Quante volte la copertina di un disco in vinile sia stata più bella e interessante del disco stesso è impossibile a dirsi; oggettivamente si può affermare con certezza che la storia della musica popolare (e non) è piena di esempi in tal senso. Magnifiche copertine, contenuto così e così: il sapore è quello delle promesse non mantenute. Nella tavolozza di sfumature che componeva il raffinato piacere del vinile – piacere che cominciava con l’acquisto, rigorosamente in un negozio di disci, e culminava con la definitiva trasformazione del disco in uno splendido elemento d’arredo – la copertina era parte integrante,
fondamentale. Non si comprava semplicemente musica, come accade oggi scaricando mp3, si acquistava un 33 giri (o un 45), era un’altra cosa. Ed a volte si portava a casa una vera e propria opera d’arte.
E’ quanto tenterà di dimostrare la mostra “Synchronicity. Record Covers by Artists” che inaugura domani all’AuditoriumArte di Roma. Promossa dalla Fondazione Musica per Roma e curata da Raffaella Perna, l’esposizione propone un viaggio in sessant’anni di musica attraverso una selezione di oltre 100 dischi in vinile, a 33 e 45 giri, provenienti dalla collezione Stefano Dello Schiavo. Un cammino rigorosamente cronologico che racconta a partire dagli anni ’50 la storia delle copertine realizzate da artisti.
“Progettate su richiesta di case discografiche e musicisti, queste copertine assumono un interesse del tutto particolare per la specifica prerogativa di veicolare, insieme all’elemento sonoro, l’idea artistica a un pubblico di massa. Contrariamente ai «dischi d’artista» – stampati in tirature limitate e distribuiti in luoghi tradizionalmente deputati all’arte, come musei o gallerie private – le cover ideate da artisti su commissione sono riprodotte in migliaia di copie (ta
lvolta in milioni) e si configurano come mezzo per divulgare e promuovere su vasta scala ricerche fortemente sperimentali, altrimenti condannate a una ricezione elitaria. Sono, infatti, proprio le tendenze artistiche maggiormente impegnate ad allargare i confini della fruizione estetica, come Fluxus, la Pop Art, o la Graffiti Art, a interessarsi sistematicamente alla grafica di un prodotto popolare e universale come il disco”.
La mostra evidenzia le più stimolanti e vivaci collaborazioni artistico-musicali degli ultimi cinquant’anni, collaborazioni diventate ormai storiche, che spaziano da Andy Warhol e i Velvet Underground a Robert Mapplethorpe e Patti Smith, da Peter Blake e i Beatles a Mario Schifano e Le Stelle, fino alla coppia Yoko Ono-John Lennon. Sodalizi creativi che hanno dato origine a dischi ormai storici come The Velvet Underground and Nico (la copertina di Warhol), Horses (in copertina una foto di Mappelthorpe), Imagine o il leggendario Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Peter Blake).
“L’esposizione va a toccare tutti i principali generi musicali: dalle esecuzioni di Beethoven, Chopin e Ravel al jazz diArtie Shaw, Bing Crosby, Steve Lacy, dalla pop di Diana Ross e Miguel Bosé alla disco music di Sylvester e
Amanda Lear, dal R&B di Ike&Tina Turner e Aretha Franklin al rock dei Rolling Stones, dei Cream, dei Police, dalla musica minimale di Philip Glass al punk degli Offs e l’hardcore dei Black Flag, gruppo californiano per il quale l’artista Raymond Pettibon realizza copertine fortemente provocatorie e dissacranti.
Grande attenzione è posta al contesto artistico e musicale italiano: in mostra diverse copertine ideate da Luigi Veronesi per Renato Carosone, il disco specchiante realizzato da Michelangelo Pistoletto per Enrico Rava, il cofanetto di Emilio Vedova per il compositore sperimentale Bruno Maderna, la copertina di Renato Mambor per Paola Pitagora”.
Info: 06 80241281 www.auditorium.com
Firmato di “Censored”, mostra copertine censurate svoltasi due anni fa a Napoli
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