Le belle storie del Premio Pieve 2010

La commissione di lettura del Premio Pieve, ha nominato i finalisti del ventiseiesimo Premio Pieve “I linguaggi della memoria” che si terrà dal 10 al [...]

La commissione di lettura del Premio Pieve, ha nominato i finalisti del ventiseiesimo Premio PieveI linguaggi della memoria” che si terrà dal 10 al 12 settembre prossimo nel ‘paese dei diari”, il borgo di Pieve Santo Stefano (Arezzo), sede di quel prezioso scrigno di memorie della gente comune rappresentato dall’Archivio dei Diari. Questi i finalisti dunque, e le loro storie.

Sylvana Baragiola - (Retrovisione di una vita – autobiografia 1928-1992) Uno spaccato di vita come un film in bianco e nero girato sotto le luci di alberghi e ville fastose a contatto con la borghesia svizzera ed europea. Sylvana ripercorre la storia della sua vita, l’infanzia a Lugano, ospite, con la madre e le due sorelle, dei nonni e degli zii materni proprietari di due lussuosi alberghi, l’improvvisa e solitaria morte del padre a Losanna nel 1928, gli studi in Inghilterra e in Germania, due grandi storie d’amore, l’impiego alla Radio Svizzera e il sogno di diventare attrice, interrotto dalle difficoltà per lo scoppio della Seconda guerra mondiale. La paura di un futuro incerto la spinge ad accettare la proposta di matrimonio di un giovane borghese. Il matrimonio cambia la sua vita, la sua esuberanza e la sua gioia di vivere vengono smorzate da una piatta quotidianità, rallegrata però dalla nascita dei suoi tre figli.

Magda Ceccarelli – (Giornale del tempo di guerra – diario 1940-1945)

Cinque anni di vita, a partire dal 10 giugno 1940, confidati a preziosi quaderni, a volte stracciati e a volte nascosti, ben celati alla polizia segreta. Magda, moglie del pittore Raffaele De Grada e madre di Raffaele Jr e Lidia è, come tutta la sua famiglia, una convinta antifascista. Un periodo tormentato e appassionato, vissuto tra Milano e San Gimignano, segnato da incombenze domestiche e da eventi bellici, da spostamenti e da bombardamenti. La famiglia è presto abbandonata dalle altolocate conoscenze devote al regime; gli amici più cari compreso il figlio, membro attivo della resistenza, vivono l’esperienza dell’arresto e della detenzione o, come la figlia Lidia, quella dell’esilio. Il 7 maggio ’45, con la famiglia nuovamente riunita, Magda annota, nella pagina conclusiva del suo diario, “è bello vivere e soprattutto aver vissuto così”.

Carlo Hendel – (La strada per Nikitowska – diario/memoria 1942-1943)

Un diario, ma non un semplice diario: il diario di uno della gloriosa “Tridentina”. Il sottotenente Hendel, nel 1942, viene inviato in Russia per dare il cambio ai commilitoni dell’Armir. Carlo è uno degli eroi sopravissuti all’inferno bianco, alla fame, alla pazzia…, mesi di vita atroci a pochi passi dal Don. Il 18 gennaio ’43 inizia il vero dramma umano, il ripiegamento e il palesarsi del peggiore dei nemici: il gelo. Il difficile rientro verso sud del “mostruoso millepiedi”, interminabile colonna di anime arrancanti, abbandonate a se stesse, spesso sotto l’attacco dei soldati e dei partigiani russi. Finalmente, nel febbraio ’43, il rientro in Italia.

Giorgio Marchiani e Goda Zoltán – (Spero che noi saremo amici buoni – epistolario 1948-1998)

Uno studente ungherese di diciassette anni desidera perfezionare il suo italiano; un geometra ventenne di Firenze risponde all’appello: nasce così l’amicizia tra i due protagonisti dell’epistolario. Un’amicizia che dura tutta la vita. Una corrispondenza che accompagna nel tempo, dal 1948 al 1998, la crescita dell’ingegnere Goda e dell’architetto Marchiani, da giovani universitari a mariti, a padri e a professionisti realizzati. Due vite a mille chilometri di distanza scorrono in simbiosi con il proposito di non parlare di politica per non intaccare il rapporto. Nel tempo, solo pochi incontri di persona, sempre in Italia. Lettere che si fanno sempre più profonde e personali e, per Giorgio, sempre più tristi e malinconiche dopo che, il 30 dicembre 1992, muore la moglie Clara, l’amore di una vita.

