Primo direttore ospite principale straniero della storia al Mariinsky di San Pietroburgo, direttore musicale del Teatro Regio di Torino, direttore principale della Bbc Philarmonic, Gianandrea Noseda trascorre la maggior parte dell’anno nei più grandi teatri, oppure in viaggio in tournée come quella (trionfale) in Giappone e Cina tra luglio e agosto con l’orchestra del Regio, con la quale debutterà a maggio a Parigi al teatro degli Champs Elysées.
Eppure porta sempre con sé i panorami che ha imparato ad amare dalle finestre della sua casa sulla collina di Meina (Novara), dove torna per riposarsi e dedicarsi al “suo” festival, le Settimane Musicali di Stresa, di cui è direttore artistico dal 2000. Nel camerino del Palazzo dei congressi arriva l’eco delle ultime accordature degli strumenti, prima del concerto che chiuderà la 49° edizione della rassegna, quest’anno sul tema “Visioni”.
DT - In che senso un artista è un visionario?
GN – Il musicista, il compositore, l’artista, sono persone in grado di sognare e di far sognare. Attraverso un percorso creativo, la visionarietà appunto, riescono arrivano a inventare delle storie meravigliose che per vivere devono essere dette. Potrebbe essere un percorso di estraniazione dalla realtà, invece affonda le sue radici nella concretezza di tutti i giorni. La musica, ad esempio, ha il potere di metterci davanti a noi stessi, come uno specchio, di farci capire chi siamo, qual è la nostra essenza. Per questo desidero che il festival non sia qualcosa di fine a se stesso, ma porti all’attenzione del pubblico un modo di pensare.
DT – Giunto ormai al termine di questo percorso, crede che sia stata una scelta efficace?
GN – Questo lo dovrebbero dire gli spettatori. Secondo me però con i nostri concerti siamo riusciti a toccare ambiti anche più vasti di quelli immaginati in partenza. La visionarietà dovrebbe quindi aver lasciato segni nei cuori di qualcuno.
DT – La scelta è stata di chiudere il festival con il Concerto n.1 per violino di Shostakovic e la Sinfonia del Nuovo Mondo di Dvorak. Sempre due visionari?
GN – Shostakovic riesce in questo Concerto a criticare il potere staliniano con grande abilità, come un funambolo, senza attaccarlo direttamente. Dvorak scrive invece la sua Sinfonia in America, poco prima di tornare in Europa. Si può dire che sia un canto di nostalgia per il Vecchio Continente.
DT – Lei ha sempre creduto e scommesso sui giovani. Ha terminato a Stresa la tournée con la European Union Youth Orchestra. Ci vuole coraggio, in un momento certo non facile per la musica.
GN – Non credo che questo sia un momento difficile per la musica. La situazione è più generale: le persone non sanno più ascoltare, non leggono più. Eppure i “visionari” che continueranno a far vivere l’arte nascono ancora. Ne sono la prova i giovani della European Union Youth Orchestra, i migliori musicisti di ciascuno dei 27 Paesi Europei. Ragazzi che scelgono di dedicare la propria vita alla musica: finché la nostra epoca continuerà a generare “visionari” così non c’è da temere.
DT – L’anno prossimo le “Settimane” compiranno cinquant’anni. Come celebrerete questo importante anniversario?
GN – Certo un compleanno così importante deve essere festeggiato degnamente. Ma credo che fin qui abbiamo lavorato bene e che quindi proseguiremo sulla strada fatta fino ad ora.
Un artista – disse il direttore d’orchestra qualche tempo fa – è carismatico anche quando taglia le angurie al Palio di Mezzolombardo. E Noseda è un artista. (Maria Elisa Gualandris)
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