Michelangelo Pistoletto. Il DNA del Terzo Paradiso

Sono passati 50 anni da quando un ventitreene di belle speranze e molto talento di nome  Michelangelo Pistoletto, teneva, alla Galleria Galatea di Torino, la [...]

Sono passati 50 anni da quando un ventitreene di belle speranze e molto talento di nome  Michelangelo Pistoletto, teneva, alla Galleria Galatea di Torino, la sua prima personale. Era il 1960, non passerà il decennio che l’artista biellese si affermerà a livello internazionale in un crescendo di mostre, sperimentazioni, successi e riconoscimenti critici che lo collocheranno presto tra i maestri riconosciuti del nuovo panorama artistico nazionale. Panorama nel quale faceva il suo ingresso trionfale l’Arte Povera, movimento tutto italiano che resta ancora il prodotto più originale ( e apprezzato) nato sotto il sole del Bepaese dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi.

Di Michelangelo Pistoletto se ne tornerà a parlare ampiamente in autunno, quando verrà realizzata un’imponente retrospettiva dei suoi lavori al Contemporary Art Museum di Philadelphia, mostra imperdibile che successivamente sarà presentata anche al MAXXI di Roma.

Michelangelo Pistoletto: Autoritratto – Michelangelo Pistoletto, Porta Segno Arte. Foto J.E.S.

Intanto, 40 anni di universo Pistoletto fanno base a Catanzaro con la grande mostra in due percorsi che si dipana tra il MARCA ed Parco Archeologico di Scolacium (Borgia) dal 24 luglio a 3 ottobre. Titolo: Il DNA del Terzo Paradiso.

Sul filo del recupero della memoria corre la quinta edizione di Intersezioni, luogo di contaminazione tra arte contemporanea e archeologia che negli anni ha coinvolto artisti come Stephan Balkenhol, Tony Cragg, Wim Delvoye, Jan Fabre, Antony Gormley, Dennis Oppenehim, Mimmo Paladino, Marc Quinn.

Quest’anno la rassegna, interamente dedicata a Michelangelo Pistoletto e curata da Alberto Fiz, propone tre nuove installazioni del maestro dell’Arte Povera, realizzate appositamente per il parco archeologico, ed una serie di opere emblematiche.

Spiega il curatore: “L’articolato progetto dedicato a Pistoletto s’impone come riflessione che investe direttamente il destino dell’uomo e l’urgente necessità di un cambiamento radicale. Pistoletto considera l’arte non come estetica fine a se stessa, ma come occasione per una trasformazione sociale responsabile.”

Il DNA del Terzo Paradiso è l nuova opera che dà il titolo alla mostra e che occupa lo spazio del Foro romano. La grande installazione in alluminio, che ha uno sviluppo lineare di oltre 100 metri, appare come la trascrizione genetica del Terzo Paradiso, uno dei segni più noti di Pistoletto, dove il mondo naturale convive con il mondo artificiale e tecnologico creando una rinnovata armonia. Il Terzo Paradiso è il nuovo segno dell’infinito con la differenza che si formano tre cerchi. Come spiega Pistoletto, “quello centrale descrive un ventre gravido prodotto dall’accoppiamento dei due cerchi che costituivano il vecchio simbolo. Il Terzo Paradiso è l’accoppiamento fertile tra il primo e il secondo Paradiso”. Questa caratteristica viene sottolineata dal canto arcaico e primordiale di Gianna Nannini (con lei Pistoletto ha collaborato per diversi progetti proposti, tra l’altro, al National Centre for Contemporary Arts di Mosca) che crea una “scultura vocale” ripetendo, come un mantra, la parola “mamma”.

Recuperare la presenza della memoria è il concetto che delinea anche le altre installazioni concepite per il Parco di Scolacium tra cui I temp(l)i cambiano – Terzo Paradiso, un’opera di cinque metri d’altezza collocata all’interno della basilica normanna di Santa Maria della Roccella, il monumento antico più imponente del Parco. La specificità del tempio è quella di essere realizzato con materiali riciclati: cestelli di lavatrici diventano colonne, serpentine di frigoriferi come basamento e timpano. Gli scarti, insomma, si trasformano, con il contributo dell’artista, in oggetti di contaminata bellezza. L’opera, nata da una collaborazione con ECODOM – Consorzio per il riciclo degli elettrodomestici, è un tempio che poggia su una base instabile come simbolo precario dell’evoluzione. “In questo caso il nuovo tempio s’inserisce nell’antico tempio creando un’imprevedibile relazione segnica tra differenti forme di stratificazioni.”, afferma Alberto Fiz. Sul timpano del tempio compare il simbolo del Terzo Paradiso a testimoniare l’armonia ritrovata tra consumo e riciclo, tra tecnologia, etica ed estetica. Come spiega Pistoletto “oggi sinonimo di Progresso è la conservazione delle risorse: il nuovo Mito è il Riciclo”.

