“Antò fa caldo…” sussurrava una provocatoria e sudaticcia Luisa Ranieri in un riuscito spot pubblicitario di qualche anno fa. E pure se la cosa non è confermata dai dati, pare che in quel periodo intere legioni di uomini accaldati assaltassero i banchi del tè al supermercato tentando inconscie evocazioni; altri inconsapevoli spettatori, invece, quelli dall’indole più britannica, davanti a tanta vista si limitavano ad alzarsi dalla poltrona e ad aprire il frigorifero alla ricerca di qualcosa da bere. “Tu chiamale se vuoi… suggestioni”, si potrebbe affermare – con qualche ragione – taroccando un Battisti doc, tuttavia la canicola che attanaglia l’Italia – la morsa del caldo per dirla con una formula cara ai titolisti del tg – non è solo suggestione. “Antò fa proprio caldo”, rimarcherebbe la Ranieri “prendiamoci un tè”.
Ma non è della capacità indratante del tè freddo che si vuole parlare, quanto piuttosto del potere rinfrescante della suggestione: insomma anche i libri, i film, la musica, le mostre, possono aiutare –a modo loro – a combattere la calura. Almeno, potranno rinfrescare le idee.
E’ certo che in una serata casalinga l’afa si sopporterà meglio inserendo nell’apposito lettore il dvd di “The day after tomorrow” di Roland Emmerich. Ricordate? Per effetto dei cambiamenti climatici gran parte del mondo finisce in breve tempo ricoperto da ghiaccio e neve. E se la lettura più consigliata non può che essere Zanna Bianca di Jack London, che ci riporta direttamente nel “grande nord” americano – e peraltro rileggere i classici è sempre cosa buona e utile -; per le scelte pittoriche le incertezze sono maggiori. Dopo un’attenta analisi che ha incluso le tempestose marine di Turner e i paesaggi innevati dell’Olanda del XVIII secolo con tanto di laghetti ghiacciati e pattinatori; si può affermare con un certo margine di certezza che i pittori più rinfrescanti sono gli impressionisti. Difficile essere presi da vampate calde sfogliando il Manet del Dejuner sur l’erbe, il Monet dei verdeggianti stagni con le ninfee, o i festini campestri di Renoir.
Tuttavia qualsiasi forma d’arte può essere un buon antidoto alla calura, purchè si trovi in un museo; luoghi generalmente climatizzati. Ma come ogni turistia sa bene, anche le chiese possono tornare buone allo scopo: fresche per natura, offrono un ombroso riparo al viandante urbano ed opere d’arte a profusione. Estate, tempo di festival musicali; se per combattere il caldo è opportuno starsene lontani dagli eventi troppo affollati e dai prati sorvolati da squadriglie di zanzare, per l’ascolto domestico è consigliabile rivolgersi ad un compositore che ci riporti al respiro del Nord. Il finlandese Sibelius può essere perfetto. Per provare ecco gli estratti delle sinfonie eseguite dalla London Simphony orchestra.
Ma torniamo al cinema prendendo spunto da una piccola lista dei migliori film “piovosi” pubblicata dal Guardian. Se non rinferscano questi! In effetti la storia del cinema è densa di scene di pioggia, ed anche negli ultimi tempi la suggestione offerta da acquazzoni, pioggerelle e diluvi continua ad essere usata e abusata dai registi che nella luce diffusa dall’acqua che arriva dall’alto trovano l’escamotage per parlare direttamente al nostro lato romantico e forse infantile.
In una scelta così vasta non è proprio facile stabilire delle priorità, tuttavia la lista del quotidiano inglese riporta a galla un po’ di film dimenticati, da provare Si comincia subito con un pezzo da 90, il Kurosawa di Rashomon dove “la pioggia d’inchiostro stabilisce un umore metafisico: tutto è buio, niente è costante”.
Un musical del 1933 come seconda scelta, “La danza delle luci” (titolo originale In gold Diggers) di Mervyn LeRoy, dove si balla, si amoreggia e si pattina nel parco a tempo di musica, tra pioggia, vento e neve. Ovviamente non poteva mancare un inzuppato Gene Kelly che “Cantando sotto la pioggia” dice qualcosa del tipo “da dove vango il sole splende ovunque”.
Una citazione per Hitchcock de Il prigioniero di Amsterdam (Foreign Correspondent – 1940) con “sequenze bagnate” esemplari (tra i cinque Oscar non a caso vinse anche quello per gli effetti speciali).
E per finire, un film del 1995, Seven di David Fincher dove la pioggia è lo strumento più efficace per sottolineare la tristezza della città. E piove sin dall’inizio, con un ritmato temporale che ccmincia dopo 3 minuti e 40 secondi per trovare il suo culmine dopo due minuti abbondanti.
Avete ancora caldo? L’ultima carta da giocarsi è quella delle canzonette: la Nada di “Che freddo fa “, il Modugno di “Ciao ciao bambina ” (piove sul nostro amor), il Lorenzo Jovanotti di “Piove“, non possono mancare nella play list anti-calura.
E se dopo tutto questo l’afa ancora non molla… abbiate pazienza, prima o poi passerà.
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