Nelle sezioni ufficiali della Mostra di Venezia, in programma dall’uno all’undici settembre, i film italiani presenti sono 41: tra lungometraggi, corti, documentari e film di finzione. A firmarli ci sono giovani di belle speranze, realtà consolidate del panorama cinematografico nazionale, nomi di rilievo assoluto, ed alcune sorpese. La 67ma Mostra promette dunque di restituire una panoramica ampia (ma gli esclusi diranno certamente non esauriente) della cinematografia nazionale; una sorta d’istantanea sullo stato di salute del cinema italiano. E non tanto dal punto di vista “strutturale” perché è ovvio, le difficoltà ci sono e pure molte (come del resto in ogni settore dell’industria culturale – e non) ; ma dalla prospettiva della creatività, e se volte, della qualità artistica.
Insomma, se il desiderio recondito di ogni cinefilo sarebbe quello di uscire dalla proiezione gridando al capolavoro, in seconda istanza ci aspetta quanto meno d’imbattersi in buoni film. Cosa che ci attende almeno dai quattro titoli che saranno in corsa per il Leone d’Oro.
E se la polemica – soprattutto quella politica – s’è messa al lavoro già da qualche settimana, ovvero nell’immediatezza dell’annuncio ufficiale delle selzioni. Rimane buona regola non giudicare i film prima ancora che siano stati visti, piacciano o meno i registi che li firmano.
LA SORPRESA: ASCANIO CELESTINI
La Pecora Nera – Regia di Ascanio Celestini con: Ascanio Celestini, Giorgio Tirabassi, Maya Sansa.
Tratto da uno spettacolo di successo e dall’omonimo libro che Celestini ha pubblicato per Einaudi, il film rappresenta la prima prova dietro la macchina da presa per uno dei protagonisti assoluti del teatro italiano di narrazione.
Riprendiamo dal libro:
“Il manicomio è un condominio di santi. So’ santi i poveri matti asini sotto le lenzuola cinesi, sudari di fabbricazione industriale, santa la suora che accanto alla lucetta sul comodino suo si illumina come un ex-voto. E il dottore è il più santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesucristo”. Così ci racconta Nicola i suoi 35 anni di “manicomio elettrico”, e nella sua testa scompaginata realtà e fantasia si scontrano producendo imprevedibili illuminazioni… (continu
a). “Raccolgo memorie di chi ha conosciuto il manicomio un po’ come facevano i geografi del passato. Questi antichi scienziati chiedevano ai marinai di raccontargli com’era fatta un’isola, chiedevano a un commerciante di spezie o di tappeti com’era una strada verso l’Oriente o attraverso l’Africa. Dai racconti che ascoltavano cercavano di disegnare delle carte geografiche. Ne venivano fuori
carte che spesso erano inesatte, ma erano anche piene dello sguardo di chi i luoghi li aveva conosciuti attraversandoli. Così io ascolto le storie di chi ha viaggiato attraverso il manicomio non per costruire una storia oggettiva, ma per restituire la freschezza del racconto e l’imprecisione dello sguardo soggettivo, la meraviglia dell’immaginazione e la concretezza delle paure che accompagnano un viaggio“.
Una fiaba denza di ombre, di poesia e di umorismo grottesco che rilegge la follia recuperandone la bellezza e l’innocenza. Con un respiro storico che va dagli anni Sessanta ai giorni nostri, la storia ripercorre la vita di Nicola. Vita da “pecora nera”
per 35 anni in “parcheggio” tra i matti e passata dal chiuso dell’istituto al chiuso del supermercato, luogo questo, preso a simbolo di un mondo in preda al consumismo che si rivela sorprendentemente affine allo stesso manicomio.
LE CIFRE DA PREMIO STREGA DI SAVERIO COSTANZO
“ La solitudine dei numeri primi” – Regia di Saverio Costanzo con: Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Filippo Timi, Isabella Rossellini, Maurizio Donadoni.
