In viaggio nella civiltà del vino: la mostra a Firenze e gli itinerari al Sud

Diecimila anni fa? Cinquemila? Il vino e la viticoltura sono storia antica, quanto la civiltà umana più o meno. La prima uva fermentata di cui [...]

Diecimila anni fa? Cinquemila? Il vino e la viticoltura sono storia antica, quanto la civiltà umana più o meno. La prima uva fermentata di cui si abbia traccia risale al neolitico, affermano scoperte alquanto recenti, a uomini appena in grado di tirare su un villaggio di palafitte che in maniera del tutto casuale scoprirono effetti e sapore di quel succo d’uva lasciato in un vaso di coccio che il tempo aveva reso più buono, e capace di dare particolari sensazioni.

Qualche generazione ed il vino è diventato ben più di una bevanda: è diventato  rito di comunione ed ebbrezza da evitare, culto da

Banchetto con uva, affresco, I secolo d.C., Museo Nazionale Archeologico di Napoli.

respingere o da coltivare come porta di accesso alla spiritualità, e poi il vino è diventato economia, scambio di sapienze e di culture. Sul vino (e sull’olio) s’è fondata la civiltà cresciuta sulle sponde del Mediterraneo che dal vicino oriente aveva appreso in tempi immemorabili le magie di questa produzione a cui anche il Cristianesimo ha voluto dare il suggello della sacralità.

Un viaggio nella storia attraverso il vino è il tema portante della mostra “Vinum nostrum. Arte, scienza e miti del vino nelle civiltà del mediterrano antico”, a Firenze  Museo degli Argenti – Palzzo Pitti dal 20 luglio e fino al 15 maggio del 2011. Una mostra che si completa, a qualche centinaio di chilometri di distanza, con speciali itinerari nel Sud Italia, tra la Campania e la Basilicata (l’antica Enotria), sulle tracce di quelle antiche colture che ancora oggi deliziano palati  e sensi.

LA MOSTRA

Amorini vendemmiatori, affresco, I secolo d. C., Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il percorso della mostra segue il tempo: comincia con l’illustrazione dell’origine della viticoltura nel Vicino Oriente, la sua piena affermazione con relativi significati simbolici, religiosi e culturali nel mondo ellenico, fino alla produzione e diffusione del vino su ampia scala operata dai Romani. Dai vigneti di Pompei al contributo fornito da Fenici ed Etruschi (che giocarono un ruolo essenziale nella diffusione della coltivazione della vitis vinifera nel Mediterraneo), il percorso s’addentra nelle  tecniche di coltura, affronta i valori religiosi e culturali della vite: le divinità, i riti, le feste del vino. Sculture e vasi dipinti per raccontare la nascita e la diffusione del culto di Dioniso, capace secondo la tradizione di mutare continuamente forma e sostanza; eleganti servizi da mensa per parlare dei convivi aristocratici dove il “nettare” non mancava mai. Suggestiva, una cella vinaria scenograficamente ricostruita grazie ai preziosi ritrovamenti pompeiani e alle puntuali descrizioni presenti nella letteratura latina, promette un’immersione  nella realtà del tempo, tra gli attrezzi per la vigna, le anfore vinarie e i barili in legno, i cesti per la vendemmia, i carri e tutte le attrezzature. Un percorso, quello della mostra, volto, non solo a documentare scientificamente tutto il ciclo del vino dalla vendemmia al consumo, ma a stimolare gusto, olfatto e vista, sensi che mantengono con il vino uno stretto rapporto che affiora a livelli storici e sociali diversi.

GLI ITNERARI

E’ Pompei la protagonista della grande mostra fiorentina la cui particolarità, che la rende davvero un caso unico, è quella di proporre contemporaneamente – in tutta Italia – una serie di itinerari collegati. Punto di partenza è l’area archeologica vesuviana, custode di una testimonianza unica sulla viticoltura antica: l’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. infatti sigillò oltre alla città con i suoi abitanti anche gli ambienti naturali insieme alle straordinarie tracce di una coltura  che tanta parte ebbe nella storia antica.  Il reimpianto e la valorizzazione dei vigneti dell’antica Pompei  costituiscono ormai un modello per gli scienziati di tutto il mondo. La Campania Felix degli antichi era notissima anche per la produzione di vini: gli autori classici citano in particolare il Falerno, il Pompeiano, il Sorrentino. La viticoltura campana è perdurata nei secoli – Santa Lancerio, ad esempio, nel 1536 enumera ben quattordici vini di alta qualità molto amati da Paolo III Farnese, di cui era “bottigliere” – e ancora oggi nella regione si producono vini molto pregiati.

