Fu l’illustratore di un’epoca e dei suoi desideri, diede un linguaggio al nascente mondo della comunicazione pubblicitaria, restituì alle donne la loro sensualità, e con la stessa intensità con la quale immortalò la bellezza, sognò mondi migliori, mondi di uomini liberi e di popoli indipendenti. Alphonse Mucha, l’eterno simbolo dell’Art Nouveau, pur essendo tra gli artisti più riconoscibili è forse tra quelli meno conosciuti. Sono le sue immagini, le sue donne, i suoi fiori, ad occupare l’immaginario collettivo quando si parla della Belle Epoque, ma probabilmente è proprio la forza iconica del suo lavoro ad averne sopraffatto il senso.
S’annuncia dunque ensa di sorprese la mostra “Alphonse Mucha: modernista e visionario”, che il Forte di Bard, ovvero il principale polo culturale della Valle d’Aosta dedica all’artista ceco nel 150mo anniversario della nascita. Da sabato 29 luglio, fino al 21 novembre; più di duecento opere della Fondazione Mucha ed una quarantina provenienti da collezioni private, mostreranno tutti gli apetti del genio creativo dell‟artista: manifesti, libri, disegni, sculture, oli e acquerelli, e poi fotografie, gioielli e opere decorative, chiamati a ricomporre il puzzle di una personalità eclettica ma pure idealista.
Curata da Tomoko Sato, unica studiosa ufficiale della Fondazione Mucha, la più grande mostra mai realizzata in Italia dell’opera di Alphonse Mucha (1860-1939), dedica ampio spazio al Mucha “altro”, all’uomo animato dal sogno di uno Stato slavo libero dal colonialismo sfruttatore e orgoglioso della propria identità. E’ il visionario che realizza la sua opera più intensa, “L‟Epopea Slava”, capolavoro in venti tele dipinto tra il 1911 e il 1928, sulla convinzione che l’arte ispiri grandi valori.
Ma l’artista è soprattutto artefice di un linguaggio: lo “Stile Mucha” ovvero quel ricondurre la bellezza alla celebrazione dell’armonia tra forma e contenuto che si esprime ai massimi livelli nelle affascinanti e celberrime figure femminili. Ed ebbe certo una musa ispiratrice di altissimo livello: Sarah Bernhardt.
E’ proprio l’incontro con la “divina” del teatro francese che apre idealmente la mostra, un’inera sezione dedicata ai manifesti che Mucha aveva disegnato per la Bernhardt, ma pure i disegni realizzati per i murali del Teatro Germanico di New York (1908).
Dopo il successo ottenuto con il manifesto di Gismonda per la Bernhardt (1884), Mucha diventa uno dei talenti più ricercati da editori, tipografi, produttori e promotori d‟arte. Fa il suo ingresso trionfale nel mondo della pubblicità. Nel 1896 la più importante società di stampa del tempo, Champenois, inizia a stampare i suoi manifesti e Mucha viene invitato ad unirsi al Salon des Cent, un gruppo di artisti simbolisti. In quello stesso anno disegna il manifesto Job per la pubblicità di una cartina per sigarette, che
diventa presto l‟immagine-simbolo della “donna di Mucha”. E arrivano quei manifesti acora oggi riprodotti e presi ad esempio, la pubblicità turistica di Monaco-Monte Carlo (1897); Les Cycles Perfecta (1902); Savon Mucha (1906) un paravento in miniatura che pubblicizza la produzione di saponi di un’azienda americana.
Nel 1897 Mucha è già artista di successo, tiene mostre personali; riceve ottime recensioni e lavora alacremente. Stampa peraltro pannelli decorativi senza testi pubblicitari, a volte li realizza in con soggetti ispirati al mondo della natura e legati allo scorrere del tempo. Si propongono come una forma d’arte nuova e accessibile, con cui gli appassionati decorano le loro case; la fama di Mucha cresce, il movimento dell’Art Nouveau pure.
Ed arriva il 1900 nella carriera di Mucha c’è un’altra svolta, quella dell‟Esposizione Universale di Parigi del 1900 e la collaborazione con il gioielliere parigino Georges Fouquet. Mucha viene coinvolto nell‟Esposizione non solo come artista ma anche come designer per progetti di prestigio: suoi sono gli studi per la sala espositiva di Houbigant, una delle profumerie più antiche del mondo, così come la decorazione del Padiglione della Bosnia-Herzegovina per l’Impero Austro-Ungarico. La “modernità” ha trovato il suo pubblicitario.
Un Mucha mistico e massone (accanto al Mucha idealista e patriottico) segnano i tratti conclusivi del percorso espositivo dove le donne diventato creature quasi soprannaturali, e il mondo visibile animato da forze misteriose. E’ il Mucha meno noto, più intimista.
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