José Saramago, l’ultimo saluto

E’ morto a 87 anni lo scrittore Josè Saramago. L’unico premio Nobel che abbia scritto in lingua portoghese, ha lasciato questo mondo nella tarda mattinata [...]

E’ morto a 87 anni lo scrittore Josè Saramago. L’unico premio Nobel che abbia scritto in lingua portoghese, ha lasciato questo mondo nella tarda mattinata nella sua casa di Lanzarote, nelle isole Canarie. L’autore de “La zattera di pietra” è stato, prima ancora d’essere romanziere, un poeta.

Sempre attento a fondere le esigenze estetiche e sociali, Saramago era stato in Italia l’autunno scorso per presentare la sua ultima fatica “Il Quaderno”, libro che raccoglie i testi del suo blog. Dopo il rifiuto della casa Editrice Einaudi nel pubblicarlo (leggi articolo), è uscito per Bollati e Boringhieri con una prefazione di Umberto Eco.

L’ultimo post del blog di Saramago è datato ad oggi, estratto di un’intervista del 2008 intitolato “Pensar, pensar, pensar” e dove si legge “Credo che la società ora abbia bisogno di filosofia. La filosofia come spazio, luogo, metodo di riflettere, in cui poter rendere l’obiettivo ONU concreto, come la scienza, che Avanza …” Nato nel 1922 a Azinhaga, Ribatejo, a 100 chilometri da Lisbona; Saramago aveva tre anni quando la sua famiglia emigrò nella capitale in cerca di migliori fortune. Il futuro scrittore fu educato presso la biblioteca pubblica nel suo quartiere, mentre lavorava in fabbrica dopo aver lasciato la scuola per aiutare la famiglia a mantenersi. Storia di un’infanzia raccontata e ripresa in “Fuori terra” (1980) dove narra le avventure di generazioni di agricoltori. Era il suo primo romanzo, ma che ha segnò la sua prima consacrazione dopo il “Manuale di pittura e calligrafia” nel 1977. Libro che ruppe un silenzio di quasi 30 anni. Erano tanti gli anni passati dalla comparsa di “Terra del peccato“, il suo vero debutto che però non gli aveva portato un gran successo. In questi tre decenni, Saramago aveva lavorato come impiegato, era entrato nel partito comunista clandestino durante la dittatura di Salazar e scriveva come giornalista.

Con “Memoriale del convento“, nel 1982, e due anni dopo L’anno della morte di Ricardo Reis comincerà la consacrazione del grande scrittore. La sua attività diventa frenetica: fino alla sua morte è stato instancabile autore di romanzi, agende, giochi e persino del. Dopo la favola de “La zattera di pietra” (1986), in cui la Spagna e il Portogallo si staccano dal continente per andarsene a galleggiare sull’Atlantico, i successi s’inseguono “Lisbon Story” (1989), quindi “Il Vangelo secondo Gesù” (1991). La sua visione poco ortodossa del Messia alimenta una polemica che infuria quando il governo portoghese rifiuta di presentare il libro per il premio letterario europeo. Ferito, Saramago si stabilì a Lanzarote con Pilar del Río, la moglie. Nel 1998, il più alto riconoscimento letterario del mondo. Ancora controversie religiose nel 2009 per la pubblicazione di un romanzo ritenuto offensivo dalla gerarchia cattolica “Caino”. Mesi prima era stato coinvolto nel tafferuglio in Italia.

La pubblicazione nel 1995 di “Cecità”, storia di un’epidemia che rende ciechi per gli si trasformerà nel 2008 in un film interpretato da Julianne Moore. La linea rossa dei romanzi di Sarmago sono le riflessioni su consumismo, società di massa, sistema democratico o sull’idea della morte. Riflessioni sviscerate a volte attraverso un presupposto immaginario, il cosa accadrebbe se tutta la gente votasse scheda bianca, se non si morisse più o se due uomini identici s’incontrassero. Le risposte nella penna di un genio di questi tempi.

Intervista a Josè Saramago di Serena Dandini realizzata il 16 ottobre 2009

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