La via del vino dell’antica Pompei parte dunque dal sito archologico e dal “vino pompeiano” , quello del passato di cui restano ampie tracce, e quello del presente. Le uve prodotte nei vigneti dell’antica Pompei vengono infatti vinificate dall’azienda Mastroberardino con il nome dei “Villa dei Misteri”.

Coppa invetriata, I secolo d. C, Antiquarium della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.

E non può mancare un “passaggio” ad Ischia, l’antica Pithecusae dove al museo archeologico si trova la testimonianza più antica della viticoltura campana “La coppa di Nestore”, risalente più o meno a 3mila anni fa. « Io sono la bella coppa di Nestore, chi berrà da questa coppa subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona », recita l’iscrizione che vi è impressa, evidentemente sottolineando un potere afrodisiaco da attribuire al contenuto e non al contenitore. E in questo viaggio sull’isola verde dalle tradizioni enoiche antichissime la seconda tappa d’obbligo sono la Cantine d’Ambra, celebri per il recupero dei vitigni autoctoni isolani. Il vigneto Frassitelli delle Cantine D’ Ambra è stato celebrato da Veronelli come uno dei “piu’ belli al mondo”. Info:www.pompeiisites.org

IN LUCANIA

La Lucania può considerarsi la culla della viticoltura europea: non a caso la sua più antica popolazione era quella degli Enotri, che abitavano l’ Enotria, la terra del vino, e i suoi vini, i lucani e i lagarini, sono ricordati dagli scrittori classici. Particolarmente ricco il programma degli itinerari a partire da quello del  Vulture, un vulcano a caldera spento da epoca preistorica. Ricco di sorgenti, ricoperto di boschi formati tra gli altri da faggi, querce, frassini ha una ricca flora costituita da ben 977 specie comprendenti piante officinali di pregio. Le sue larghe e fertilissime pendici di natura vulcanica ospitano estesi vigneti coltivati ad aglianico: il termine sembra essere corruzione di vitis hellenica, il vitigno che la tradizione vuole importato nella terra degli Enotri dall’ antica Grecia.

Skyphos in argento, I secolo d.C., Museo Nazionale Archeologico di Napoli.

Nel territorio sorgono le Cantine Paternoster premiate nel 2004 con il Premio Roero proprio per l’ attività di recupero e di valorizzazione della viticoltura nell’ area del Vulture. Non molto lontana sorgono Melfi, con l’ imponente castello di Federico II e  Venosa, patria di Orazio. Poco fuori del suo  abitato sono l’ anfiteatro e i resti di un quartiere di epoca romana con mosaici raffiguranti anche tralci di vite.

I percorsi del vino continuano passando per Pietragalla, ai margini dell’ area del Vulture, il cui Comune è stato premiato il Premio Roero 2004  per l’ attività di recupero e di valorizzazione dei palmenti che caratterizzano il suo territorio. Suggestive le caratteristiche celle per la conservazione del vino scavate nella roccia.

L’altro percorso del vino in terra lucana si svolge in  Val d’Agri, cuore del Parco Nazionale dell’ Appennino Lucano: racchiusa tra le alte montagne del Volturino e del Sirino gode di una splendida natura ed è ricca di testimonianze archeologiche che ne sottolineano il percorso seguendo il fiume fino al suo sbocco nello Ionio, nei pressi dell’antica Heraclea, in quella porzione di territorio dove erano i terreni dedicati a Dioniso. Informazioni sugli itnerari in Basilicata: www.archeobasi.it; www.parcoappenninolucano.it; www.comune.pietragalla.pz.it; www.comune.acerenza.pz.it

Pompei, Vigneto del Triclinio estivo

Pompei, il vigneto vicino l'anfiteatro

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