Santa Maria Maggiore rievoca l’epopea degli spazzacamini. A settembre

L’attesa, come ogni anno, cresce giorno dopo giorno. Attesa per le esibizioni sui tetti e con le simulazioni di pulizia dei camini. Dal 3 al [...]

L’attesa, come ogni anno, cresce giorno dopo giorno. Attesa per le esibizioni sui tetti e con le simulazioni di pulizia dei camini. Dal 3 al 6 settembre a Santa Maria Maggiore, in valle Vigezzo, provincia di Verbania, va in scena il XXIX Raduno internazionale degli spazzacamini che comprenderà anche una “notte nera” a base di musica e spettacoli.

Un raduno lieto ma che ricorda anche il sacrificio di bambini e uomini che giravano l’Europa osservando le città dai tetti dei palazzi dove dovevano appunto pulire camini e canne fumarie. A Santa Maria c’è il museo dedicato a questo umile ed insostituibile mestiere. E nel paese vicino, a Malesco, un monumento ricorda questa pagina infarcita di lavoro minorile e di vittime del lavoro precipitate al suolo dopo aver perso l’equilibrio. Al raduno prendono parte oltre mille spazzacamini di oggi e di ieri ed arriveranno, anche questa è una consuetudine, delegazioni dalla Germania, dall’Olanda, dalla Lituania, Giappone e Stati Uniti.

Questo è un breve racconto dello scrittore e giornalista Benito Mazzi, vigezzino, che riassume quanto sia stato a volte drammatica questa pagina di storia locale.

Il grande romanzo degli spazzacamini è stato scritto nei secoli da alcune delle valli più povere dell’arco alpino. I primi spazzacamini in assoluto sono stati I vigezzini, che troviamo in giro per l’Europa nella prima metà del 1500. Determinante è sempre stato in questo mestiere l’apporto dei bambini, i quali, con la loro esile statura riuscivano ad infilarsi sulle cappe e ad assicurare con la raspa e lo scopino, che maneggiavano al buio, a tentoni, avendo il capo avvolto dalla “caparüza”, berretto privo delle aperture per gli occhi, un lavoro particolarmente accurato. Il fenomeno dei “piccoli rüsca”, i bambini spazzacamino, coinvolse, particolarmente nei decenni a cavallo fra il XIX e XX secolo, gran parte delle famiglie vigezzine, costrette a “cedere in affitto” almeno uno dei loro figlioli ai “padroni”, vecchi

Spazzacamino

spazzacamini che giravano di casa in casa ad arruolare la “materia prima” per lo svolgimento del loro lavoro. Centinaia di piccoli di sei, sette anni si trovarono a fare la stagione (da settembre ad aprile) e a trascorrere il Natale lontano da casa, tra i fumi, il gelo e le nebbie della pianura o “bassa”, termine col quale indicavano la loro area di lavoro. I genitori sottoponevano i loro figli a questa dura esperienza pur di avere una bocca in meno da sfamare durante il lungo inverno. Era, quella dei piccoli rüsca, una vita di fatiche, privazioni e sofferenze poiché i loro padroni, salvo rare eccezioni, erano crudeli e non gli risparmiavano i maltrattamenti. Li costringevano a un lavoro massacrante e addirittura a digiunare per impedire che si irrobustissero, col rischio di non entrare più nel camino. Spesso, per mangiare, i poveretti erano costretti ad elemosinare una pagnotta, un piatto di minestra, i ritagli del salame e le croste del formaggio nei negozi. Il fenomeno dei piccoli rüsca si esaurì tra il 1940 e il 1950, da solo, con la scomparsa dei caminetti, sostituiti dalle stufe e dai moderni sistemi di riscaldamento“. (Benito Mazzi, dal sito www.comune.santamariamaggiore.vb.it/storia/spazzacamini.html

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