Viene inserita invece tra gli ulivi Love Difference - Le sponde del Mediterraneo un’altra installazione realizzata per l’occasione, con 68 grandi pietre incise di colore blu che riproduce il bacino del Mediterraneo con i paesi che si affacciano su questo mare. “Il Mar Mediterraneo”, dichiara Pistoletto, “è un’opera fortemente emblematica, intesa come punto di partenza per una riflessione planetaria sulle differenze, il luogo da cui iniziare a comprendere a amare le differenze. Il suo significato viene potenziato in questo luogo magico e misterioso a poca distanza dal punto in cui i due mari, lo Ionio e il Tirreno, s’incontrano.”

Fu presentata per la prima volta nel 1976 un’altra grande installazione in mostra, l’Etrusco dove compaiono quattro copie dell’antica statua in bronzo dell’Arringatore con il braccio teso in avanti nell’atto di toccare gli alberi ricreando un rapporto osmotico con la natura. Per per ampliare la riflessione sulla classicità la grande installazione di tre opere studiata appositamente

Autoritratto col simbolo dell'infinito "reinterpretato"

per il Teatro romano. In questa circostanza viene collocata al centro Il Gigante (1981-83) di sei metri d’altezza dal peso di 15 tonnellate che nasce attraverso la sovrapposizione di elementi diversi realizzando un’elaborazione e un’accumulazione di frammenti appartenenti alla tradizione della scultura. Accanto a quest’opera, dove la classicità viene riproposta attraverso un nuovo e imprevedibile immaginario, compaiono due opere del medesimo periodo, Doppia Figura dove un’immagine in orizzontale viene sovrastata da un’altra disposta verticalmente e La Caduta dove la figura sembra accettare la propria decapitazione in un lucido presagio dei rivolgimenti che avrebbero caratterizzato gli anni ottanta, culminati nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino.

A completare il progetto di Scolacium un altro lavoro significativo, C’è Dio? Sì ci sono! che ripercorre l’azione compiuta nel 1978 L’arte assume la religione dove lo scopo era “estendere alla gente la capacità di esercitare autonomamente le funzioni del pensiero”. Nel lavoro esposto al Parco di Scolacium la scritta compare incisa sul Segno Arte, ovvero su un elemento formato dall’interazione di due triangoli che inscrive idealmente un corpo umano con le braccia alzate e le gambe divaricate.

Segno Arte che in diverse applicazioni si ritrova anche nel percorso del MARCA, dove ritorna anche  la dimensione trascendente attraverso gli spazi dedicati ai simboli delle religioni ma pure ai laici e agli agnostici. Lo spazio moltiplicato all’infinito negli specchi di Metro cubo (1966), il congiungimento tra natrua e artificio di Woollen-La mela reintegrata opera, in lana e acciaio, realizzata nel 2007, quindi una delle opere più note di Pistoletto, la Venere degli stracci del 1967-68 dove la copia della Venere con mela dello scultore neoclassico Bernd Thorvaldsen realizzata all’inizio dell’800, viene posta di schiena di fronte ad un ammasso di cenci e di stracci. Opera simbolo dell’Arte Povera, ha un effetto totalmente straniante in quanto vengono poste in relazione due forme tra loro agli antipodi. E non potevano mancare, i famosi quadri specchianti e gli autoritratti passati e recenti.

Informazioni: www.intersezioni.org

Michelangelo Pistoletto: Il gigante 1981 – 1984 600 x 150 x 120 marmo

Michelangelo Pistoletto: I Temp(l)i cambiano, 2009, 350 x 400 x 60, acciaio, cestelli e serpentine riciclate. Foto di G.Comincini

Michelangelo Pistoletto: Etrusco 1976 230 x 120 x 120 bronzo. Foto di C.Abate

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