Sarà anche presto per annunciarlo, ma la notizia è curiosa: a Manhattan la prossima primavera, si assiterà ad una fioritura di rose giganti. Rose d’artista quelle che Will Ryman (figlio del pittore minimalista Robert) installerà su Park Avenue, tra la 57ma e la 67ma strada: una quarantina di steli alti fino a 8 metri che per cinque mesi addolciranno coi toni del rosa e del rosso il cuore di New York.
Pare che Ryman avrebbe voluto spargere alla base delle rose scarti vari: tappi di bottiglia, lattine schiacciate e confezioni di gomma da masticare, ma il sindaco Bloomberg nel pieno “di una battaglia anti-rifiuti” non lo ha permesso. L’installazione (costo 1 milione di dollari) è stata commissionata dal comitato Sculpture Park Avenue e approvato dal New York City Parks Department.
Le rose per Ryman sono una costante. In qualche modo l’artista fa seguito ad una lunga tradizione di rappresentazione dei fiori nelle arti, sia in Occidente sia in Oriente, con un “fiorire” di uso che in Europa esplode soprattutto nel XVII secolo. I fiori sono così diventati l’incarnazione simbolica della bellezza, della purezza e della fertilità, gli attributi dei santi e delle divinità mitologiche, e portatori di significati diversi in una lingua tutta loro: l’amore, l’amicizia, la fedeltà, la gelosia. Ma nell’arte occidentale il fiore è forse più commovente quando viene raffigurato in una natura morta come un “momenti mori”, ricordando la caducità della bellezza e della vita. Da tutto questo, dunque, arriva l’ispirazione di Ryman che ha scelto la rosa per popolare il suo giardino, perché, dice, “è il fiore più riconoscibile e simbolico in tutto il mondo“.
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