Sanremo History 2005 – 2010. Un grande futuro alle spalle

La storia del Festival di Sanremo, curata per Daring da Francesco Ruga prende in esame gli anni più recenti della kermesse musicale. Anni nei quali [...]

La storia del Festival di Sanremo, curata per Daring da Francesco Ruga prende in esame gli anni più recenti della kermesse musicale. Anni nei quali il festival, alla strenua ricerca di nuove formule che ne rinvigoriscano le glorie, perde definitivamente il ruolo di vetrina e catalizzatore per i successi della musica italiana. A qualche buona canzone e a a molti “pezzi” mediocri si affianca uno spettacolo sempre più ricco, concepito ad uso e consumo della tv e dei suoi investitori pubblicitari.

2005 – Arriva la bomba Bonolis

55° Festival (dal 1° al 5 marzo). A condurre l’edizione ecco Paolo Bonolis, coadiuvato dalla burrosa Antonella Clerici (stravaganti i suoi abiti!) e da Federica Felini. Per molti osservatori, quell’edizione ebbe come indiscusso vincitore Paolo Bonolis, mattatore e poliedrico intrattenitore. Così sul Corriere della Sera lo definiva il sociologo Francesco Alberoni: Se Bonolis fosse solo sul palco, anche senza i pacchi, senza scatole, senza niente, solo con il pubblico saprebbe costruire nuovi personaggi e creare lo spettacolo, come i grandi capicomici. Gli viene tutto naturale. Lui ha un talento che non sapeva di avere e che hanno in pochissimi. Unito a una capacità di apprendimento e di mimesi pazzesca. (…) E’ un uomo colto. Non usa 500 vocaboli, ma 50 mila e in genere si lavora con 2000. (…) Deve stare attento, non farsi sedurre dalla tentazione di diventare predicatore. Deve usare l’altro strumento che ha: la misura e l’ironia.

Il Festival (si aprì con una versione rock dell’Inno di Mameli suonato dal chitarrista Paolo Carta) ebbe un nuovo regolamento: ritornavano le due categorie (venti Campioni o Big e dodici Giovani). I Big, a loro volta, vennero suddivisi in quattro gruppi: Uomini, Donne, Gruppi, Classic. I vincitori di ogni categoria si sarebbero disputati la vittoria finale, affidandosi al televoto. Quell’anno fu pure abolito il Dopofestival e l’orchestra prese posto in platea. Al primo posto Angelo di Francesco Renga, una canzone “pop” dedicata alla figlia Jolanda: Angelo, prenditi cura di lei. Lei non sa vedere al di là di quello che dà e l’ingenuità è parte di lei. Al secondo posto, per l’ennesima volta, Toto Cutugno con Annalisa Minetti con Come noi nessuno al mondo. Terza Antonella Ruggiero con Echi d’infinito. Nella categoria Uomini: Francesco Renga, Gigi D’Alessio, Marco Masini. Nelle Donne: Antonella Ruggiero, Alexia, Anna Tatangelo, Marina Rei, Paola e Chiara. Nei Gruppi: Nicky Nicolai e Di Battista Jazz Quartet (quarti in finale con Che mistero è l’amore), Le Vibrazioni, Matia Bazar, Dj Francesco Band, Velvet. Classic: Toto Cutugno e Annalisa Minetti, Marcella Bella, Peppino Di Capri, Nicola Arigliano (82 anni ben portati – merito forse dell’aglio di cui è ghiotto?- e già presente a Sanremo nel lontano 1964), Franco Califano. Nella categoria Giovani, vinse Laura Bono con Non credo ai miracoli (al quarto posto, nella classifica finale).

Sul palco dell’Ariston, in qualità di attesissimo ospite, ecco il grande protagonista Vasco Rossi. La sua presenza fu pure un ringraziamento a Sanremo, che nel 1982 (con Vado al massimo) e nel 1983 (Vita spericolata) lo aveva visto in gara e lo aveva fatto conoscere a un vasto pubblico. Altri ospiti: Michael Bublè, Will Smith e il discusso pugile Mike Tyson. Il venerdì fu riservato a esibizioni di varie personalità dello spettacolo abbinate ai cantanti sanremesi. Il fenomeno musicale di Sanremo (e pure della hit parade) fu Povia con I bambini fanno oh. Il cantante non potè gareggiare in quanto il brano era già stato presentato in uno spettacolo canoro nelle Marche; la sua esibizione all’Ariston gli consentì comunque un successo senza precedenti. Nelle classifiche del 2005, I bambini fanno oh di Povia, Angelo di Renga, L’amore che non c’è di D’Alessio tennero alto l’onore del Festival. Accanto a loro, ecco i successi di Madonna, Ramazzotti (Calma apparente), Ligabue (Nome e cognome) e canzoni come Lascia che sia di Nek, La camisa negra di Juanes, Cleptomania di Sugarfree.

Lungo la settimana, Bonolis, da consumato regista, dovette districarsi tra la leggerezza delle canzonette e tra fatti di cruda attualità. In apertura, annunciò la morte di Alberto Castagna. Quindi, ecco la notizia della liberazione della giornalista Giuliana Sgrena (rapita in Iraq) e della morte dell’agente Nicola Calipari. Nell’ultima serata, Bonolis dovette riprendere il collegamento dopo l’arrivo della salma di Calipari all’aeroporto di Ciampino. E, dopo il minuto di silenzio contro l’assurdità delle guerre, non fu certamente facile condurre in porto una serata all’insegna della musica leggera.

Bonolis non trascurò la riflessione, con uno spazio dedicato a Il senso della vita, né la solidarietà con un appello per la costruzione di un ospedale (chiamato Avamposto 55, proprio come il Festival del 2005) nel Darfur, la martoriata regione africana del Sudan. Il 2005 si aprì anche con la notizia della morte (a 66 anni) di Rocky Roberts, divenuto famoso al Festivalbar del ’66 con Stasera mi butto. Sui giornali, qualche trafiletto venne dedicato agli 80 anni di Carla Boni, colonna della tradizione musicale italiana e vincitrice di Sanremo ’53 con Viale d’autunno.

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