E’ il 18 dicembre del 1468, la bella Giovanna ottava figlia di Masso di Luca degli Albizzi e di Caterina Soderini vive il momento più importante della sua breve esistenza: va sposa, in Firenze, a Lorenzo Tornabuoni facoltoso erede di una famiglia fortemente legata ai Medici. Ha 18 anni Giovanna e per tre giorni tutto il mondo fiorentino ruota attorno a lei, protagonista di una festa di nozze che l’umanista Naldo Naldi – provvidenziale cronista – racconterà dettagliatamente in 336 versi in latino. L’anno seguente nasce a Giovanna il suo primo figlio, Giovanino; qualche mese dopo è ancora gravida, ma questa volta non sopravviverà. Aveva venti anni.
Una vita di una donna, e per giunta troppo breve per incidere nella storia del suo tempo, tuttavia, il suo viso è sopravvissuto ai secoli, simbolo stesso di bellezza e di bontà femminile catturato in un momento d’eccezionale splendore. A commissionarlo al celeberrimo Domenico Ghirlandaio tre anni dopo la morte di Giovanna fu la sua famiglia, ignara che quel malinconico profilo diventasse, secoli dopo, meta di pellegrinaggio per tanti amanti dell’arte.
Il ritratto di Giovanna Tornabuoni degli Albizzi è infatti uno dei capolavori della collezione di Thyssen di Madrid; anzi pare fosse il quadro preferito del barone che fondò la preziosa raccolta museale. Ed è attorno a quel quadro così denso di significati che ruota la mostra “Ghirlandaio e il Rinascimento a Firenze”, allestita da oggi al Museo Thyssen fino al 10 ottobre.
Attraverso sessanta opere in arrivo da musei internazionali e da collezioni private, tra cui alcuni capolavori di Pollaiolo, Botticelli, Verrocchio, Filippo e Filippino Lippi, oltre che del Ghirlandaio; la mostra entra nella sfera privata del Rinascimento fiorentino esplorando il ritratto, l’amore, il matrimonio, la religione. Il curatore dell’esposizione, lo storico olandese Gert Jan van der Sman, ha inteso in qualche modo riflettere quella che doveva essere la raffinata atmosfera di palazzo Tornabuoni a Firenze. Famiglia di potenti banchieri e, come spesso accadeva allora, di mecenati. E infatti il ritratto di Giovanna è stato per secoli nelle sale dello storico palazzo, quindi nel 1935 fu acquistato ad un’asta dal barone Thyssen. Sarà per questi spostamenti assai limitati che il quadro è perfettamente conservato, così come dimostrano gli studi tecnici sul dipinto che occupano un’intera sala del museo.
Un’intera sala solo per ammirare quel mix di delicatezza e malinconica quiete che Ghirlandaio impresse sul volto della giovane donna. La vide di profilo, con indosso un abito riccamente damascato, i capelli biondi raccolti – resi con precisione calligrafica – e sul petto un pendaglio fatto d’oro, perle e rubini. Sullo sfondo una collana di corallo (in tutte le culture era considerato un potente amuleto) ed un libro. Nonostante la precisione dei dettagli, ed il virtuosismo del Ghirlandaio nell’esprimerli, è la grazia e la dignità della donna che restano in primo piano.
Non meno importante è il resto della mostra; le due sale con altri ritratti di giovani donne dipinti dal Ghirlandaio e dalla sua bottega, del Botticelli o da Piero del Pollaiolo. L’aspetto più interessante, tuttavia, è il tentativo di ricostruire l’ambiente nel quale Giovanna e Lorenzo vissero, e con questo fine vengono presentati diversi documenti (tra questi i dettagliatissimi Ricordi di Masso di Lucca, padre di Giovanna) e sono state portante in esposzione opere d’arte che adornavano i loro palazzi. Quattro di queste si ritrovano per la prima volta da allora. E forse ancora più significativo del Ritratto di Giovanna è l’Adorazione dei Re Magi, sempre del Ghirlandaio e ancora dello stesso maestro le Scene della Guerra di Troia che esaltano il concetto di eroismo nel mondo antico e al tempo stesso evidenziano gli ideali cristiani.
Nota al margine: nei mesi di luglio ed agosto, dal martedì al sabato, le esposizioni del Museo Thyssen sono vistabili sino alle ore 23. Un’occasione in più per chi si trovasse a passare dalle parti di Madrid.
STUDI TECNICI SUL RITRATTO DI GIOVANNA TORNABUONI
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