Correva il 1960 e nel mondo accadevano una quantità di eventi più o meno campali (leggi qui), Fellini incantava con La dolce vita mentre Gabriele Salvatores, in piedi su una sedia e recitando poesie per la famiglia riunita, decideva che sì, da grande avrebbe “fatto lo spettacolo”. Così ha raccontato lui stesso ad un giornalista che gli chiedeva lumi su come vivesse i sessant’anni appena compiuti.
Un genetliaco è sempre occasione per parlare del passato, ma ancor di più del futuro prossimo se il festeggiato in questione ha in serbo un po’ di novità; come di quel film tratto dal bestseller Educazione Siberiana di Nicolai Lilin (libro tradotto in 14 lingue) che Salvatores comincerà a girare in autunno; e poi il documentario dal titolo decisamente asciutto: “1960” che sarà presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia, dove peraltro il premio Oscar sarà nella giuria guidata dall’amico Tarantino. 
Basato su quell’immenso archivio di vita italiana che sono le Teche Rai, “1960” adopera una formula narrativa originale prendendo spunto dai tanti cambiamenti che caratterizzarono quell’anno e dalla visione che poteva averne la gente comune… “[…] le Olimpiadi, Kennedy, le migrazioni interne, la prefazione del boom: ho cercato di usare tutto questo enorme materiale per creare senza attori una vera fiction su una famiglia del Sud che viene a Milano, un po’ quella di Rocco di Visconti e un po’ anche la mia. Cinegiornali Luce, inchieste, Fellini e Antonioni, spezzoni straordinari di vita, storia vista da un bambino che forse sono io”, ha raccontato .
E spulciando il programma della Mostra di Venezia non si può fare a meno di notare che dai documentari –alcuni firmati da grandi registi – possono arrivare belle sorprese: da L’ultimo Gattopardo di Tornatore a Passione di John Turturro; sino ad arrivare al film su Elia Kazan A letter to Elia, firmato da Martin Scorsese e Kent Jones. Dimostrazione di un genere cinematografico in buona salute.
1960
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