Il sorriso di Monna Lisa? Leonardo lo ha dipinto con le dita e molta pazienza

Leonardo inventa la macchina fotografica e pone davanti all’obiettivo Monna Lisa, ma qualcosa non funziona in quel marchingegno che ad un tratto esplode lasciando uno [...]

Leonardo inventa la macchina fotografica e pone davanti all’obiettivo Monna Lisa, ma qualcosa non funziona in quel marchingegno che ad un tratto esplode lasciando uno spesso strato di fuliggine sul volto del genio. Davanti alla scena Monna Lisa sorride e Leonardo, incantato da quell’espressione appena accennata e irritato al tempo stesso: “Vuol dire che il ritratto te lo dipingerò”.

E’ solo una delle tante leggende che si favoleggiano attorno all’origine del sorriso più enigmatico della storia dell’umanità, e parte del mistero oggi è stato svelato, almeno dal punto di vista tecnico. Per raggiungere l’effetto, Leonardo ha usato con sapienza estrema ombre e sfumature, come le ha realizzate lo ha scoperto il  Laboratoire du Centre de Recherche et de Restauro des Musées de France con un’approfondita analisi ai raggi x, la spettroscopia a fluorescenza che consente analisi dettagliate senza la necessità di prelevare campioni che danneggerebbero l’opera.

Quell’effetto sfumato, tipico della pittura leonardesca, era ottenuta tramite la sovrapposizione di strati sottilissimi di vernice, gli esami ne hanno contati fino a 40, applicati a lunga distanza di tempo uno dall’altro – dunque sarebbero occorsi anni – . E’ probabile inoltre che siano stati stesi con le dita, mancando i segni del pennello e tracce di contorni. E’ dunque lo smalto, mescolato a pigmenti diversi, a creare le ombre attorno alla bocca che danno alla Monna Lisa quel sorriso che sembra sparire quando la si guarda direttamente. Il dottor Philippe Walter ha annunciato queste scoperte sulla rivista scientifica Angewandle Chemie, (riprendiamo dal Telegraph):  “La finezza dello smalto strati deve essere sottolineato: conferma l’abilità del pittore. Inoltre, la misura lenta e regolare dello spessore dello smalto strati implica che numerosi strati devono essere applicati per ottenere le ombre più scure. […] Ed anche oggi, la realizzazione di tali strati sottili resta un impresa incredibile.”

Oltre alla Gioconda,  il team ha studiato i toni della pelle in altri sei dei dipinti più famosi di Leonardo, tra cui Vergine delle Rocce, San Giovanni Battista e la Vergine col Bambino scoprendo che ogni strato di smalto è spesso circa due micron, ovvero è 50 volte più sottile di un capello. Nelle aree più chiare della pelle, lo smalto è risultato essere molto sottile ma nelle aree più scure la costruzione dell’ombra è avvenuta strato su strato fino a creare uno spessore di 55 micron.

Le opere di Leonardo da Vinci sono celebri per quelle sfumature tonali dalla luce al buio riprodotte senza soluzione di continuità, senza che l’occhio percepisca “confini” netti tra chiari e scuri; quello che oggi appare straordinario, alla luce dei rilievi è la meticolosità con la quale la tecnica è stata applicata.

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