L‘autismo è una di quella patologie spesso confuse con semplice leggero ritardo nell’apprendimento dalla prima età, salvo poi palesarsi quando ormai è tardi per cercare di intervenire. L’autismo è quello richiamato, con molto romanticismo, poco reale in effetti, dalla coppia Tom Cruise e Dustin Hoffman nel film “Rain man”, dove il giovane Cruise, era stato costretto dall’eredità del padre deceduto, ad occuparsi del fratello, appunto autistico Hoffman, ricoverato in una struttura dedicata. Il fondamento economico aveva poi legato il figlio minore, spregiudicato, con il maggiore, malato, ma identificato come un genio delle carte e del gioco d’azzardo. Non è sempre così, anche se per alcuni soggetti, non è stato motivo utile per essere messi ai margini.
Ne è un esempio, una dottoressa americana, una zoologa autistica (nella fattispecie, la sindrome di Asperger), diventata tra gli esponenti più importanti della sua specialità, ponendosi addirittura tra i primi cento nomi nella classifica dei difensori dei diritti degli animali. Temple Grandin, questo il suo nome, già protagonista di uno dei racconti di Oliver Saks (“Un antropologo su Marte”), ora è arrivata alle telecamere per un film tv. Con Mick Jackson alla regia, e Claire Danes nei panni della Grandin, è stato realizzato dalla statunitense HBO e presentato all’ultima edizione del Roma FictionFest, andrà in onda su SKY Cinema. Un ruolo estremamente impegnativo per il trasporto emozionale, ma non impossibile per un’attrice, la Danes, già Giulietta con Di Caprio, premiata come attrice protagonista agli Emmy. La preparazione è passata attraverso la lettura e la consultazione dei volumi scritti dalla Grandin in gioventù, dove veniva spiegato come agire per vincere la malattia, tanto da diventare anche insegnante di scienze naturali all’Università del Colorado. Sue sorelle per la vita, le mucche dei suoi allevamenti, alle quali la Grandin è legata a doppio filo da una serie di esperienze e impressioni del mondo, dalla zoologa considerate affini. Suo pensiero è che “se le mucche vivono bene, con rispetto fino alla macellazione, al consumatore finale non cambia assolutamente niente, ma agli animali, che regalano la loro vita a noi umani, cambia tutto“.
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