Non c’è discussione la mostra dell’estate parigina la trovate al Musée Marmottan dov’è in corso fino al 26 settembre “Monet et l’abstraction”, primo degli eventi che la capitale francese ha in calendario per celebrare i 170 anni dalla nascita del padre dell’Impressionismo.
Un mostra d’eccezione – ed i termini non sono esagerati – che affianca ai capolavori di Monet, di cui il museo raccoglie la collezione più importante al mondo, una lunga schiera di opere astratte scelte tra le più significative del secondo Novecento. Ci sono lavori di Rothko e di Pollock, di Sam Francis e di Joan Mitchell tanto per fare qualche nome.
Tutto per esplorare l’eredità che Monet ha lasciato ai posteri, la sua influenza sui pittori astratti della seconda metà del ventesimo secolo che negli ultimi anni è stata oggetto di molte ricerche. La discussione di questo lignaggio modernista viene presentata dalla mostra con un faccia faccia tra opere provenienti delle collezioni del Museo Marmottan e della Fondazione Thyssen-Bornemisza di Madrid.
In rottura con i modelli precedenti, l’impressionismo apri la strada al
dissenso. Una violazione che gli artisti successivi, dagli espressionisti in poi hanno esteso continuamente sviluppando l’idea che sia necessaria un’
autonomia d’arte le cui forme e scopi non hanno altri referenti se non il linguaggio
il linguaggio dall’arte stessa creato. Il soggetto del dipinto non è dunque la rappresentazione, ma
il dipinto nella sua materialità, con la sua tela, il suo colore. E se in Monet la dissoluzione della realtà a vantaggio del “racconto interiore” non è ancora avvenuta completamente, la mostra evidenzia come – tuttavia – egli ne gettasse il seme. Alcune delle tele più rappresentative di Monet (Impressione, al levar del sole; il Parlamento di Londra; i Covoni) dialogano quindi, secondo un percorso tematico, con gli artisti del ‘900. Per affrontare l’uso del colore ecco il confronto con Rothko e Hoffmann; per i contrasti di luce i lavori di Still; e per descrivere la gestualità non potevano mancare Pollock e Tobey.
Insomma, al Marmottan si comprende, si tocca, una lezione importante: la pittura moderna non è nata da un giorno all’altro.
Prima di andare oltre illustrando brevemente le altre mostre che il viaggiatore troverà in questa estate
parigina, da segnalare che l’autunno sarà sempre e di più all’insegna di Monet. A settembre il Grand Palais proporraà una retrospettiva di oltre duecento opere, mentre al Marmottan sarà allestita la mostra “Monet. La collection intime”.
Uscendo da Parigi, a Giverny, in Normandia, dove si trova quel giardino che Monet riprese nei suoi dipinti centinaia e centinaia di volte, essendo il giardino della casa dove abitò per 43 anni, è in corso fino al 18 luglio al Musée des Impressionnismes la mostra “L’Impressionnisme au fil de la Seine”, cinquanta capolavori assoluti – tra i quali alcuni Monet – e nomi da cpogiro: Edouard Manet, Auguste Renoir, Alfred Sisley, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Gustave Caillebotte, Armand Guillaumin. E poi I post impressionisti: Paul Gauguin, Vincent Van Gogh, Georges Seurat, Paul Signac, Pierre Bonnard, Edouard Vuillard, Maurice Denis. E infine, i fauves: André Derain, Maurice de Vlaminck, Henri Matisse ed Albert Marquet.
ANCORA MOSTRE
C’è tempo fino al 19 luglio per ammirare la retrospettiva di Lucien Freud al Centre Pompidou; mentre per gli appassionati dell moda come espressione d’arte l’appuntamento è al Petit Palais, dove fino al 29 agosto è in corso una grande mostra di abiti e modelli di Yves Saint Laurent (leggi articolo)
Fino al 10 ottobre il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris propone un viaggio nella sua collezione permenete
rivisitata attraverso copie, dell’imitazioni e plagi.
Non sembra un caso che la mostra arrivi dopo il clamoroso furto di cinque opere di immenso valore (tra cui un Picasso, un Matisse, un Modigliani) sottratte al museo nel mese di maggio. Notizia che fece il giro del mondo.
Torniamo al Centre Pompidou per la mostra “Dreamlands, le città sognate”, un viaggio nelle metropoli che prende spunto da una considerazione dello scrittore James Graham Ballard: “Appartengo ad una generazione per la quale la metropoli è stata sinonimo di irraggiamento culturale, ed economico (Londra, Parigi, New York) per poi diventare un parco a tema (Las Vegas, Dubai), una colonia (le città cinesi) o un’aberrazione architettonica(Tokyo)”. In mostra più di 350 opere di un centinaio di artisti tra l’inizio del XX secolo e i giorni nostri per mostrare come gli artisti abbiano contribuito a costruire l’immaginario della metropoli come luogo di consumo, giostra in perenne movimento.
Sempre al Centre Pompidou, i quadri e gli oggetti in movimento del regista giapponese Takeshi Kitano, una mostra che solo apparentemente sembra riservata ai bambini.
“Du Greco a Dalì”, quattro secolo di pittura spagnola in mostra al Musée Jacquemart-André (fino al primo agosto) , in mostra sessanta capolavori
della collezione privata di Pérez Simón. El Greco, Ribera, Goya,
Joaquin Sorolla, e poi l’omaggio ai grandi maestri: Pablo Picasso, Juan Gris, Joan Miró, Salvador Dalí, Tàpies che hanno cambiato l’arte.
“Il sogno americano” di Duane Hanson, fino al 15 agosto al Padiglione Paul Delouvrier del parco La Villette di Parigi. In mostra 15 sculture dell’artista iperrealista per svelare l’inganno del “sogno stellestrisce” che, ormai privo di valori ha lasciato spazio all’inquietudine e alla frustazione. Gente in attesa, sguardi assenti, pose rassegnate nelle sculture che riprendono americani della classe popolare e media: il venditore d’auto, la donna delle pulizie, la cheerleader, i turisti, il cowboy.
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