Nicolino Marras (Fuggire senza meta – autobiografia 1938/2000)

L’infanzia a Bulzi, un piccolo paese del sassarese, segnata dagli stenti e dal dolore legato alla prematura morte della giovane madre e della sorella maggiore, da un padre severo e oppressivo, troppo spesso ubriaco. Un’infanzia con pochi momenti felici e tanta solitudine. Appena diciottenne, decide di emigrare in Toscana, dove trova lavoro come bracciante. Poi a ridosso degli anni ’60 in Piemonte, come turnista in un cementificio, dove incontra Giuliana, che sposa nel 1964 e dalla quale ha due figlie. La gioia di aver trovato nella famiglia della moglie e nelle figlie momenti di serenità, si alterna ad un sempre più marcato disagio interiore, dovuto ai turni di lavoro e alle esperienze dell’infanzia, un disaglio che lo porta a cambiare nuovamente occupazione, diventa bidello, e ad alternare esperienze di vita tra Piemonte e Sardegna, alla ricerca della sua oasi di felicità.

Dario Poppi – (Il Ras del Monte Gialo – diario 1941-1945) L’esperienza africana di un ceramista faentino nelle pagine di un diario pittoresco e avventuroso. Anno 1941, Monte Gialo, Etiopia, Dario è l’intrepido direttore di una segheria legata all’impero. Scanzonato guaritore di piaghe croniche e fautore di “bombe autarchiche”, vive la disfatta, la distruzione del tricolore e l’insediamento nel paese degli inglesi. Nonostante ciò decide di rimanere, anche solo per presidiare la segheria, i cari macchinari, le preziose lamiere il poco legname rimasto…. Nel 1942 viene portato dagli inglesi nel campo di concentramento di Mandera in Somalia. Da uomo libero, ritorna alla vita civile nel mondo del teatro di prosa e del varietà con il nome di Pippo Doria. Poi, abbandonate le scene, l’impegno nella produzione della ceramica, incaricato, dal Ministro dell’industria e del commercio dell’Etiopia per conto dell’imperatore Hailè Selassiè.

Kemal Subasciaki – (Saponificio Gazzella – autobiografia 1936-1998)

Kemal nasce a Bengasi da padre libico e madre italiana. Un’esistenza segnata dall’odio razziale e dal fanatismo religioso e politico, dalla corruzione praticata a tutti i livelli, ma anche dalla speranza e dalla capacità di rinascere dopo ogni sabotaggio, ogni trasloco forzato, ogni calamità umana e naturale, che si abbatte sul benessere portato alla famiglia dalle attività impiantate dal padre. Kemal trascorre l’infanzia in Etiopia e poi in Eritrea, vittima delle persecuzioni verso italiani e stranieri del post-colonialismo e dopoguerra, nonché dell’invidia per le sue capacità intellettive ed imprenditoriali. Dopo il nuovo spostamento in Libia, Kemal con caparbietà diventa egli stesso imprenditore, sfidando arretratezze culturali e politiche. Anni segnati dalla separazione dei genitori e dalla loro morte, dal voltafaccia del fratello minore, dal tradimento di pseudo-amici e pseudo-soci, e dalla sua tenacia nel tentare più volte di far decollare la sua impresa. Il matrimonio con Catherine e la nascita delle due figlie gli danno la convinzione di poter superare ogni difficoltà, ma un’ulteriore serie di problemi lo costringono ad abbandonare definitivamente l’Africa per trasferirsi in Scozia.

Manilio Tartarini – (In bicicletta fino a Fabro – Diario1943-1944)

Lo spaccato di vita di un “uomo comune”, classe 1905, apolitico e apartitico, che nel dopo armistizio si trova a svolgere la delicata professione di Segretario comunale a Calcinaia, con l’incarico di gestire la distribuzione delle scorte alimentari. Manilio affida al suo diario il racconto della sua solitudine, la mancanza della moglie e dei tre figli rifugiati nella sicura campagna umbra a Fabro. Ma annota anche i suoi pensieri di uomo onesto, le angherie dei fascisti della Repubblica di Salò, le pressioni affinchè si iscriva al nuovo partito repubblichino, la negligenza del latitante Podestà, i misfatti dei tedeschi e dei partigiani, e ancora la non avanzata degli alleati, arrestati da troppo tempo sul fronte del Volturno. Dopo la liberazione di Roma, torna finalmente a Fabro.

Il programma del Premio sarà online sul sito www.archiviodiari.it dal 1 agosto.

Marco Paolini in una edizione passata del Premio Pieve

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