Da Berlino a Vienna, Frida Kahlo incanta l’Europa

In Messico il ricordo di Frida Kahlo è ormai una manifestazione di arte pop. Quel volto “tutto occhi”, attraversato dalla paura e dal coraggio, dall’orgoglio [...]

In Messico il ricordo di Frida Kahlo è ormai una manifestazione di arte pop. Quel volto “tutto occhi”, attraversato dalla paura e dal coraggio, dall’orgoglio e dalla sensualità, lo ritrovi sugli altarini di legno così come sulle magliette, sui tappi di bottiglia e sulle tazze da caffè. Amore e marketing, anche questo serve a non dimenticare una delle storie più intense che l’arte abbia mai tramandato al mondo, rendendo Frida un fenomeno universale.

Frida l’artista, Frida la donna lacerata dal dolore che al dolore dà il suo volto e il suo corpo martoriato rendendolo coi colori accesi dell’arte primitiva messicana. Ci sono trent’anni di vita e opere nella mostra ospitata al Martin-Gropius-Bau di Berlino, la più completa retrospettiva sull’opera di Frida Kahlo che propone circa 150 fra dipinti e disegni, e poi – in una sezione a parte -  le foto di questa straordinaria artista: Frida da ragazza, Frida con il marito Diego Rivera, Frida coricata a letto che dipinge il suo corsetto – e ancora una serie di immagini che la ritraggono come donna la affascinante che si adorna di gioielli sontuosi, indossa abiti folcloristici e mantiene uno sguardo sicuro di sè. Perché se l’intenzione della curatrice, la storica dell’arte Helga Prignitz-Poda, era di staccare il più possibile la descrizione biografica dal contesto delle opere; quando si affronta l’icona Frida Kahlo non è mai possibile sorvolare sulla sua vicenda umana.

In seguito ad un incidente di autobus avvenuto nel settembre del 1925, Frida Kahlo – che allora aveva solo 17 anni -  patì per tutta la vita i dolori e le conseguenze di numerosi interventi chirurgici. Esperienze profonde che segnarono il suo universo e permearono completamente la sua opera. Non di meno ad incidere sul suo cammino fu l’amicizia con personaggi celebri dell’epoca come Leo Trotzki, André Breton, Nickolas Muray, e ancora di più il matrimonio, nel 1929, col famoso pittore della Rivoluzione, Diego Rivera. Una relazione difficile, vissuta tra profondità infernali e la manifestazione di un amore tenace. Diego aiutò Frida nella carriera artistica, la sostenne, l’amò sempre, ma seppe anche abbandonarla salvo poi ritrovarla.  “Espero alegre la salida – espero y no Jamas Volver” – Spero che l’uscita sia gioisa – spero di non ritornare mai“, scriveva Frida nel suo diario poco prima di morire, nel 1954.

LA MOSTRA

C’è tempo fino al 9 di agosto per vistare la mostra al Martin-Gropius-Bau di Berlino, tuttavia per i ritardatari un’altra chance arriva da Vienna, dove l’esposizone sarà allestita dal primo settembre al 5 dicembre prossimi al Kunstforum.

Dipinti famosi, e lavori che si credeva fossero andati perduti, 90 disegni, gli ultimi autoritratti realizzati nel 1954 e opere di piccolo formato nella forma caratteristica della pittura messicana degli ex-voto. Questa la sintesi della mostra che unisce le due più grandi collezioni delle opere di Frida Kahlo aggiungendovi opere prestate da ben quindici collezioni private del Nord America. Il percorso illustra dunque in maniera esauriente lo sviluppo artistico di Frida: dal “nuovo oggettivismo”, attraversa il surrealismo e approda ad un personalissimo realismo.I punti salienti quei novanta disegni in parte mai pubblicati e i suoi ultimi lavori che risalgono al 1954. Come l’autoritratto stile girasole dipinto a olio, che finora si pensava fosse stato distrutto, oltre all’autoritratto disegnato; entrambi presentati per la prima volta al pubblico in Europa. I disegni con composizioni surreali, svelano invece un lato sconosciuto di Frida Kahlo: il suo umorismo, espresso in giochi di parole e immagini allegre e raffinate che celano pensieri che al contempo esprimono.

Un’altra parte della mostra è infine dedicata ai quadri di piccolo formato, che l’artista abbozzò all’inizio degli anni trenta nello stile degli ex voto tipico del Messico. Quadi pregni di nostalgia e del desiderio di giovinezza, di salute, indipendenza.

© Nickolas Muray Photo Archives

© Nickolas Muray Photo Archives

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