Girato sull’onda dello strepitosso successo del libro di Paolo Giordano, premio Strega nel 2008, “La solitudine dei numeri primi” è il film che rserverà – dal punto di vista della storia – meno sorprese ad un pubblico che ne conosce in larga parte lo svolgimento. E’ il racconto delle esitenze di Mattia e Alice trasportato sullo schermo, giovani che che portano dentro di sè le cicatrici di vicende passate dolorose. Due vite apparentemente normali: spese tra lavoro, amici e famiglia e un peso sul cuore del quale nessuno dei due riuscirà mai a liberarsi. Corrono Mattia e Alice, ma lungo binari paralleli che non li avvicineranno mai seriamente, costringendoli alla loro soliudine.
IL RISORGIMENTO RITROVATO DI MARIO MARTONE
“Noi credevamo” – Regia di Mario Martone, con: Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Toni Servillo, Luca Zingaretti, Michele Riondino, Francesca Inaudi, Anna Bonaiuto, Luca Barbareschi.
Oltre duecento minuti di proiezione per il film che Mario Martone ha scritto con Giancarlo De Cataldo. La vita e le passioni di tre patrioti italiani, sventati e romantici attraversano i 40 anni di storia – quelli dal 1830 al 1840 che hanno portato alla nascita dello stato italiano. Ne risulta un grande affresco d’epoca nel quale gli alti ideali vanno a intrecciarsi con intrighi, lotte, congiure.
Scrive Martone nella note di regia: “In Italia nel 2011 ricorrerà il centocinquantesimo anniversario dell’unità del paese, un tema oggi cruciale e molto discusso. “Noi credevamo” tratta di alcuni aspetti della lotta che si è combattuta per realizzare questa unità, ma non è un film di occasione. L’ho immaginato sette anni fa, e non avrei mai creduto che la sua realizzazione avrebbe necessitato di tempi così lunghi. In tanti vi abbiamo lavorato ostinatamente per anni: ora che il viaggio è approdato fatalmente a questa data e alla mostra di Venezia, città simbolo di quella lotta, non possiamo che esserne felici”.
PIU’ PROFANO CHE SACRO: CARLO MAZZACURATI
“La Passione”- Regia di Carlo Mazzacurati con: Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi, Stefania Sandrelli, Kasia Smutniak.
Se qualcuno avesse la tentazione di associare il film di Mazzacurati alla Passione stile film horror vista col film di Mel Gibson si prepari completamente a cambiare registro. Il film in concorso a Venezia è “un’altra storia” che fa del grottesco la sua cifra.
La sinossi:“Passati cinquant’anni, essere un regista emergente diventa un problema. Ne sa qualcosa Gianni Dubois (Silvio Orlando), che non fa un film da anni, e adesso che avrebbe la possibilità di dirigere una giovane stella della tv non riesce
nemmeno a farsi venire in mente una storia. Come se non bastasse, una perdita nel suo appartamento in Toscana ha rovinato un affresco del Cinquecento nella chiesetta adiacente. Per evitare una denuncia e una pessima figura, Gianni deve accettare la bizzarra proposta del sindaco del paese: dirigere la sacra rappresentazione del venerdì santo in cambio dell’impunità. Così si ritrova a passare una settimana nella Toscana più profonda nel tentativo di mettere in piedi una specie di Via Crucis, con gli apostoli, Ponzio Pilato, la crocifissione, e un pessimo e vanitosissimo attore locale nella parte di Cristo (Corrado Guzzanti)… (continua). Ma deve anche pensare al film per Flaminia Sbarbato (Cristiana Capotondi), la diva del piccolo schermo che non ne può più di aspettare. Quando tutto sembra sfuggirgli di mano, Gianni incontra Ramiro, un ex galeotto appassionato di teatro, pieno di buona volontà e spiantato quanto basta. Le cose sembrano prendere la strada giusta, ma non per molto: un brutto litigio con Flaminia manda all’aria il film, mentre Ramiro svanisce rapidamente nel nulla lasciandolo solo. Grazie ad un ultimo colpo di scena, però, Gianni Dubois riuscirà per una volta a combinare qualcosa di buono”.
Note di cronaca, Mazzacurati è al festival anche con un documentario fuori concorso “6 Venezia”, dedicato alla città lagunare.
LA PECORA NERA
LA PASSIONE
LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
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