Dopo una mostra a Castelfranco Veneto che tra l’inverno e la primavera è stata visitata da circa 140mila persone, nel quinto centenario della morte di Giorgione anche Venezia dedica un evento al pittore più misterioso del Rinascimento.
Tre tra le sue più celebri opere: La Vecchia (1506), La Nuda (1508) e soprattutto il suo capolavoro più noto, ammirato e ancora oggi di significato controverso, La Tempesta (1507-08), saranno esposte, per oltre un mese, in uno dei più singolari edifici di Venezia, il Palazzo Grimani a campo Santa Maria Formosa. Edifico di prprietà pubblica restituito alla città nel 2008 e che, con questa occasione, diventa spazio espositivo permanente aperto tutti i giorni al pubblico. La mostra delle tre opere di Giorgione aprirà infatti ad una serie di esposizioni che vedranno come protagonisti i grandi artisti italiani e internazionali. Annunciati per i prossimi mesi le Visioni dell’aldilà di Hieronimous Bosch e i quaderni del Canaletto.
Vittorio Sgarbi in qualità di soprintendente ai Musei e alle Gallerie statali di Venezia è il curatore dell’esposizone allestita dal 29 agosto al 10 ottobre.
La Nuda, esito di un affresco originariamente al Fondaco dei Tedeschi e La Vecchia, eccezionale dipinto, in trasferta temporanea dalle Gallerie dell’Accademia, sono il coronamento ideale e la riunificazione di un percorso giorgionesco tutto veneziano che culmina nel capolavoro de La Tempesta, il più celebre ed enigmatico dipinto di Giorgione, primo vero esempio di paesaggio nella pittura italiana e al centro, per secoli, di innumerevoli dispute filologiche sulla corretta interpretazione del suo soggetto. Ancora recentemente sull’opera si sono pronunciati diversi studiosi. Ma Vittorio Sgarb nel saggio in catalogo è di vedute più caute. “La prima fotografia - scrive Sgarbi del soggetto del dipinto - il lampo nel cielo colto nell’istante in cui appare, rendendo luminose e spettrali le architetture sul fondo.
Un fulmine, l’avviso della tempesta imminente, in una città che non è difficile identificare nella stessa Castelfranco, subito di là del ponte di legno. Da molto tempo penso che la lettura più pertinente sia proprio quella impressionistica, che fa riferimento alla “tempesta”, la cui evidenza metereologica ha lo stesso peso dei due umani protagonisti. Il fulmine nel cielo nuvoloso sopra la città, quel lampo di luce strisciante sulle case è il tema sostanziale ed è colto con la stessa velocità nel tempo in cui si manifesta: un’istantanea fotografica che corrisponde al “momento decisivo” evocato da Cartier Bresson, in contraddizione con l’atteggiamento “in posa”, quasi per evidenziare il contrasto, dei due personaggi. Paesaggio puro dunque, ma in un momento determinato, in cui la nostra attenzione è improvvisamente destata da quella irruzione imprevedibile e aleatoria che rappresenta la vera, sostanziale originalità di quella veduta”.
Per informazioni:www.palazzogrimani.org
Da RaiEdu
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