Arte contemporanea: quell’ingombrante dono da 25 milioni di sterline

Non è facile essere generosi, neppure nel Regno Unito dove può capitare che un regalo stimato in 25 milioni di sterline, e accolto con lodi [...]

Non è facile essere generosi, neppure nel Regno Unito dove può capitare che un regalo stimato in 25 milioni di sterline, e accolto con lodi pubbliche,  nei fatti si riveli essere un problema. Nello scroso mese di luglio mister Charles Saatchi, 67 anni, titolare dell’omonimo tempio dell’arte contemporanea di Londra aveva dichiarato l’intenzione di donare alla nazione la galleria e il suo prezioso contenuto d’arte, una collezione permanente che conta 200 opere di artisti di alto profilo.

I 70mila metri quadrati della Saatchi Gallery di Chelsea sarebbero, secondo i progetti, diventati così il Museo di Arte Contemporanea di Londra (Moca Londra). Tutto questo adoperandosi affinchè nessun addebito fosse ricaduto sullo Stato- Oggi, però, la BBC annuncia che i colloqui con l’Arts Council England si sono rotti, insomma – allo stato attuale delle cose non se ne farebbe niente.

Will Gompertz, della BBC dice che sono sorti diversi problemi inerenti alle diverse proposte di Saatchi, come l’idea di cofinanziare il nuovo istituto con l’acquisto e la vendita di oggetti della collezione permanente, un politica che va contro il codice etico stabilito dall’associazione dei Musei. Altri ancora hanno contestato la creazione di un nuovo museo di arte contemporanea, in quanto sarebbe un doppione del ruolo della Tate Modern. Ma nulla è perduto, una portavoce del signor Saatchi, ha dichiarato: “Non c’è più niente da dire per il momento, ma si spera [ci sarà] nelle prossime settimane”.

La collezione di Saatchi può vantare diverse opere iconiche della cintemporaneità. Dallo squalo in  formaldeide di Damien Hirst al “Tragic anatomie” di Jake e Dinos Chapman coi loro manichini mutanti, o l’instellazione di Emily Prince composta da migliaia di disegni dei militari americani uccisi in Afghanistan e Iraq. E ancora, il muro di ossa che compongono il testo di un discorso di Gandhi dell’ indiano Jitish Kallat e la sala dedicata al franco-algerino Kader Attia, dove sono instellate una serie di figure a grandezza naturale nell’atto di pregare, realizzate in lamina di alluminio.

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