo che non esite più. Ed è morta ancora prima di quell’8 dicembre del 1980. Altrimenti non si spiegherebbe come Bob Dylan, solo un anno fa, indossasse i panni di Babbo Natale per registrare un album di canzoni natalizie, in Italia regalato ai clienti di un noto gruppo bancario come gadget di buone feste.
Non sappiamo nulla e perciò ci sentiamo in qualche modo di difendere “la signora”, nonostante alcune operazioni possano suonare davvero irritanti, e improntate al puro uso commerciale di quello che ormai è diventato un brand. Difendiamo Yoko Ono perché abbiamo ammirato ed amato John Lennon, perché è stata la donna con la quale lui ha scelto di dividere vita e battaglie; perché è stata lei, in quella fredda sera del dicembre newyorkese, a raccogliere l’ultimo sorriso di John. Per dovere di cronaca segnaliamo che fino al 13 novembre, alla galleria Haunch of Venison di Berlino è ospitata la mostra “Yoko Ono – Das Gift”, omaggio dell’artista a John Lennon in occasione del suo 70mo compleanno e dei 30 anni dalla mostre. Sculture, suoni, film ed elementi d’interazione giocano sul filo rosso del pacifismo . L’opera centrale si intitola “A Hole” e consiste in una lastra di vetro bucata da un proiettile, con la scritta: “Andate dall’altra parte del vetro e guardate attraverso il foro”. Sempre Yoko Ono è l’artefice dell’organizzazione del concerto alla memoria che si terrà il primo e il due ottobre a Los Angeles. Sul palco, tra gli altri: Iggy Pop, Sonic Youth, Lady Gaga ed il ritorno della Plastic Ono Band.
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