Silvia Avallone già subissata dai premi. Stasera il verdetto dello Strega

Pioggia di premi su Silvia Avallone, e non è ancora finita. La giovane autrice di   ”Acciaio”, romanzo su un cupo spaccato di miseria popolato da [...]

Pioggia di premi su Silvia Avallone, e non è ancora finita. La giovane autrice di   ”Acciaio”, romanzo su un cupo spaccato di miseria popolato da sogni senza peso  (Rizzoli), com’è arcinoto guida infatti la cinquina dei finalisti del Premio Strega. Favorita su tutti, a detta di tutti (o quasi).Stasera il verdetto.

Ad aprirle la strada verso il successo nel premio letterario più importante (e contestato) d’Italia, una serie di altri riconoscimenti “minori” ma nemmeno poi tanto. E così, dopo essersi aggiudicata il “Campiello opera prima” ecco arrivare il Premio Flaiano 2010 di narrativa. La scrittrice si è affermata con un largo margine di voti sugli altri quattro finalisti che erano: Gaia Rayneri con ”Pulce non c’e”’ (Einaudi), Paolo Piccirillo con ”Zoo col semaforo”; (Nutrimenti), Angela Bubba con ”La casa” (Elliot), e Giulio Messina con ”Prima che sia giorno” (Marsilio).  La consegna del premio avverrà domenica prossima luglio al teatro Gabriele d’Annunzio di Pescara.

Ma non basta, Silvia Avallone ha appena vinto anche il premio Fregene per la Narrativa che sarà consegnato sabato prossimo nel corso di una cerimonia all’Arena Fellini, sul lungomare di Fregene. Ed è certo che nella grande fioritura di premi letterari che con la bella stagione anima la Penisola, qualche altro riconoscimento ci possa essere sfuggito. E’ una quasi certezza che rimanda ad alcune considerazioni, e ad una premessa: non è il merito dell’autrice in discussione, neppure la qualità del suo romanzo. Ma è possibile che in tutta la produzione nazionale di un anno intero non vi sia un romanzo, un solo romanzo, capace di suscitare un interesse altrettanto intenso nelle giurie? E’ possibile che ci si possa emozionare tutti per le stesse parole, per la stessa storia, per la stessa modalità di narrazione? Può sembrare banale, non lo è affatto, soprattutto se non si vuole completare il pensiero tirando in ballo le lunghe mani delle case editrici che contano. Fattore che esiste, perchè certi premi (lo Strega su tutti) sono garanzia di vendite.  Il problema vero è che proprio i lettori sembrano voler chiedere “il caso letterario“; la lettura buona da portare a  cena con gli amici. E’ lecito e a ben pensarci nemmeno contraddice il senso vero del leggere, che è un momento intimo, d’incontro innanzitutto con se stessi, col proprio vissuto unico e irripetibile. Ma è proprio qui che non si comprende tanta unanimità su certi autori.

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