Grandi mostre d’Italia in pericolo. Forse no

Grandi mostre, addio. I tagli della Finaziaria a comuni isituzioni pubbliche per i “grandi eventi” renderanno impossibile programmare e mettere insieme eventi espositivi rilevanti. E [...]

Grandi mostre, addio. I tagli della Finaziaria a comuni isituzioni pubbliche per i “grandi eventi” renderanno impossibile programmare e mettere insieme eventi espositivi rilevanti. E così, a Roma, città dalla quale è arrivato l’allarme, la mostra di Van Gogh che da ottobre porterà, al Vittoriano, 70 opere del maestro olandese ed una trentina di tele di altri pittori del suo tempo, potrebbe essere l’ultima grande esposizone che  convoglierà in città folle di turisti proti a mettersi in fila pur di ammirare i capolavori asosluti della storia dell’arte. E’ quanto accaduto, ad esempio, nella mostra sul Caravaggio alle Scuderie del Quirinale, che ha realizzato mezzo milione di visitaori. E nonostante l’alto costo dell’allestimento (4 milioni e mezzo) ha chiuso il bilancio in attivo, incassando oltre sei milioni di euro.

Riferisce l’asessore alla Cultura del comune di Roma, Umberto Croppi al Corriere della sera constatando che le amministrazioni pubbliche, o le società partecipate, non potranno spendere più del 20 per cento per mostre e pubblicità di quanto già investito nel 2009. «Ciò significa – ha spiegato Croppi – che il Vittoriano, il Palazzo delle Esposizioni, i Musei Capitolini, il Macro, ma anche la Triennale di Milano dovranno prevedere una fortissima riduzione del loro budget. Significa, in poche parole, smettere di fare le mostre. Ameno che la norma, una svista evidente, non venga modificata entro pochi giorni». Giro (il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro ndr) ha promesso che si adopererà «per far correggere alcune incoerenze contenute nella norma complessiva, quelle relative a una regola che impedirebbe ai Comuni di sponsorizzare le mostre. E immagino che lo dovremo fare rapidamente».

Insomma, l’allarme potrebbe rientrare, tuttavia la discussione sulle grandi mostre e sulla loro opportunità è aperta da anni. C’è chi le ritiene utili, come strumento di promozione turistica e culturale in un Paese dove l’unico modo per far entrare la gente nei musei sembra quello di fornirgli l’evento di grande risonanza. E c’è chi, invece, le considera alla stregua di una vetrina da Cnetro commerciale, dove si passa, si guarda e si torna a casa ignoranti quanto prima. Questo senza entrare nel merito delle singole esposizoni che costellano il panorama dell’arte. La mostra deve tutto sommato rappresentare un punto di partenza per chi ha voglia di approfondire, ed un momento di puro e semplice incontro emotivo con gli artisti e con le loro opere, che il più delle volte sono disseminate nei musei e nelle fondazioni di mezzo mondo. Ritrovale assieme è sempre un evento.

Altro capitolo da aprire sarebbe quello della scarsa passione degli italiani per i tesori d’arte conservati nelle collezioni permanenti dei Musei, e che da sole valgono molte, molte “grandi mostre”. Spendere nella promozione ed in una migliore fruibilità dei musei, sarebbe importante. Ciò nonostante non mancano, in tutto il Paese, i tentativi di aprire le porte dei musei ad un uso più ampio, ad esempio con l’organizzazione di serate, concerti, eventi, laboratori per i bambini, ma molto resta da fare. Tra i buoni esempi ricordiamo quello della Galleria d’arte Moderna di Torino, dove annualmente la collezione viene ri-allestita secondo percorsi tematici differenti, e, ponendo in evidenza alcuni aspetti delle raccolte si guarda alle opere da prospettive nuove.

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