Milano, i costumi de La Scala a Palazzo Morando

La sartoria del Teatro alla Scala è un meccanismo complesso. Una macchina che funziona con la manualità umana e composta da una serie di professionalità [...]

La sartoria del Teatro alla Scala è un meccanismo complesso. Una macchina che funziona con la manualità umana e composta da una serie di professionalità di rilievo assoluto: tagliatori, modellisti, modisti, stilisti e altri specialisti ancora . In tutto 46 addetti, un piccolo esercito di portatori di una sapienza artigiana che si perde nel tempo e che si alimenta quotidianamente nell’orgoglio di essere parte di un tempio .

Il risultato sono quei costumi d’Opera o per il Balletto che tanta parte hanno nella

I tutù di Giselle

magia generale dello spettacolo. Perché quale Violetta, quale Tosca, quale Madama Butterfly o quale Giselle potrebbero sopportare d’essere rappresentate da un abito non adeguati o da accessori stonati. Ed ad ogni stagione l’impegno si rinnova: negli ex capannoni dell’Ansaldo il Laboratorio della Scala realizza circa un migliaio di nuovi abiti ogni anno e mette a misura o ripristina 2.000-3.000 costumi di repertorio per un gauardaroba che conta oltre 60mila capi a partire dai primi del ‘900.

Per celebrare questa eccellenza del lavoro e della creatività, Comune di Milano e Fondazione Teatro alla Scala promuovono “Il Costume veste la musica – L’atelier del Teatro alla Scala”, esposizone dei costumi di scena del massimo milanese a Palazzo Morando da oggi fino al 12 settembre.

In mostra oltre 50 abiti realizzati dal Laboratorio di sartoria: “Raccontiamo la Scala attraverso i costumi e l’immagine – spiega l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Floryper fare del nostro museo della moda un luogo che possa affascinare, in questa estate, i turisti di tutto il mondo. Per non essere soltanto spettatori ma protagonisti dello spettacolo, dobbiamo anche sapere che cosa c’è dietro ad ogni rappresentazione. Con questa mostra Palazzo Morando unisce davvero il bello e l’utile, la competenza e la creatività, rende visibile ciò che è invisibile e mette in scena il retroscena. Dobbiamo capire che il teatro comincia dalle prove, dal laboratorio e che se Milano è la capitale della moda lo deve anche al fatto che è la capitale del costume”.

I costumi e gli accessori in mostra sono stati scelti, oltre che per il valore estetico, fra gli spettacoli che hanno rappresentato i momenti più significativi del repertorio scaligero: Don Carlo, Il Trovatore, Così fan tutte, Vita, Tatjana, Lucia di Lammermoor, Fedora, Il Barbiere di Siviglia, Un ballo in maschera, Il flauto magico, Orfeo ed Euridice, Rinaldo, Tosca, Tannhauser, Faust, Giselle, La Bella addormentata, Coppelia, Silphide.

La mostra non si limita però ad una mera esposizone, ma racconta l’intero percorso degli abiti, a partire dallo studio del disegno fino al confezionamento, svelando i segreti e la vita del laboratorio  di sartoria.

E dopo un percorso ideale tra il magazzino tessuti, il reparto di confezionamento, il laboratorio di pittura e quello dove si realizzano i tutù dei balletti, la mostra si chiude dove tutto inizia:  con due grandi tavoli al centro dell’ultima sala dove viene simulata la lavorazione e il confezionamento dei costumi. Ad accompagnare il tutto, filmati, documenti, immagini.  L’ingresso è libero.

Costume de La Carmen

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