Pare che Ibiza abbia una vocazione storica: quella di attrarre edonisti e persone in cerca di libertà. E’ stato così per i cartaginesi nel 654 avanti Cristo, così per gli hippy degli anni ’60 sino ad arrivare ai clubber (modo internazionale per appellare i discotecari) di tempi più recenti. Ricordate “People from Ibiza” di Sandy Marton? Un manifesto per la generazione italiana degli anni ’80 e su quell’ondata di ottimismo a buon mercato la isla blanca ha vissuto il suo stato di festa permanente durato vent’anni o giù di lì.
Poi con l’arrivo del nuovo millennio qualcosa è cambiato anche nella perla delle Baleari; ha cessato di essere il centro dell’estate europea, non del tutto, è certo, ma la parabola ha preso lentamente a decrescere: forse per il rincacarare dei prezzi o per il giro di vite che in un certo periodo è stato dato allo stato di festa permanente che vi si respirava, “colpa delle autorità”, che disposte ad aprirsi
anche ad un turismo familiare, avevano limitato la possibilità di tenere party musicali ad ogni ora del giorno (e questa era la vera e propria tipicità del luogo) .
Ma può un’isola con una vocazione storica di tale durata smentire la propria natura? Domanda retorica alla quale risponde il quotidiano inglese The Guardian, affermando che quella targata 2010 potrebbe essere una delle estati più calde degli utlimi anni. Merito della musica, di “un atteggiamento più rilassato delle autorità” e di un bel po’ di bei nomi che sull’isola hanno fatto approdo e vi si sono trapiantati (nei giorni scorsi è stata vista anche Simona Ventura, ma nello specifico non è della presentatrice che si tratta) come l’americano signore dell’elettronica Deadmau5 e il francese David Guetta, signore del Pacha e autore della compilation “F ** k Me I’m Famous Ibiza mix 2010” , sesto volume della serie che contiene brani, remix, produzioni e featuring dello stesso dj alternate a brani dei colleghi da lui selezionati, tra cui Chuckie, Afrojack, Steve Angello e altri. La sua serata del giovedì nello storico locale isolano è quella più attesa e quando arriva in pista viene bombardato dai flash: il must per coloro che cercano da Ibiza quello Ibiza rappresenta nell’immaginario.
Rispetto all’Isola degli anni ’80, quando la colonna sonora su spiagge e locali era generalmente costituita da un mix di generi che soddisfaceva gusti ampi, negli ultimi anni i maggiori club maggiori avevano puntato tutto su “minimal”, “tribal house” e
“commerciale”. Un limite, non c’è che dire. E l’hanno capito ecco che in questa estate anche i generi si ampliano. Qualche esempio? L’Ibiza Rock (l’hotel dedicato esclusivamente agli amanti della musica): include nei concerti del martedì anche la “musica per chitarra”. Il 20 luglio, per il quinto anniversario del particolare hotel di scena The Prodigy. Mentre il già citato
Pacha ha assunto un dj underground come Luciano, che interpreta una miscela di house latina sfumata con la techno. Qualche tempo fa sarebbe stata musica troppo alternativa per il club più “antico” (è nato nel 1973) dell’isola.
E poi si torna a ballare 24 ore su 24 nei locali e nei bar disseminati su tutta l’isola, come quel DC10 collocato appena alla fine della pista dell’aeroporto. Nato come un luogo fuori orario per i lavoratori, è diventato uno dei club underground più influenti al mondo. Poi due anni fa lo stop imposto dai nuovi regolamenti e quindi, lo scorso 31 di maggio la riapertura. Ogni lunedi pomeriggio, una sfilata di variegata umanità, nella quale non manca mai qualche celebrità, si snoda lungo la strada polverosa per partecipare al Circolo Loco del DC10.
Insomma, Ibiza sembra davvero tornata sulla cresta dell’onda portandosi con sé non solo musica e divertimento, ma anche il suo carico di trasgressioni. Tuttavia per alcuni “discotecari” lo spirito della fine degli anni ’80 e ’90 non potrà tornare mai più; per altri l’energia emanata dall’isola non è scomparsa e non ha perso il suo fascino agli occhi delle nuove generazioni.
Ne riparleremo, magari l’estate prossima.
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