Qualsiasi ragazza degli anni ’80, alla possibilità di un paragone tra la signora Louise Veronica Ciccone e Stefani Joanne Angelina Germanotta si rifiuterebbe di intavolare ogni discussione, origini italiane a parte. Ma per qualche momento proviamo a dimenticare d’aver legato i capelli con un fiocco di pizzo nero e di aver spasimato per i bustini di Gaultier pur non avendo avuto mai la seria intenzione d’indossarli, e guardiamo al fenomeno Lady Gaga (o GaGa) con il dovuto distacco critico, proviamo a guardare – per quanto possibile – oltre il look, tentiamo di sbirciare tra le righe col proposito d’intravedere cosa resta dietro le maschere, la volgarità, gli eccessi e le sovrastrutture di plastica che il marketing ha aggiunto a quella ragazza dotata di un grandioso senso istrionico, che supponiamo congenito, e che nel giro di due anni è passata dai club newyorchesi alla ribalta galattica. Cosa resta? 
Niente di più che una discreta artista (buona voce adeguatamente aggiustata coi filtraggi, presenza scenica, diligente ballerina che nel tour suona anche il pianoforte) o il più grande fenomeno che il pop internazionale abbia conosciuto negli ultimi anni? Senza volerci girare troppo intorno, la vera domanda è questa, ed al momento è anche la domanda che non ha risposta. Per meglio dire una risposta – parziale – c’è: il fenomeno Gaga, resterà tale, cioè un “fe-no-me-no”, almeno fino a buona parte del 2011, ovvero fino a quando durerà il suo tour mondiale “Il Monster Tour Ball“, che raccoglie un sold out ad ogni tappa (sarà a Milano, il 4 e 5 dicembre, e a Torino il 9 novembre ). Insomma, la signorina Germanotta è, e sembra essere, l’unica artista femminile capace di riempire la casse dello show business con molto denaro ed una ventata di novità. E questo conta ancora qualcosa. Sul termine “novità”, qualche precisazione è d’obbligo: non parliamo infatti della sua produzione musicale, peraltro ancora limitata a due album The Fame (2008) e The Fame Monster (2009) dove è evidente la scopiazzatura degli anni ’80, ma al fenomeno nel suo complesso, che se sezionato in tutte le sue parti (dai video ai testi, agli accenti tonali, al look) mostra ben poco di originale e che invece, preso nell’insieme, porta a qualcosa che se non è proprio diverso suona molto in linea con la contemporaneità. Il grottesco, la riformulazione che diventa parodia, la volgarità fatta regola, l’inno alla celebrità come valore assoluto mescolati alla diligenza e a discrete capacità interpretative, il tutto con un accompagnamento mediatico che non conosce eguali. E’ dalla migliore Madonna di qualche decennio fa non si vedeva alla ribalta qualcosa del genere. E se sia un bene o un male decidetelo voi.
NASCITA DI UNA POPSTAR DEL XXI SECOLO
Nelle capitali già toccate dal Monster tour, folle di personaggi famosi sono accorsi a rendere omaggio alla “diva”, sembrano
passati secoli, ma in realtà sono solo trascorsi due anni da quel singolo “Just Dance”, che molti liquidarono come l’ennesimo brano usa e getta che un’industria discografica già asfittica provava a lanciare sulla piazza. Sbagliavano tutti, non per la qualità del brano, e forse solo lei – che ha sempre saputo con precisione dove voleva arrivare – avrebbe scommesso su l’ascesa verticale della sua parabola: il successo globale, che nella classifica di Time Magazine dei personaggi top del 2010 l’ha resa (al momento) anche più popolare di Obama.
In tutto questo chi sia veramente Lady Gaga è impossibile a dirsi, anche perché nessuno come lei riesce a far coincidere la maschera pubblica e quella privata. Insomma riesce perfettamente a rimandare all’esterno l’immagine d’essere una che, scusateci il gergo, “non ci fa…ma ci è”. Questione di abilità…e d’intelligenza.
Ed intelligente Stefani Joanne Angelina Germanotta, lo è davvero. Almeno la biografia ci tramanda l’immagine di una nerd (una sorta di genietto) che frequantava l’ esclusiva scuola del Sacro Cuore, a New York; si sa poi che ha lavorato come cameriera per qualche mese per mettere insieme i soldi per comprare una borsa di Gucci che i suoi genitori le avevano rifiutato. A darle una mano a farsi conoscere fu la comunità gay di New York, che le prestò attenzione quando cantava nei club della città; le case discografiche più importanti allora non la vollero tenere da conto e, inizialmente, neppure i vertici della Interscope, la sua etichetta, perché le caratteristiche fisiche non si adattavano ai canoni di una pop star. Ed è forse per riconoscenza che Gaga ha dedicato il nuovo singolo “Alejandro” alla comunità gay. Per il reso ben poco si sa della ragazzetta prima che s’inventasse Lady Gaga, amatissima e oditissima da fiumi umani della stessa portata.
E’ il 2008, esce “The Fame”, inizialmente l’album non suscita attenzioni particolari, la critica rimarca le somiglianze con Cristina Agulera, e tutto sembra nella norma. Saranno infatti videoclip i veri punti di forza nel lancio in orbita della giovanissima. E per alcuni di essi c’è chi non si risparmia nel gridare all’opera d’arte. Non volendoli citare tutti ricordiamo “Paparazzi”, diretto da Jonas Akerlund e diventanto un punto di riferimento per gli amanti del kitsch; “Bad Romance” nella storia come il video più visitato su Youtube, e ancora “Telephone“, con Beyoncé, più che un videoclip un cortometraggio splatter. 
La consapevolezza della superdiva mescolata con una cordialità che in Italia potrebbe essere propria solo di Orietta Berti, cattivo gusto e sangue estremizzati quando qualità musicale del “prodotto” scende; fiumi di parole (le sue dichiarazioni ai media sono notoriamente generose), polemiche e senso dell’umorismo. Sono alcuni degli ingredienti che spesi con misurata sapienza danno sale ad un fenomeno che fa del tributo virato in salsa dance la sua cifra musicale. Nella sua musica ci ritrovi Madonna e le Spice Girls, le T.A.T.U. e gli Abba, con molta grinta extra, ovviamente.
Ma è a questo punto della sua carriera che per la premiatissima e osannata Lady Gaga si apre forse il momento più delicato. Nel 2011, come ha annunciato usciranno due nuovi album. Sulla base di quello che sarà il loro successo la domanda iniziale potrà trovare una risposta. Perché l’aver raggiunto la celebrità in tempi record, non assicura ancora a Lady Gaga un posto di rilievo nella storia del pop. Ce la farà? Se saprà reinventarsi sì.
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