La storia del cinema del secolo scorso vista attraverso le sale cinematografiche, i luoghi del sogno di celluloide; spazi che erano di socilità, di svago, d’incontri ed anche di passioni. Oggi che il luogo cinema ha perso gran parte del suo fascino, diventando un asettico contenitore di persone, quelle poco efficienti, insicure e piccole sale di un tempo suscitano quasi commozione.
“Un giorno girovagando in una discarica mi sono imbattuto in una vecchia sedia da cinema sgangherata, la trovavo affascinante, mi dispiaceva vederla lì abbandonata, chissà quanti film aveva visto e quante persone vi si erano sedute sopra. Così mi sono chiesto quante sedie come quelle erano sopravissute, ora che con le nuove normative antincendi e con l’avvento dei multisala tutto veniva rimodernato”.
Questa la premessa di “24+1 Cinema Chairs Project” di Alberto Bortoluzzi, mostra in programma al Palazzo Reale di Milano dal 30 luglio al 29 agosto 2010.
In mostra 25 scatti raccolti nel corso degli anni arricchiti da una serie di testimonianze di registi italiani e stranieri. A loro è stato chiesto un ricordo legato a qualche sala cinematografica, le emozioni vissute, cosa li ha portati alla loro professione. Si parte dalla testimonianza di Monicelli, nato nel 1915 quando il cinema era muto, fino ad arrivare ai giorni nostri con i registi contemporanei e la scomparsa della pellicola a favore dell’era digitale.
Al progetto hanno partecipato: Marco Bechis, Tinto Brass, Giacomo Campiotti, Francesca Comencini, Vittorio De Seta, Daniele Gaglianone, Marco Tullio Giordana, James Ivory, Stefano Knuchel, Patrice Leconte, Ken Loach, Daniele Luchetti, Carlo Mazzacurati, Mario Monicelli, Giuliano Montaldo, Maurizio Nichetti, Ermanno Olmi, Tommy Pallotta, Rintaro, Marco Risi, Nelo Risi, Ettore Scola, Daniele Segre, Mohamed Soudani, Stefano Terenziani, Carlo Verdone, Bruce Webb.
E poi Nino Baragli (montatore), Vittorio Storaro (direttore della fotografia), Antonio Zambelli (costruttore di sedie) , Ferdinando Scianna fotografo, Giovanni Gastel fotografo, con un ricordo sullo zio Luchino Visconti.
La mostra, ad ingresso gratuito, è la prima tappa di una serie di appuntamenti che si terranno in Italia e all’estero.
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