The Original Copy: Photography of Sculpture, 1839 to Today è il titolo della mostra che dal primo agosto (al primo novembre) sarà allestita al MoMa di Mew York; un intrigante percorso che esamina il ruolo della fotografia nella percezione e nella ridefinizione creativa della scultura.
Oltre 300 fotografie, riviste e periodici, di oltre 100 artisti, dagli albori della modernità al presente, per guardare i modi in cui la fotografia informa e sfida al tempo stesso il significato di ciò che è scultura. Grazie alla sua riproduciobilità, infatti, la fotografia sin dalla sua nascita ha contestato l’aura di superiorità attribuita al “pezzo” originale offrendo un modello di diffusione dell’immagine che avrebbe trasformato l’intera natura dell’arte.
“Nel 1947 il suo libro Le Musée Imaginaire, il romanziere e politico André Malraux postulò che la storia dell’arte e la storia della scultura in particolare, era diventata ‘la storia di ciò che può essere fotografato ‘”, ha commentato l’organizzatrice della mostra, Roxana Marcoci, curatrice del Dipartimento di Fotografia del Museo d’Arte Moderna.
La scultura è stata dunque tra i primi soggetti ad essere trattati in fotografia. E le ragioni erano svariate, certo c’era il desiderio di documentare, raccogliere, pubblicizzare e diffondere gli oggetti che non erano sempre portatili. Attraverso il ritaglio, la messa a fuoco, l’angolo di vista, il grado di primo piano, e l’illuminazione, così come attraverso gli “ex post facto”, le tecniche di manipolazione in camera oscura, i collage, il montaggio e l’assemblaggio, i fotografi non solo hanno interpretato scultura, ma hanno creato straordinarie reinvenzioni. Reinvenzioni che partono da lontano ed arrivano all’età contemporanea come l’esposizione dimostra attraverso le opere di fotografi-scultori e scultori-fotografi come Eugène Atget, Walker Evans, Lee Friedlander, e David Goldblatt (questi meglio conosciuti come fotografi), e ancora Auguste Rodin, Constantin Brancusi, e David Smith (meglio conosciuti come scultori), e gli altri, da Hannah Höch e Sophie Taeuber-Arp ai contemporanei come Bruce Nauman, Fischli / Weiss, Rachel Harrison, e Cyprien Gaillard, che sono troppo diversi per finire suddivisi in categorie, ma che le due arti hanno sapientemente combinato.
Il percorso de “La copia originale” parte allora dagli albori della fotografia nella sezione che comprende fotografie di sculture di cattedrali francesi e del British Museum; si attraversano i lavori fotografati di Rodin e di Brancusi e poi gli anni ’20 e quindi l’ìirruzione sulla scena dell’arte di Surrealismo e Dadaismo, con le immagini firmate Duchamp, Man Ray, Herbert Bayer, Hans Bellmer, Hannah Höch, e Johannes Theodor Baargeld.
Notevole la selezione di alcuni dei più significativi fotografi americani del ventesimo secolo che hanno concentrato parte del loro lavoro su ideee di monumentalità e plasticità, come Walker Evans (1938), Robert Franks , Lee Friedlander (1976) e David Goldblatt. E poi i contemporanei, per i quali lo scatto fotografico è diventato spesso “azione”, “performance”, “gesto creativo” e la posa un pretesto.
Dopo l’allestimento al MoMA la mostra andrà alla Kunsthaus di Zurigo, dove sarà visitabile dal 25 febbraio al 15 maggio 2011.

Man Ray Integration of Shadows. 1918 © 2010 Man Ray Trust/Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris

Man Ray L’Homme (Man). 1918 © 2010 Man Ray Trust/Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris

Marcel Duchamp. Man Ray Élevage de poussière (Dust breeding). 1920 © 2010 Man Ray Trust/Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris

Rachel Harrison. Voyage of the Beagle. 2007 © 2010 Rachel Harrison. Courtesy Greene Naftali Gallery, New York

Horst P. Horst. Costume for Salvador Dalí’s “Dream of Venus”. 1939 © 2010 Horst P. Horst/Art + Commerce

Man Ray Noire et blanche (Black and white). 1926 2010 Man Ray Trust/Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris

Hans Finsler. Gropius and Moholy-Nagy as Goethe and Schiller [v.r.n.l
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